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Coronavirus, Fugatti vuole seguire Kompatscher ma la curva del contagio è molto diversa. Trentino tra i territori più indietro d'Italia

L'Italia e il Trentino devono ripartire dopo due mesi di lockdown che ora mettono a rischio la sostenibilità delle misure e la necessità delle persone di riacquistare la libertà. Anche l'Ordine dei medici di Trento ha rimarcato la necessità di uscire dalla paura per iniziare a convivere con il coronavirus in questa fase 2, ma per evidenziare serve una strategia chiara e seria. Le analisi mostrano un Trentino in controtendenza rispetto al nazionale

Di Luca Andreazza - 28 aprile 2020 - 14:36

TRENTO. "Questa mattina alla conferenza dei capigruppo in Consiglio provinciale ho chiesto di fare una procedura accelerata e un rinforzo legislativo per consentire di agire subito e meglio sul tema delle riaperture di determinate attività economiche", queste le parole del presidente Maurizio Fugatti che potrebbe seguire le orme del governatore altoatesino Arno Kompatscher nella gestione dell'emergenza Covid-19 pur essendo al governo di un territorio che viene considerato a livello italiano tra i più critici e fuori dalla lista delle regioni considerate a basso contagio, come emerge anche da un'analisi nella trasmissione "L'Aria che tira" su La7.

L'Italia e il Trentino devono ripartire dopo due mesi di lockdown che ora mettono a rischio la sostenibilità delle misure e la necessità delle persone di riacquistare la libertà. Questo è evidente. Anche l'Ordine dei medici di Trento ha rimarcato la necessità di uscire dalla paura per iniziare a convivere con il coronavirus in questa fase 2, ma per evidenziare serve una strategia chiara e seria. I dispositivi di protezione individuale e il distanziamento sociale da soli non possono bastare (Qui articolo).

 

La nostra provincia in questa battaglia a Covid-19 è sempre sembrata in ritardo sulle decisioni e la situazione epidemiologica è ancora molto fluida: i tassi di contagio e mortalità sono tra i peggiori in Italia. Nell'ultima settimana l'evoluzione dei nuovi positivi si è mantenuto sopra la media nazionale, come riportato anche da Youtrend nell'analisi dei dati della Protezione civile evidenzia un quadro alto insieme a Piemonte e Liguria per quanto riguarda il Nord, AbruzzoPuglia Sicilia se si considera tutto lo Stivale (Qui articolo).

Se il ministro per gli affari regionali e le autonomie, Francesco Boccia, ha cercato di frenare le istanze delle diverse aree che vorrebbero avviare i motori delle attività produttive quanto prima: nessuna fuga in avanti, niente Regioni in ordine sparso e sostanzialmente chi sbaglia si assumerà la responsabilità dell'aggravamento della condizione sanitaria del proprio territorio. A livello nazionale si lavora ai campanelli d'allarme, la circolare del ministero della Salute richiede che le Regioni siano obbligate a comunicare all'Iss ogni settimana se crescono i contagi, il numero dei tamponi e quanti sono i posti letto liberi negli ospedali.

 

In realtà, quindi, ci sarebbero margini di manovra e aperture per anticipare per quanto possibile, in modo comunque strutturato e unitario, una ripartenza graduale del tessuto imprenditoriale, ma cum grano salis: ci si deve permettere questo passaggio in base alla epidemiologia locale. Anticipare i tempi e poi dover tornare indietro potrebbe essere fatale e comportare più problemi che benefici. Ci si può anche lamentare con Roma, provare a scaricare le responsabilità sul governo ma alla fine ogni territorio è artefice del proprio destino.

 

Un'analisi arriva, infatti, dalla trasmissione "L'Aria che tira" condotta da Myrta Merlino con ospite l'infettivologo Matteo Bassetti. Il Trentino non appare tra le Regioni che possono permettersi una ripartenza più agile: le regioni che possono pensarci sono Lazio, Friuli Venezia Giulia e Toscana, Sicilia, Campania e Marche, Abruzzo, Bolzano, Puglia e Calabria, Aosta, Sardegna, Umbria, Basilicata e Molise che presentano dati sotto i 100 casi.

Il presidente della provincia altoatesina si è mostrato innervosito per il piano del governo sul tema aperture, avrebbe voluto maggiore autonomia gestionale. D'altronde la curva epidemiologia a Bolzano sembra rassicurante e il dato del contagio si attesta mediamente tra 0,5% e 2% dei tamponi analizzati. Insomma, può permettersi di ripartire.

 

Nel frattempo sono arrivate diverse reazioni delle Regioni, così come a livello nazionale con la senatrice trentina Donatella Conzatti e l'ex premier Matteo Renzi. Molte le critiche per le caute disposizioni che emergono dall'ultimo Decreto del presidente del Consiglio dei ministri, quello che prevede la fase 2 in partenza da lunedì 4 maggio (Qui articolo).

 

E l'idea altoatesina è quella della linea dura e il rischio rottura sull'asse Bolzano-Roma. "Nessuna collaborazione se il governo non ci permette di predisporre un nostro piano per la fase 2: difendiamo l'autonomia'', la linea dell'Svp (Qui articolo). Anche il presidente Fugatti si è mostrato deluso per il piano nazionale, ma almeno nella giornata di ieri non ha potuto battere i pugni sul tavolo: la situazione sul territorio provinciale è complessa e lunedì 27 aprile sono stati registrati 98 nuovi casi per un rapporto contagio/tampone al 9%.

 

Oggi Fugatti è ritornato sul tema in Consiglio provinciale per provare a delineare quello che potrebbe essere l'iter del Trentino. "Ho anche spiegato ai capigruppo che venerdì scorso, analizzando le dinamiche di predisposizione del Dpcm di cui il presidente Conte ha dato alcune anticipazioni l'altra sera, la Giunta ha inserito nella proposta di legge l'articolo 29 che rimarca la volontà di prevedere una norma specifica sulle possibili riaperture di determinate attività, fermo restando il rispetto delle prescrizioni igienico sanitarie".

 

Un'ipotesi di allentare le restrizioni che, però, deve tenere conto della situazione epidemiologia sul territorio. "Ho informato il governatore altoatesino Arno Kompatscher che farà un iter analogo in provincia di Bolzano - aggiunge Fugatti - anche se bisogna correttamente dirsi che la situazione contagi fra le due province è differente. Ma è bene poter disporre di uno strumento normativo che possa essere utile qualora i dati confermassero la stabilizzazione del contagio per la quale stiamo continuamente lavorando". A fronte di annunci e proclami, le mani in questo momento sembrano legate, il contagio deve scendere per poter alzare la voce.

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