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Coronavirus, approvato il protocollo sull'asporto, ma i sindacati polemizzano: “Sull'uso dei guanti l'Apss va contro alle autorità nazionali”

La Provincia ha comunicato l'approvazione da parte del Comitato provinciale di coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro del protocollo sull'asporto, valido da domani. Si fissano così le linee guida per poter ripartire in sicurezza ma su un punto i sindacati non ci stanno: l'uso dei guanti. "L'Azienda sanitaria ha deciso di lasciare in vigore le stesse norme di prima sulle fasi di preparazione degli alimenti - hanno commentato - ciò va contro a quanto indicato dall'Iss"

Pubblicato il - 28 aprile 2020 - 18:40

TRENTO. E' stato approvato nel pomeriggio di oggi, martedì 28 aprile, dopo un confronto con le parti sociali interessate, il protocollo per le attività di ristorazione che effettuano asporto. Questo entrerà in vigore a partire dalla giornata di mercoledì 29 aprile, fissando delle linee guida da rispettare le norme e riprendere in sicurezza l'attività.

 

Il documento, elaborato dal Comitato provinciale di Coordinamento in materia di salute e sicurezza sul lavoro, presieduto dall'assessore allo Sviluppo economico e al Lavoro Achille Spinelli su delega dell'assessorato alla Salute (a cui compete la firma), è stato concordato con un gruppo di lavoro sulla ristorazione e si indirizza alle attività di ristorazione e artigianali abilitate che vendono cibo e bevande d'asporto sul territorio provinciale (bar, pub, ristoranti, pasticcerie, pizza al taglio, ambulanti di prodotti alimentari e bevande).

 

Queste le modalità operative:

-Addetti al servizio: “serve una rigorosa applicazione del principio di astensione dal lavoro del personale e degli addetti (compreso il titolare e i suoi familiari) che accusino sintomatologia compatibile con malattie trasmissibili con alimenti o sintomi simil-influenzali o comunque riconducibili ad infezioni Covid-19” (si ricordi che chi, affetto in maniera comprovata da Coronavirus, non può in nessun caso uscire di casa. Se trovato al di fuori del proprio domicilio rischia perfino il carcere per il reato di procurata epidemia);

-Sanificazione degli ambienti di lavoro: “si raccomanda di migliorare i servizi di igiene, un'attenzione speciale deve essere data alla pulizia come misura generale di prevenzione per l'epidemia da Coronavirus. La sanificazione di superfici che vengono spesso toccate – maniglie di porte e finestre, pulsanti, pulsantiere cassa, terminale bancomat, corrimano, interruttori, rubinetti, ecc. - dovrà essere particolarmente accurata, scrupolosa e frequente”;

-Gestione degli spogliatoi: “è necessario evitare l’affollamento attraverso un’idonea organizzazione dei turni per accedere agli spogliatoi o una diversa ripartizione/assegnazione degli spazi e applicando in modo puntuale le regole d’igiene elencate dal Ministero della Salute (decalogo), garantendo in particolar modo un adeguato distanziamento tra le persone”;

-Gestione del processo di consegna: “i clienti devono ordinare online o telefonicamente. In questa fase dovrà essere concordata con il cliente data e ora del ritiro. Il cliente andrà informato sulle regole stabilite per gli ingressi per il ritiro dei prodotti, in maniera che gli stessi avvengano per appuntamento, dilazionati nel tempo, allo scopo di evitare assembramenti all'esterno”;

-Produzione e preparazione degli alimenti: “la normativa europea in chiave di sicurezza degli alimenti è estremamente rigorosa nella garanzia della salute del consumatore rispetto alle malattie a trasmissione alimentare, incluse quelle causate da microrganismi quali virus e batteri. In un contesto di rapida evoluzione delle conoscenze quale quello dell’epidemia di Covid-19, è di fondamentale importanza per gli operatori del settore alimentare rafforzare le misure di igiene personale e di formazione igienica per ridurre il rischio di contaminazione delle superfici, incluse quelle degli alimenti e degli imballaggi. Deve inoltre essere assicurata la disponibilità di idonei quantitativi di sapone, guanti di tipo monouso, igienizzanti per le mani e materiali per l’asciugatura igienica per garantire il lavaggio frequente delle mani di tutto il personale”;

