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Lettera dal fronte (pneumologia): ''Combattiamo con la stanchezza di 12 mesi di guerra e il nemico è più carogna di prima. Sembrava finita. Sembrava appunto''

A scrivere il dottor Spiridione della Lucia, pneumologo del San Martino di Belluno che da mesi ''combatte'' in prima linea. Il dottore usa metafore e allusioni ma è chiaro il tentativo di ricordare a tutti che non bisogna abbassare la guardia. ''Carissimo, dopo i primi assalti abbiamo capito che il nemico ha nuovi veleni, frutto di abili modifiche. Purtroppo mentre su altri fronti è stata mantenuto un qualche rigore, con maschere ed antidoti dati subito, qui no, non se siamo stati capaci''

Di Luca Pianesi - 04 April 2021 - 12:38

BELLUNO. ''Ora stiamo combattendo di nuovo, ma con la stanchezza di 12 mesi di guerra, una guerra che sembrava ormai sul punto di finire; sembrava appunto. Si sa cha a cantar vittoria troppo presto capita come a quello che voleva vendere la pelle dell’orso. (...) Siamo sotto un ennesimo assalto e il nemico è più carogna di prima''. Le ''lettere dal fronte'' arrivano direttamente dal reparto di pneumologia del San Martino di Belluno e vengono redatte, autografe, dal dottor Spiridione della Lucia, pneumologo della struttura che da mesi ''combatte'' in prima linea.

 

Qualcuno lo ha definito ''il poeta con il camice bianco'', sicuramente è stato un cronista discreto di quanto ogni giorno succedeva davanti ai suoi occhi, riportando con tatto e stile sui suoi canali social quanto stava accadendo in ospedale. Un modo per informare le persone, per sensibilizzarle, per far capire loro cosa ha significato questo dramma sanitario e cosa, purtroppo, ancora dignifica, in termini di dolore, sofferenza, morte. Informazione asciutta, a volte riportata in chiave metaforica (come in questa ''lettera dal fronte'') o poetica, fatta anche per quelli che da un anno a questa parte scrivono ''solo terrorismo mediatico'' o peggio: ''E' tutto inventato, lo fanno per controllarci''. I dati, in realtà, mostrano come nel Paese si sia di nuovo di fronte a un picco di ricoveri, il terzo da quando è scoppiata la pandemia come mostra il grafico Gimbe qui sotto (manca la prima ondata del marzo dell'anno scorso ma è evidente lo stato attuale dei fatti). 

 

 

Della Lucia nel suo ultimo post spiega come il ''nemico si è riorganizzato con nuove mimetiche che ci stanno creando grande preoccupazione qui al fronte'' facendo riferimento alle varianti e a come il Covid è mutato diventando più contagioso e capace di diffondersi in maniera più impattante anche tra i giovani e parallelamente c'è l'esasperazione della gente che, comprensibilmente, non ce la fa più e fatica a rispettare le regole mettendo in pericolo i sacrifici fatti fino ad oggi. ''Nel caos di questa nuova ondata - scrive il pneumologo - abbiamo dovuto serrare rapidamente le fila, mentre c’era chi già aveva pensato di smobilitare. Carissimo, dopo i primi assalti abbiamo capito che il nemico ha nuovi veleni, frutto di abili modifiche del nemico. Purtroppo mentre su altri fronti è stata mantenuto un qualche rigore, con maschere ed antidoti dati subito, qui no, non se siamo stati capaci''.

 

E ancora: ''A dirla fuori dai denti, noi siamo comunque gente poco propensa a farci comandare mentre altri, obbedendo agli ordini, hanno in gran parte risolto questa faccenda. Noi no, noi si continua con i “ se...ma...forse...non so...'' e intanto le forze nemiche hanno potuto organizzare un’ennesima controffensiva''. E quindi la riflessione amara: ''La trincea ti cambia la vita e anche la testa, caro don Piero. Dopo un po' si rischia di diventare troppo fragili o, peggio, insensibili, anestetizzati, tanto da non riconoscere più l’umano che c’è in noi. Troppe brutture schiacciano in basso, mentre si vorrebbe volare come le aquile che girano libere sopra di noi. Ci serviranno tutte le tue preghiere, caro don Piero, e anche di più per uscire da questo pantano. Tu fai la tua parte che noi non molleremo neanche stavolta, è una promessa''.

