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Maestra contagiata ma nessuno si preoccupa del tracciamento: “La mia positività è come se non fosse esistita”

Dall’app Immuni che è resa inefficiente dalle procedure trentine al mancato tracciamento l’ennesima testimonianza che fa emergere le criticità del modello provinciale: “Dopo 48 ore ho ricevuto una telefonata dalla Centrale Covid in cui mi è stato chiesto di segnalare i nominatavi dei miei conviventi. Non mi è stato nemmeno chiesto dove lavoro”

Di Tiziano Grottolo - 13 January 2021 - 20:56

TRENTO. “Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, una frase che consoceranno bene tutti gli appassionati dei romanzi gialli ma che potrebbe essere utile anche per descrivere la situazione del Trentino per quanto riguarda la gestione della pandemia. Le segnalazioni sui malfunzionamenti così come le criticità non si contano, dalla gestione dei dati, alla scuola (articoli QUI, QUI e QUI), passando per il tracciamento. In tutto questo nessuno, né i vertici dell’Azienda sanitaria né tanto meno quelli provinciali si sono presi la responsabilità di ammettere che qualcosa non stia funzionando. Eppure come dimostra questa ennesima testimonianza ci sono dei problemi persino strutturali che non sono mai stati risolti.

 

Ho contratto il virus a fine dicembre – racconta a Il Dolomiti un’insegnante di Pergine – sono risultata positiva a un tampone antigenico, mi sarei aspettata almeno un tentativo di tracciamento dei miei possibili contatti, e invece niente. Dopo 48 ore ho ricevuto una telefonata dalla Centrale Covid in cui mi è stato chiesto di segnalare i nominatavi dei miei conviventi. Non mi è stato nemmeno chiesto dove lavoro”.  Eppure la professione della donna, oltre a esporla a rischi di contagio, dovrebbe essere considerata importante visto che insegna in una scuola trentina e ogni giorno è in stretto contatto con colleghi e diversi alunni. “A quel punto mi sono attivata almeno per segnalare la mia positività con l’app Immuni”. La donna ha avuto modo di parlare con un operatore di Immuni (che non è legato all’azienda sanitaria trentina) il quale le ha confermato che Trento è fra quelle Regioni (cinque sembrerebbe) dove è possibile avvalersi dell’app.

 

Peccato che alla donna, essendo stata sottoposta a un tampone antigenico, non è stato dato il codice necessario per l’attivazione dell’app Immuni (codice che può essere fornito solo dall’Apss). Un caso? Niente affatto perché quella trentina a quanto pare è una prassi: il codice arriva solamente dopo la positività riscontrata con il tampone molecolare. Qui entra in gioco un secondo problema, in Trentino buona parte dei positivi viene individuata con il tampone antigenico rapido, contrariamente a quanto accade nelle altre Regioni però, devono passare almeno 10 giorni prima di essere sottoposti a un tampone molecolare. A questo punto possono succedere due cose: o il molecolare risulta negativo e così non viene fornito nessun codice per attivare l’app (la persona inoltre “sparisce” dai contagi ufficiali), oppure se il molecolare risulta positivo il codice per Immuni viene fornito ma diventa praticamente inutile perché la persona era già da tempo in isolamento.

 

Di fatto l’app Immuni è resa praticamente inutile dalle procedure trentine, perché nella remota ipotesi che si riesca ad avere il codice la persona che è entrata in contatto con il positivo (e che quindi potrebbe essere stata contagiata) lo scoprirà troppo tardi, quando ormai avrà già maturato i sintomi o infettato altri soggetti. Come tutto questo possa essere compatibile con l’operatività e l’efficienza di Immuni è un mistero, eppure il dirigente del dipartimento salute e politiche sociali, Giancarlo Ruscitti, in ottobre, assicurava a Il Dolomiti che l’App funzionava regolarmente. Sono passati due mesi da allora e i problemi pare che non siano mai stati risolti e forse nemmeno affrontati.

 

“Per ora la mia positività è come se non fosse esistita – afferma sconsolata la maestra – a scuola ogni giorno vediamo bambini che si assentato e poi scopriamo che i genitori sono a casa positivi, ma nessuno dei piccoli verrà testato. Poi c’è Immuni che per le Regioni o Province che si affidano per scelta agli antigenici per trovare i positivi non ha nessuna utilità. Ho l’impressione che in Trentino non è che il tracciamento sia saltato è che proprio non venga considerato un’arma vincente per difendersi dal contagio”.

 

Ricapitolando l’unico tracciamento che è stato fatto con l’insegnante è stato chiederle i nominativi dei conviventi (che da regola devono mettersi in isolamento). Ma questo può considerarsi tracciamento? Basta questo per affermare che è stata condotta una regolare indagine epidemiologica? Da tempo il Trentino comunica all’Istituto superiore di sanità (che poi trasferisce i dati nel monitoraggio settimanale) che il “numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati” è pari al 100%. Cioè per ogni positivo sarebbe condotta un’accurata indagine. Il paradosso è che nel caso della maestra il Trentino non è ancora stato in grado di confermare la sua positività al Covid.

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