-Fasi di confezionamento: “gli alimenti da consegnare al cliente dovranno essere inseriti nelle confezioni/imballaggi negli spazi ove normalmente vengono preparati e dove il personale adotta buone prassi di igiene e di produzione come stabilito dal Piano di autocontrollo. Gli imballaggi dovranno essere idonei al contatto con alimenti e dovranno anch’essi essere custoditi all’interno della struttura in maniera igienica”;

-Fase di consegna e pagamento: “ Ciascun operatore del settore alimentare deve organizzare un percorso dedicato per l’accesso e il ritiro della merce. Sarebbe meglio differenziare, laddove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. Deve essere ben delimitato lo spazio per la consegna ed il pagamento; se il banco non garantisce la distanza di almeno un metro, dovranno essere installate barriere fisiche o, in alternativa, dovrà essere contrassegnata sul pavimento la distanza da mantenere. Va effettuata quale condizione ordinaria il mantenimento dell’apertura della porta di accesso. Dove possibile la consegna può essere effettuata anche all’esterno del locale. E’ necessaria l’igienizzazione delle mani da parte dei clienti, per questo deve essere messo a disposizione un dispenser da usare appena entrati e dopo il pagamento. All’interno della struttura può entrare un solo cliente per l’acquisto delle merce d’asporto e lo stesso deve trattenersi il tempo strettamente necessario alla consegna e al pagamento. Il personale addetto all’attività di asporto e che entra in contatto con il cliente, deve indossare la mascherina e impiegare guanti di tipo monouso. Non potranno essere fatte le degustazioni alimentari o assaggi sul posto. La consumazione è consentita solo presso la propria abitazione oppure presso il proprio luogo di lavoro. Si deve preferire il pagamento elettronico (es. POS mobile, Applicazioni telefoniche, bonifici, etc.), evitando di manipolare denaro contante”;

-Referente per il Covid-19: “al fine di supportare il datore di lavoro nella fase di riavvio dell’attività, è fortemente raccomandata all’interno della propria organizzazione, l’individuazione della figura del referente Covid-19”;

-Modalità operative obbligatorie per i clienti: “fermo restando i vincoli sulla mobilità (acquisti nel proprio comune o nel comune di prossimità se l’attività economica non è presente o nel tragitto casa-lavoro), nonché il vincolo di permanenza nel proprio domicilio di chi manifesta sintomi simil-influenzali o comunque riconducibili ad infezioni Covid-19, i consumatori nella fase di consegna dei prodotti devono indossare la mascherina e devono rispettare le disposizioni circa l’igienizzazione delle mani. L’ordinazione non potrà in alcun modo essere consumata sul posto. La consumazione è consentita solo presso la propria abitazione oppure presso il proprio luogo di lavoro. Al rientro a casa o sul posto di lavoro, il cliente dovrà avere cura di non appoggiare le borse e contenitori utilizzate per il trasporto dei prodotti su superfici con cui verranno in contatto alimenti. Prima di riporre il cibo è necessario lavare accuratamente le mani”.

 

Le norme, concordate tra Provincia, Azienda sanitaria e sindacati, paiono però non aver soddisfatto del tutto questi ultimi, critici su un punto che a loro modo di vedere è stato rigettato dagli organi sanitari. “Abbiamo chiesto che anche in Trentino venisse previsto quanto è indicato dall'Istituto superiore della Sanità – hanno denunciato in una nota – e cioè l'utilizzo dei guanti ad uso alimentare in tutte le fasi. Non c'è alcune ragione per non prevedere anche sul nostro territorio una misura che l'Iss ritiene utile per ridurre la possibilità di diffusione del virus”.

 

A detta dei sindacati, però, l'Azienda sanitaria avrebbe ritenuto di limitare l'uso dei guanti nelle cucine e nei laboratori alle occasioni già previste nelle procedure aziendale precedentemente alla diffusione del Coronavirus. “Non è una questione di pura formalità, ma di sostanza e che ci vede impegnati nel chiedere che anche nella nostra provincia, in tutti i settori, siano rispettate le procedure di cautela e contenimento indicati anche dagli esperti nazionali – hanno affermato Manuela Faggioni della Cgil, Milena Sega della Cisl e Gianni Tomasi della Uil – come continuiamo a ribadire non siamo disposti ad accettare passi in avanti sulle aperture che non siano supportate da una seria analisi scientifica sui dati relativi all'andamento dei contagi e della trasmissibilità del virus. Il rischio è quello di dover tornare indietro con conseguenze ancora peggiori”.

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