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Coronavirus, ci sono 3 sanitari in terapia intensiva. Bordon: “Si tratta di un giovane infermiere, un medico e una persona andata in pensione di recente”

La dottoressa Trimarchi positiva dopo aver eseguito un tampone su un paziente, Bordon: “Era stata munita dei dispositivi di protezione, cosa sia successo poi non lo sappiamo, ma il suo contagio è sicuramente riconducibile a quel tipo di esposizione”. Il “fronte caldo” delle Rsa, dall’inizio dell’epidemia registrati 634 contagi e 59 decessi, Parolari: “Non abbandoneremo mai i nostri anziani”

Di Tiziano Grottolo - 01 April 2020 - 20:27

TRENTO. Dopo le rassicurazioni arrivate nei giorni scorsi si aggravano le condizioni di alcuni sanitari che hanno contratto il coronavirus e per i quali si è reso necessario il ricovero in terapia intensiva. Come confermato dal direttore generale di Apss, Paolo Bordon, si tratta di un giovane infermiere di Apsp, un medico di medicina generale definito “abbastanza giovane” e un altro medico andato in pensione di recente, dipendente di Apss. “Confidiamo che il trattamento e il decorso della loro malattia sia il più favorevole possibile”, ha affermato il direttore generale di Apss.  

 

Dal fronte dei dispositivi di protezione individuale arrivano buone notizie “le mascherine stanno arrivando”, ha detto Bordon, attualmente nei magazzini di Apss ci sono 800mila mascherine chirurgiche ciò si traduce, calcolando che se ne consumino circa 30mila al giorno, in scorte per quasi un mese. Anche per quanto riguarda le mascherine in grado di offrire una maggior protezione ci sono buoni numeri, le disponibilità di Ffp2 e Ffp3 (quest’ultime utilizzate nei reparti di rianimazione) sono rispettivamente 310mila e circa 2000. Al contrario, criticità sono state individuate per le forniture di camici solo 8200 che attualmente bastano per un massimo di 4 giorni.

 

Il direttore generale di Apss ha fatto sapere che prossimamente arriveranno anche in Trentino i cosiddetti “test rapidi”, che vanno ad analizzare il sangue in cerca di anticorpi, “stiamo seguendo con molto interesse l’evoluzione del mercato della scienza su questi dispositivi – ha detto Bordon – Apss si è dotata di questi kit a lettura rapida la cui efficacia si sta verificando giorno per giorno”. Sostanzialmente saranno usati in combinazione con i tamponi classici e già da domani saranno distribuiti nei vari pronto soccorso per avere una lettura veloce dei possibili positivi. Bordon ha voluto fugare anche possibili polemiche circa le difficoltà, con conseguenti ritardi sulla tabella di marcia, affrontati dal Cibio in merito all’obiettivo posto dalla Giunta sui tamponi: “Credo che entro la settimana i test sull’affidabilità dei tamponi verranno superati e si potrà partire con la produzione così come da accordi”.

 

Per quanto riguarda il caso della dottoressa Trimarchi, deceduta dopo aver contratto il coronavirus, Bordon ha specificato: “Abbiamo accertato che questa dottoressa era stata chiamata per una visita domiciliare per fare un tampone, si era relazionata con il responsabile delle cure primarie della Val di Fiemme e Fassa e l’aveva munita dei dispositivi tipici per questo tipo di operazioni”. Ovvero, secondo Apss, Trimarchi era dotata, di camici, cuffie occhiali e mascherina Ffp2 e guanti “cosa sia poi successo – ha ammesso Bordon – non lo sappiamo ma il suo contagio è sicuramente riconducibile a quel tipo di esposizione”.  

 

 

Come sappiamo attualmente le Rsa rappresentano una delle “zone calde” dell’epidemia per questo in conferenza stampa è stato annunciato che sarà istituita una task force a supporto delle Apsp dell’Alto Garda e Ledro e di Predazzo. Dall’inizio dell’epidemia sono stati registrati 634 contagi e 59 decessi, le Apsp più colpite sono Santo Spirito di Pergine (74 casi), Fondazione Comunità di Arco (83 casi), Giacomo Cis di Ledro (52 casi), Residenza Molino di Dro (49 casi).

 

“Nelle Rsa stiamo affrontando una grave emergenza – ha ricordato Francesca Parolari presidente di Upipa – con una situazione variegata, grazie agli sforzi messi in campo il personale siamo riusciti a salvaguardare il 50% delle strutture dove, al momento, non si registrano contagi, benché altre siano state toccate in maniera molto forte”. Le principali preoccupazioni vengono dalle carenze di personale “alcune strutture sono in forte sofferenza – ha confidato Parolari che poi ha aggiunto – stiamo attivando tutti gli strumenti a nostra disposizione per evitare il diffondersi del contagio. Fortunatamente – prosegue – il Trentino può vantare una solida rete delle Rsa e di certo non abbandoneremo mai i nostri anziani”.

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