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| 28 apr 2020 | 10:27

Coronavirus, chiese riaperte dal 30 aprile. L'arcidiocesi: "Nessuna celebrazione, solo preghiera individuale. Ingressi contingentati"

L'arcidiocesi di Trento ha concordato con le autorità politiche e sanitarie la riaperture delle chiese chiuse dal 18 marzo. Sarà possibile solamente la preghiera individuale mentre le funzioni collettive rimangono vietate. Tra le misure di sicurezza, poi, vi saranno l'obbligo di igienizzarsi le mani, di indossare la mascherina e di entrare in maniera contingentata

Coronavirus, chiese riaperte dal 30 aprile
di Davide Leveghi

TRENTO.”La diocesi di Trento si attiene agli accordi a livello nazionali discussi tra il governo e la Cei, aprendo alle celebrazioni laddove questo venga permesso. Per la riapertura delle chiese, invece, bisognerà attendere il 30 di aprile”.

 

Dopo il battibecco cominciato domenica a seguito delle comunicazioni del nuovo Dpcm sulla Fase 2 da parte del premier Giuseppe Conte, che aveva visto la Cei insorgere per l'incertezza sulla riapertura delle chiese e la messa in discussione della libertà di culto, da Palazzo Chigi è arrivato un parziale dietrofront: le celebrazioni potrebbero ricominciare, nel rispetto delle norme di sicurezza, a partire da circa metà maggio. Sul giorno preciso, infatti, si discute ancora, con i vescovi decisi a ottenere la data simbolica di domenica 10 maggio – per ripartire immediatamente con il giorno sacro dei cristiani – e l'esecutivo più cauto, indirizzato verso un inizio meno problematico come lunedì 11 maggio 2020.

 

A calmare gli animi, d'altronde, era intervenuto persino papa Francesco, chiedendo obbedienza nei confronti delle disposizioni del potere politico e cautela verso una riapertura non troppo affrettata. “In questo tempo in cui si ricomincia ad avere disposizioni per uscire dalla quarantena – ha esortato durante una celebrazione a Casa Santa Marta – preghiamo perché il Signore dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni”.

 

L'età dei fedeli, gli automatici assembramenti nelle strutture religiose, il funzionamento dei sacramenti e della ritualità cattolica – a inizio marzo si era vietato il “segno della pace” – presentano infatti una serie di questioni di non facile soluzione, tra chi ancora procede con prudenza e chi invece considera leso il diritto di culto (si consideri in realtà che tutte le cerimonie religiose, di tutte le professioni, sono per ora sospese).

 

Sotto questo aspetto l'arcidiocesi di Trento pare aver colto l'indicazione di Francesco. “Ricordiamo – spiegano dall'arcidiocesi – che il vescovo Lauro Tisi aveva chiuso le strutture già il 18 marzo, prendendo misure stringenti per evitare la diffusione dell'epidemia. Le celebrazioni, invece, erano già state sospese a partire dal 7 di marzo. Dal 30 aprile riapriranno le Chiese per la sola preghiera personale, nel rispetto comunque delle norme di sicurezza”.

 

In una nota proveniente dal vescovado vengono illustrate le suddette norme: chiese aperte solo per la preghiera personale, divieto di qualsiasi forma di preghiera comunitarie e di qualsiasi convocazione dei fedeli. Dopo un confronto con le autorità politiche e sanitarie, l'arcivescovo Lauro Tisi ha infatti disposto che non tutte le strutture vengano riaperte da giovedì 30 aprile. Solo quelle più spaziose offriranno in determinati orari la possibilità ai fedeli di accedere, a patto che si igienizzino le mani all'entrata e all'uscita della chiesa, si indossi la mascherina e si rispettino le distanze interpersonali di almeno un metro.

 

Al centro dell'attenzione, anche di questa prudente e graduale riapertura dei luoghi di culto c'è la paura del contagio. Per questo le acquasantiere rimarranno vuote mentre negli orari in cui si garantirà l'apertura ogni parroco avrà il compito di garantire la presenza all'uscio della struttura religiosa di una persona che verifichi il rispetto delle prescrizioni.

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