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Coronavirus, in molti le invocano ma la Pat esclude nuove restrizioni. I sindacati: "Fugatti non abdichi all'autonomia e prenda misure rapide e decise"

Nonostante i dati ancora alti del contagio (il Trentino guida la classifica nazionale per le ospedalizzazioni), il presidente Fugatti ha escluso nuove restrizioni. In molti invece le invocano. I sindacati: "Sbagliato escluderle visto il livello di circolazione del virus"

Di Davide Leveghi - 10 gennaio 2021 - 18:08

TRENTO. “Sbaglia il presidente Fugatti a escludere a priori la necessità di adottare misure più restrittive alla mobilità delle persone e un irrigidimento del distanziamento fisico. Il virus circola ancora in modo sostenuto in tutta Europa e anche in Trentino”. Mentre la situazione Coronavirus in Trentino registra numeri ancora alti, da parte del comitato scientifico nazionale è arrivata la conferma della “zona gialla”. Nella settimana a venire, la provincia di Trento verrà dunque interessata da misure restrittive più leggere rispetto ad altre regioni, come ad esempio il vicino Veneto.

 

Tale notizia ha trovato un riscontro positivo da parte del presidente della Provincia Maurizio Fugatti, che nelle diverse conferenze stampa di questi giorni si è detto soddisfatto a fronte comunque di una situazione in continua evoluzione. Di un elemento, però, il governatore leghista si è detto preoccupato: il Trentino registra i peggiori dati a livello nazionale sul fronte delle ospedalizzazioni.

 

Questa circostanza ha destato inquietudine in molti, e non manca chi invoca maggiori limitazioni in modo tale da poter maggiormente tenere sotto controllo la circolazione del virus. Tra questi ci sono i sindacati, che in una nota dei tre segretari provinciali hanno chiesto di adottare tempestive e severe misure. “Come testimoniato recentemente dagli esperti dell'Istituto superiore di sanità e dagli studiosi di Fbk il virus circola ancora in modo sostenuto in Italia. In Trentino poi il tasso di diffusione è prossimo a 1 e in costante crescita, mentre il numero dei ricoveri in terapia intensiva e sub-intensiva non accenna a calare e la conta dei deceduti continua a salire di giorno in giorno, avvicinandosi rapidamente a 110 morti per Covid-19”.

 

“Il tutto – proseguono Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil) – senza tenere conto delle conseguenze ancora non misurabili del rallentamento delle attività di cura nei confronti di malati cronica e di pazienti che soffrono di patologie non Covid. I numeri restano quindi allarmanti visto che le strutture ospedaliere e il personale sanitario sono costantemente sotto pressione ormai da mesi senza un attimo di respiro”.

 

Secondo il monitoraggio svolto dal comitato scientifico e presentato nel report settimanale dell'Iss, infatti, la provincia di Trento non solo si pone “in testa” a livello nazionale per quanto riguarda occupazione dei posti letto in area medica e in terapia intensiva, ma se mantenesse tale situazione nell'incidenza del contagio rischierebbe in 30 giorni di arrivare alla saturazione degli stessi, specie per quanto riguarda i normali ricoveri.

 

Rispetto a questo scenario, una ricerca svolta dai ricercatori di Fondazione Bruno Kessler, Istituto superiore di sanità e Inail (citata anche nella nota dei sindacati) contribuisce a rendere più fosche le tinte. Analizzando i dati della prima ondata, è infatti emerso come allentare le restrizioni a fronte di un indice Rt minore a 1 (in questo momento quello del Trentino si attesta a 0.85) ma con un'incidenza ancora alta (in questo momento quella del Trentino è di 128.4 positivi ogni 100mila abitanti) rischi di portare ad una circolazione maggiore del virus.

 

“La situazione – scrivono i sindacati – resta grave e con la ripresa delle scuole in presenza il rischio reale è che aumenti la diffusione del virus come testimoniato da Stefano Merler di Fbk, mentre i vaccini potranno avere un effetto tangibile sulla diffusione del Sars-CoV-2 solo in tarda primavera. Oggi più che mai l'unica strategia per contenere il contagio resta la riduzione della mobilità delle persone e il distanziamento. Il rispetto dei protocolli non bastano, lo sanno bene i tecnici della sanità pubblica, per questo escludere nuove restrizioni è del tutto sbagliato”.

 

Da parte sua, il presidente Fugatti ha ribadito più volte che nuove restrizioni vanno escluse se la colorazione della provincia è “gialla”. “Non valutiamo eventuali restrizioni, francamente veniamo da 20 giorni di zona rossa: i contagi non calano e le terapia intensive non diminuiscono. Pensare a ulteriori restrizioni autonome mi sembra difficile”, aveva dichiarato nel punto stampa di venerdì 8 gennaio, a margine proprio della decisione del Cts.

 

Decisamente d'altro avviso le sigle sindacali, che concludono: “Chiediamo al presidente Fugatti di non abdicare alle prerogative che l'autonomia assegna a chi governa il Trentino e come già fatto da alcuni altri governatori di regioni a statuto ordinario individuare misure mirate ma rapide per contenere il contagio, evitando nuovi morti e il definitivo sovraccarico del sistema sanitario con le gravi conseguenze, economiche e sociali che questo comporterebbe”.

 

I dati di sabato 9 gennaio (comunicati nella giornata di domenica 10) registrano nondimeno dei numeri ancora alti. L'indice contagi/tamponi è al 7,7%, i nuovi positivi 227 e i morti 7, con i ricoveri che sono tornati a salire attestandosi a 389 posti letto occupati in area medica e 46 in terapia intensiva.

 

Rispetto alla manifestazione indetta dai “grembiuli bianchi” per la giornata di lunedì – per cui si attende un corteo di auto per le vie di Trento – il presidente non ha mancato di esprimere la propria solidarietà, sia in conferenza stampa che via social. “Credo sia legittima la protesta delle categorie economiche, tanto più giustificata dai limitati ristori ad oggi ricevuti. Le chiusure non colpiscono solo gli imprenditori ma anche i dipendenti, i fornitori e tutti coloro che ruotano attorno alle attività economiche colpite. Non aiuta inoltre questo continuo alternarsi giornaliero tra zona gialla, arancione e rossa”.

 

Come amministrazione provinciale siamo al fianco di queste categorie e chiederemo nelle interlocuzioni che avremo nei prossimi giorni con il governo di dare continuità alle regole, mantenendo quindi la zona gialla per tutta la settimana”, ha concluso. Anche dalle opposizioni è arrivata solidarietà ai ristoratori, con il Patt che invoca però un esercizio più attivo dell'autonomia. “E' giusto che i ristoratori richiamino fortemente anche il governo provinciale ad esercitare fino in fondo la nostra autonomia speciale – hanno scritto in una nota i consiglieri provinciali Ugo Rossi, Michele Dallapiccola e Paola Demagri – fino ad ora infatti solo parole e nessun atto concreto da parte del governo leghista per questo settore”.

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