 

 

Ecco il testo integrale di quanto scritto dal dottor della Lucia (del quale avevamo già scritto a novembre quando aveva raccontato l'orrore della malattia per bocca di Tiziano)

 

LETTERE DAL FRONTE

al prete del paese

Caro don Piero,

ricordi la mia ultima lettera ?

era fin troppo facile pensare che fosse già finita !

Ci siamo sbagliati ancora,

si sono sbagliati ancora !

Siamo sotto un ennesimo assalto e il nemico è più carogna di prima.

Mentre discutevano quali fossero gli antidoti migliori a questi fetidi gas - quelli inglesi , russi o forse quelli americani - il nemico si è riorganizzato con nuove mimetiche che ci stanno creando grande preoccupazione qui al fronte .

“ Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur “

Ti ricorda qualcosa ?

La storia continua a non insegnarci niente !

Bisogna sempre finire col culo per terra.

Potrei aggiungere dall'alto della mia ignoranza che

“ Co le ciàcole no se vinze la guéra ! ”

Nel caos di questa nuova ondata, abbiamo dovuto serrare rapidamente le fila,mentre c’era chi già aveva pensato di smobilitare…

Carissimo, dopo i primi assalti abbiamo capito che il nemico ha nuovi veleni, frutto di abili modifiche del nemico.

Purtroppo mentre su altri fronti è stata mantenuto un qualche rigore, con maschere ed antidoti dati subito,

qui no, non se siamo stati capaci .

Ora stiamo combattendo di nuovo, ma con la stanchezza di 12 mesi di guerra,

una guerra che sembrava ormai sul punto di finire ; sembrava appunto...

si sa cha a cantar vittoria troppo presto...capita come a quello che voleva vendere la pelle dell’orso !

La battaglia più importante adesso è diventare immuni al gas, tutti, non solo noi al fronte, ma anche la gente che sta a valle, solo così il nemico perderà il suo pungiglione !

Questa nuova strategia prevede una quantità di antidoti che quassù non abbiamo e non hanno neanche al fronte orientale e occidentale ; sembra comunque che ora ci sia un reale problema di approvvigionamento e anche di coordinamento degli alleati su tutti i fronti.

A dirla fuori dai denti, noi siamo comunque gente poco propensa a farci comandare mentre altri, obbedendo agli ordini, hanno in gran parte risolto questa faccenda.

Noi no, noi si continua con i “ se...ma...forse...non so...“

e intanto le forze nemiche hanno potuto organizzare un’ennesima controffensiva.

Come ti dicevo, amico mio,

siamo tutti molto stanchi; la truppa è stata in gran parte sostituita da leve fresche ma inesperte e molti validi soldati sono andati altrove, lasciando qui un pezzo di loro.

Mi rincresce e mi addolora infinitamente doverti comunicare che i nostri due cappellani, Giovanni e Elio, sono rimasti uccisi mentre si dedicavano al sostegno spirituale dei nostri feriti.

In un momento di pausa sono stati centrati ferocemente da un cecchino che li teneva sotto tiro ...forse il bastardo aveva capito che erano un elemento importante di coesione per la truppa.

Aveva ragione !

Il vuoto lasciato dalla loro scomparsa è incolmabile ed il dolore insanabile.

Uomini così non nascono tutti i giorni !

Subito dopo c’è stato un momento molto duro con feriti gravissimi che abbiamo dovuto sottoporre a cure estreme, salvandone una gran parte, ma a caro prezzo.

Quando questi feriti rientrano in sè sono ancora sconvolti e vanno portati via rapidamente, via da questo Inferno !

Comunque noi siamo comandati qui e non abbiamo alternative che resistere ancora un volta,

superando lo sconforto dovuto alla stanchezza fisica e mentale e, scusami la franchezza, anche al senso di abbandono che talora proviamo, bloccati in questa trincea che per molti di noi è ormai l’unica casa.

La trincea ti cambia la vita e anche la testa, caro don Piero.

Dopo un pò si rischia di diventare troppo fragili o, peggio, insensibili,

anestetizzati, tanto da non riconoscere più l’umano che c’è in noi.

Troppe brutture schiacciano in basso, mentre si vorrebbe volare come le aquile che girano libere sopra di noi.

Ci serviranno tutte le tue preghiere, caro don Piero,

e anche di più

per uscire da questo pantano.

Tu fai la tua parte che noi non molleremo neanche stavolta, è una promessa !

Ti prego di fare visita a mia mamma e di abbracciarla da parte mia, come pure la mia cara sorella.

Ti porto nel cuore ...mi è di grande conforto.

Con la prossima spero di poterti dare finalmente qualche buona notizia.

Salvatore

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