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Coronavirus, c'è il protocollo nazionale sulla ristorazione e balla 1 metro tra le disposizioni trentine e quelle di Inail. Ogni cliente deve disporre di 4 metri quadrati

Intanto la discussione sulle linee guida per gli alberghi si è arenata, Confcommercio ha lasciato il tavolo, mentre l'Azienda provinciale per i servizi sanitari si è mostrata cauta: difficilmente intende ammorbidire una posizione assunta da Inail. La Provincia cerca di capire come allineare e armonizzare le indicazioni al territorio

Di Luca Andreazza - 12 maggio 2020 - 22:11

TRENTO. Balla un metro tra il protocollo di sicurezza nazionale e quello provinciale per fronteggiare la fase 2 dell'emergenza coronavirus, quella della ripresa delle attività produttive. Sono diverse le sfumature e le differenze tra i due dispositivi. Intanto la discussione sulle linee guida per gli alberghi si è arenata, Confcommercio avrebbe lasciato il tavolo, mentre l'Azienda provinciale per i servizi sanitari si sarebbe mostrata cauta: difficilmente intende ammorbidire una posizione assunta da Inail. In gioco c'è tanto. Intanto sui lavori ancora aperti la Pat prende tempo e attende i provvedimenti romani, mentre su quanto già pronto cerca di trovare un punto di equilibrio

 

Intanto in Trentino ci sono già alcune date. Da venerdì può ripartire il commercio al dettaglio, mentre da lunedì 18 maggio semaforo verde per ristoranti e bar, parrucchieri e centri estetici. "Dobbiamo rispettare una certa programmazione - dice il presidente Maurizio Fugatti - in alcuni casi, come per le libertà personali, siamo arrivati dopo altri e questo lo sappiamo, crediamo però in un approccio graduale".

 

La materia è comunque complessa. "Si devono rispettare le regole - aggiunge il governatore - ci saranno alcune problematiche e questioni tecniche che non riusciremo a sciogliere completamente subito e ci vuole pazienza". Il primo nodo è quello di armonizzare le linee guida nazionali, vidimate da Inail, a quelle provinciali, che invece non ha visto l'ente per il lavoro seduto al tavolo fino alla fine.

 

"Le regole nazionali sembrano più stringenti - spiega Fugatti - cerchiamo di interpretarle per mettere gli imprenditori nelle condizioni di lavorare. I protocolli devono garantire sicurezza e salute a clienti, imprenditori e lavoratori, ma deve essere reso più consono possibile per permettere la gestione dell'attività".

 

Parte del lavoro è fatto, ma la ripartenza è imminente e quindi diventa altrettanto fondamentale trovare una quadra sulle regole perché in questo momento ci sono alcune differenze, anche importanti. E la speranza è quella che l'interpretazione della Provincia sia migliore rispetto a quella avvenuta nel caso delle visite alle Rsa, più morbide piazza Dante, più stringenti quelle di Roma e tensione altissima tra settore e amministrazione pubblica.

 

 

Anche perché la responsabilità poi resta in capo agli imprenditori. Difficile prevedere scostamenti dell'Inail territoriale dalle indicazioni nazionali, anche se piazza Dante dovrebbe quantomeno cercare di riportare al tavolo trentino l'ente per vidimare il protocollo provinciale, altrimenti i margini d'errore e i rischi sanzioni nelle migliori delle ipotesi diventano alti in caso di controversia. Resta comunque la sensazione di aver affrettato i tempi per pubblicare alcuni protocolli senza molta visione e il risultato è quello della confusione. Adesso si deve correre ai ripari. 

 

C'è un metro di differenza tra le distanze nazionali e quelle provinciali. Il protocollo trentino prevede che sia "necessario - si legge nella disposizione provinciale - individuare delle misure organizzative affinché venga rispettata la distanza di sicurezza di almeno 1 metro (percorsi, accessi e limitazione degli spazi comuni, segnaletica)", ma anche " Nelle sale da pranzo, nei ristoranti e nei bar i tavoli dovranno essere posizionati in modo che la distanza tra il dorso di una sedia e il dorso dell’altra sedia, sia maggiore di 1 metro e che i clienti che sono rivolti l’uno verso l’altro siano distanziati da almeno 1 metro, anche lateralmente. Opportuno utilizzare posti a sedere sfalsati. Il distanziamento allo stesso tavolo non è necessario se i clienti sono conviventi".

 

Il layout dei locali di ristorazione andrebbe quindi rivisto "con una rimodulazione dei tavoli e dei posti a sedere - si legge nel protocollo nazionale - garantendo il distanziamento tra i tavoli – anche in considerazione dello spazio di movimento del personale – non inferiore a 2 metri e garantendo comunque tra i clienti durante il pasto (che necessariamente avviene senza mascherina), una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone, anche inclusa la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie, ecc.; anche mediante specifiche misure di contenimento e mitigazione".

 

Un altro punto saliente è quello della capienza predeterminata imposta dal piano nazionale, se non si ricorre alle barriere divisorie. "Le sedute dovranno essere disposte in maniera da garantire un distanziamento fra i clienti adeguato, anche per le motivazioni in precedenza riportate e tenendo presente che non è possibile predeterminare l’appartenenza a nuclei in coabitazione. In ogni caso, va definito un limite massimo di capienza predeterminato, prevedendo uno spazio che di norma dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie".

 

Le mascherine per il personale di sala sono obbligatorie in entrambi i protocolli, ma a livello nazionale viene disposto di indossare anche i guanti. I buffet e i "menù vecchia scuola" sono praticamente messi al bando da Roma, già più possibilista il Trentino, ovviamente seguendo determinate precauzioni. 

 

"Il fatto che Inail non abbia partecipato ai nostri tavoli - commenta l'assessore Achille Spinelli - rischia di mettere i nostri imprenditori in una posizione scomoda qualora non si fossero rispettate le distanze imposte a livello nazionale. Sappiamo che la responsabilità è in capo al datore di lavoro e cercheremo di approfondire ulteriormente le diverse casistiche. Per questo daremo indicazione ai nostri tavoli di lavorare nella direzione di integrare le linee nazionali, disponendo in modo più specifico per conto nostro. Ovviamente andando tutti nella direzione di un recupero delle attività, ma in piena sicurezza di lavoratori e cittadini".

 

 

 

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