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Coronavirus, ospedali tutti occupati in Trentino entro 30 giorni: lo scenario dell'Iss. Per Trento proiezione peggiore del Paese

Secondo i grafici illustrati dall'Istituto superiore di sanità nel monitoraggio settimanale, il rischio che nei prossimi 30 giorni gli ospedali trentini arrivino al limite è concreto. "Stante la situazione attuale, c'è un 50% di possibilità che ciò avvenga", ha detto Silvio Brusaferro

Di Davide Leveghi - 09 gennaio 2021 - 10:33

TRENTO. Quanto gli ospedali trentini siano sotto pressione non è certo una novità. Da mesi le strutture ospedaliere provinciali soffrono un ingresso copioso di pazienti che necessitano cure a causa del Covid-19, nonostante per larghi tratti – come noi de il Dolomiti abbiamo fatto notare più volte – i dati dei contagi comunicati a Roma fossero piuttosto bassi.

 

Nel giorno in cui il Comitato scientifico ha effettuato la prima classificazione per colori del 2021, con misure in vigore a partire da lunedì 11 gennaio (il fine settimana sarà infatti “arancione” su tutto il territorio nazionale), nel monitoraggio svolto dall'Istituto superiore di sanità emerge ciò che da settimane viene evidenziato con forza dalle organizzazioni di medici e non solo. In Trentino il livello di ospedalizzazioni è decisamente alto.

 

Non solo, infatti, le soglie di occupazione del 40% in area medica e del 30% per la terapia intensiva sono state ampiamente superate. Il rischio trascende la semplice situazione d'allerta, non escludendo affatto la saturazione degli ospedali. Nel monitoraggio settimanale presentato alla stampa dai membri del comitato scientifico, una tabella mostra quanto sia alto il rischio in provincia di Trento. Con un'occupazione al 51% per le terapie intensive e al 59% per i normali letti d'ospedale, la proiezione sui 30 giorni mostra un 50% di possibilità - “Stante la situazione attuale”, specifica il commissario straordinario dell'Iss Silvio Brusaferrodi raggiungere la saturazione dell'area medica e quasi il 90% di occupazione dell'area critica.

 


 

Numeri impressionanti, dunque, in un quadro nazionale “leggermente sotto le soglie” ma di un “margine risicato”. A fronte delle riaperture previste (il Trentino è stato dichiarato “zona gialla”), con le scuole superiori che hanno ripreso al 50% in presenza, all'orizzonte si accumulano nubi decisamente scure.

 

Non tanto meglio se la passa la provincia di Bolzano, secondo territorio a rischio nelle proiezioni sui 30 giorni per quanto riguarda i livelli di ospedalizzazione e quarto a livello nazionale per per le proiezioni sui 30 giorni per le terapie intensive. Ma quanto è tangibile il rischio di un peggioramento rapido?

 

Secondo una ricerca svolta da Inail, Iss e Fbk sui dati della prima ondata (QUI l'articolo), allentare le restrizioni con un Rt al di sotto dell'1 ma un'incidenza ancora alta può portare ad un aumento dei casi piuttosto rapido. La riapertura delle scuole per gli studenti al di sopra dei 14 anni e dei contatti sociali moltiplica il rischio più di quanto non lo facciano il ritorno dei lavoratori in presenza o la didattica in classe degli alunni al di sotto dei 14 anni, tendenzialmente meno esposti al contagio.

 

Il Trentino, in questo momento, ha un indice Rt allo 0.8 e un'incidenza al 128.4 su 100mila abitanti (l'Alto Adige un Rt lievemente più alto, allo 0.91, e un'incidenza al 231.36 su 100mila abitanti). Condizioni dunque che “soddisfano” i prerequisiti dello studio in questione e che dovrebbero far preoccupare non poco le autorità politiche e sanitarie.

 

Nella giornata di venerdì 8 gennaio, in provincia di Trento si sono registrati 287 nuovi positivi, con una situazione negli ospedali che vede 401 letti occupati, di cui 46 in area critica. Ciononostante, si continua a considerare possibile l'apertura della stagione sciistica, sebbene dal mondo medico l'invito sia di evitarlo. “Comprendiamo le esigenze economiche e sociali – ha detto al nostro giornale il direttore medico degli ospedali della Val di Fiemme e della Valsugana Pierantonio Scappini – ma pochi incidenti potrebbero mandare il sistema al collasso”.

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