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| 17 nov 2020 | 04:01

“Il mio patrigno è da giorni in alta intensità a Tione perché a Trento non c’era posto, ma ancora non risulta fra i positivi ufficiali perché non gli hanno mai fatto un test molecolare”

La denuncia: “Nessuno si è preoccupato del contact tracing e quando le condizioni si sono aggravate abbiamo dovuto insistere per farlo ricoverare, ora il mio patrigno respira grazie a un supporto”. La vicenda di un giovane trentino che sintetizza tutte le criticità di un sistema messo sotto pressione dalla pandemia

“Il mio patrigno è da giorni in alta intensità a Tione perché a Trento non c’era posto
di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Mia madre e il mio patrigno sono risultati positivi al Covid, ma quando abbiamo chiesto l’intervento di un’ambulanza perché il mio patrigno si è aggravato dal Pronto soccorso hanno cercato di dissuaderci chiedendo più volte se fosse davvero necessario, ora si trova in un reparto ad alta intensità dopo aver passato una giornata allucinante”. Questa la testimonianza di Davide Broll, 25enne originario di Pergine Valsugana che racconta una vicenda che stride inevitabilmente con la narrazione dei vertici provinciali che continuano a sottolineare come in Trentino sia tutto sotto controllo (Giancarlo Ruscittidirigente del Dipartimento salute e politiche sociali, ha spiegato che il 99% dei cittadini viene seguito in maniera accurata e puntuale).

 

Nei giorni scorsi era stato lo stesso direttore generale facente funzioni di Apss Pier Paolo Benetollo, ad ammettere: “La capacità di curare le persone anche a domicilio è sempre stata uno dei punti di forza del sistema sanitari trentino, per questo ospedalizziamo solo i malati gravi”. I dati del 16 novembre parlano di 418 ricoveri di cui 32 in terapia intensiva, numeri che Benetollo definisce “impressionanti, perché così tanti ricoveri per malattie infettive mettono in difficoltà un sistema che di norma ne accoglie una ventina”. Numeri importanti, tanto che l’Azienda sanitaria è già stata costretta a trasferire pazienti da Trento verso gli ospedali periferici, circostanza confermata sempre dal dirigente sanitario.

 

Così può capitare che un paziente di Pergine Valsugana si trovi trasferito a Tione, dopo aver passato un’intera giornata in attesa, all’interno dell’ospedale Santa Chiara di Trento. “Siamo riusciti a far ricoverare il mio patrigno solo grazie all’insistenza e alla determinazione del suo medico curante, senza di lei poteva accadere il peggio”, afferma Broll. “Tutto è iniziato 10 giorni fa quando mia madre e il mio patrigno sono risultati positivi al Covid, in poco tempo il mio patrigno si è aggravato al punto che abbiamo chiesto l’intervento del suo medico di base. La dottoressa si è resa subito conto della gravità della situazione ma quando ha chiesto l’intervento di un’ambulanza hanno cercato di dissuaderla. Penso che se un dottore mette a rischio la sua incolumità per visitare un paziente positivo trovo scandaloso che dal Pronto soccorso si tenti di dissuaderla”.

 

Ad ogni modo, grazie alla risolutezza della dottoressa, l’uomo (che ha circa 60 anni) viene trasferito a Trento. È stato ricoverato verso le 11 e gli esami hanno evidenziato una polmonite interstiziale. Riportato nella sala triage del Pronto soccorso con altri pazienti Covid, intorno alle 15 gli è stato comunicato che sarebbe stato ricoverato nel reparto di medicina ma che aveva 5 persone prima di lui che dovevano essere ricoverate per lo stesso motivo. Verso le 16 gli è stato detto che non appena avessero trovato un’ambulanza disponibile sarebbe stato stato trasferito a Tione, perché a Trento non c’erano più posti”.

 

L’ambulanza disponibile sarà trovata solo intorno alle 20, mentre il ricovero a Tione avverrà intorno alle 21: sono passate circa 10 ore da quando l’uomo è entrato in ospedale a Trento. “Le sue condizioni erano tali che i medici hanno dovuto attaccarlo a un sostegno respiratorio, e pensare che avevano tentato di dissuaderci dal ricoverarlo. Non voglio criticare i dottori e il personale sanitario che in questo momento stanno dando il massimo e sono certo che il mio patrigno non sia stato lasciato solo, ma queste non sono scene da Trentino”.

 

Broll piuttosto punta il dito sulla gravità della situazione che da molti non è percepita come tale. “La situazione che abbiamo dovuto vivere sulla nostra pelle è ben lontana dalla realtà che viene riferita in conferenza stampa. Nonostante fosse stato prescritto un tampone molecolare per qualche ragione mia madre è stata sottoposta a un tampone rapido, anche al mio patrigno è stato fatto il test antigenico. Ad oggi nessuno dei due risulta nei conteggi ufficiali, ma il mio patrigno respira grazie a un ventilatore a casco. Inoltre una volta risultati positivi nessuno si è preoccupato del tracciamento, non gli hanno nemmeno chiesto se fossero entrati in contatto con qualcuno, è stata mia madre di sua iniziativa ad avvisare le persone che avevano incontrato che spontaneamente si sono messe in isolamento”.

 

Le preoccupazioni del 25enne sono le stesse che accomunano buona parte della cittadinanza: “Credo ci sia un problema su come vengono narrate queste cose, è sbagliato sbandierare in continuazione che il Trentino è in zona gialla se la situazione è questa. In Alto Adige, un territorio che confina con il nostro, ci sono più contagi ma ho l’impressione che tenendo in considerazione anche i test antigenici i numeri non sarebbero poi così diversi, è inutile nascondersi dietro il fatto che si attendono disposizioni dal Governo quando altre Regioni come il Veneto comunicano questi dati tranquillamente. Continuare con questa retorica del ‘va tutto bene’ rischia di far precipitare la situazione fino a quando non sarà troppo tardi per intervenire e il sistema non scoppierà”.

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