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| 19 nov 2020 | 04:01

Coronavirus, un'insegnante: ''La mia mamma positiva al tampone antigenico, mai contattati. E in attesa dell'accertamento sarei potuta andare a lavorare. Ma quali sono criteri e garanzie?''

L'emergenza coronavirus mette chiaramente alle corde un intero sistema, ma emergono anche le storie di famiglie in fortissima difficoltà, che si sentono abbandonate e lasciate in balia degli eventi. "Solo il medico di famiglia non ci ha mai abbandonato, per il resto non abbiamo mai sentito nessuno. Penso alle difficoltà di tutte quelle persone che sono sole e che magari non vengono assistite adeguatamente"

Coronavirus, un'insegnante: La mia mamma positiva al tampone antigenico, mai contattati

TRENTO. Un'ora di telefonata prima che cadesse la linea senza riuscire a mettersi in collegamento con la Centrale Covid, giorni e numerosi tentativi inevitabilmente andati a vuoto. Ma anche l'assenza di indicazioni e la possibilità di andare a lavorare nel lasso di tempo che intercorre tra la prenotazione del tampone e l'esito del test. La gestione è praticamente ricaduta 24 ore su 24 sul medico di famiglia che risponde, anche su Whatsapp, in qualunque momento.

 

L'emergenza coronavirus mette chiaramente alle corde un intero sistema, ma emergono anche le storie di famiglie in fortissima difficoltà, che si sentono abbandonate e lasciate in balia degli eventi. Sono tante le segnalazioni di cittadini che si sentono abbandonati in questo momento di emergenza Covid-19 e la mancanza di indicazioni acuisce il disagio delle persone malate.

"La mia mamma ha accusato i primi malesseri il 5 novembre scorso, poi il giorno dopo è arrivata un po' di febbre. Così abbiamo subito chiamato il medico di famiglia che ha avviato l'iter per fare il tampone". Ci racconta un'insegnante 28enne di una scuola d'infanzia in Vallagarina. Un test fissato per il 10 novembre e poi risultato positivo dell'antigenico. In quel lasso di tempo di 4 giorni da protocollo sarebbe potuta andare al lavoro.

 

"Ma nell'incertezza e nell'attesa di conoscere il risultato del tampone - aggiunge l'insegnante - mi sono messa in auto-isolamento, il medico ha scritto un certificato e fortunatamente la direzione dell'asilo è stata molto disponibile e flessibile nel rimodulare l'organizzazione. Poi mi sono arrivate le indicazioni della quarantena quale contatto stretto a seguito della positività accertata, però prima sarei potuta andare a lavorare con il rischio di diffondere il virus all'interno della struttura".

 

Difficoltà che aumentano per le possibilità, quasi nulle, di raggiungere la Centrale Covid per chiedere informazioni e tutto ricade poi sulle spalle dei medici di famiglia. "Mi è stato poi spiegato che saremmo stati chiamati dagli operatori per tutti i chiarimenti e per definire i vari aspetti, ma a oggi nessuno si è fatto sentire. Impossibile poi mettersi in contatto direttamente per sapere come comportarsi, anche per eventuali urgenze. Mia mamma ha avuto 38,5 di febbre per una settimana e stanchezza diffusa, abbiamo acquistato un saturimetro per arrangiarci per quanto possibile: i valori non sono sempre semplici da leggere e per questo dobbiamo ringraziare il medico di base per l'enorme disponibilità, non si è mai tirato indietro qualunque fosse l'ora e possiamo solo immaginare il livello di stress di questo periodo per tutti i pazienti che segue e la confusione nella gestione".

 

"Capisco che gli operatori siano impegnati allo stremo e che il problema è quello che non sono messi nelle condizioni di poter lavorare al meglio - prosegue la giovane - ma nessuno si è mai fatto sentire in 9 giorni dall'esito del tampone e non riusciamo in nessun modo a metterci in contatto. Non sappiamo quando viene fissato il tampone di controllo e da venerdì 20 dovrei rientrare al lavoro. Posso anche aspettare il lunedì successivo e intanto restare in malattia, ma non ci si riesce a organizzare. Restare in isolamento non è facile ma vorrei poter rientrare con le dovute garanzie per gli altri, la tranquillità per non diventare un possibile vettore del virus a scuola tra bambini e colleghi". 

 

I dubbi sorgono a livello generale. "Rispettiamo le indicazioni di isolarci ulteriormente a casa - continua la 28enne - abbiamo due bagni, i miei genitori dormono separati, anche perché mio papà potrebbe essere a rischio. Mangiamo tutti in orari e separati, ma nessun familiare è mai stato contattato. Fortunatamente gli zii ci aiutano e ci lasciano la spesa fuori dalla porta e possono portare a termine alcune commissioni. Penso alle difficoltà di tutte quelle persone che sono sole e che magari non vengono assistite adeguatamente".

 

Nelle scorse settimane sono stati anche cambiati i criteri per definire le quarantene a scuola con gli istituti superiori passati in modalità didattica a distanza: un insegnante contagiato non comporta l'isolamento del gruppo e ci vogliono 2 alunni positivi accertati per procedere in dad con la classe. "Nessuno è però stato contattato. E mi chiedo come funziona se devono interessare tutte le famiglie e le varie strutture per disporre i vari provvedimenti. Tutto sembra un po' lasciato al caso", conclude l'insegnante. 

 

La struttura sanitaria è chiaramente sotto fortissima pressione. A fronte delle comunicazioni ufficiali che riportano i dati dei tamponi molecolari per quasi 3 mila casi attivi, ci sono anche tutte le positività trovate tramite test antigenico: numeri che triplicherebbero il contagio in Trentino. E' ormai, infatti, evidente che i positivi ormai si trovano sempre di più con gli antigenici (che in Trentino sono sempre di più visto che si eseguono anche nelle farmacie come da progetto pilota nazionale e ormai bastano per l'isolamento domiciliare non necessitando più del tempone di controllo) mentre i molecolari si usano sempre di più per cercare anche i negativi (quindi chi risulta positivo da antigenico non finisce in questi conteggi ma rientra come negativo e guarito al termine del ciclo grazie al molecolare).

 

Il dirigente del Dipartimento salute e politiche sociali ha rassicurato che tutto è solido: "Il 99% dei pazienti viene seguito in modo in maniera accurato e puntuale" (Qui articolo). E questa situazione rientra probabilmente in quell'1% per il quale anche l'Ordine dei medici corre in soccorso e mette a disposizione le unità per rafforzare la Centrale Covid e il sistema in generale in questa complicata situazione epidemiologica (Qui articolo). 

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