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Coronavirus e decessi in Rsa, la Cgil: ''Morti sottostimati, gli operatori dicevano il vero. Pat e Apss non antepongano letture di dati per giustificarsi e deresponsabilizzarsi''

Il segretario della Fp Cgil, Luigi Diaspro: "I numeri devono essere dati chiaramente anche nella prospettiva che deve tener conto di una condizione irrimediabilmente modificata nell’ambito delle assistenze agli anziani, nelle residenze o nelle varie forme di domiciliarità"

Pubblicato il - 26 aprile 2020 - 22:30

TRENTO. "Avevano ragione gli operatori che segnalavano incongruenze tra i decessi dichiarati e quelli che registravano coi loro occhi. E avevamo ragione a riportarlo. Non si tratta di esercizio di lugubre statistica ma di inquadrare correttamente il fenomeno". Così Luigi Diaspro, segretario della Fp Cgil, che aggiunge: "Anche nella prospettiva che deve tener conto di una condizione irrimediabilmente modificata nell’ambito delle assistenze agli anziani, nelle residenze o nelle varie forme di domiciliarità".

 

Il dato è che nelle Rsa si sarebbe determinato il 60% dei decessi per Covid-19 (296 su 508 totali), mentre ci sono stati 605 decessi complessivi nel periodo 11 marzo – 22 aprile rispetto alla media dei 1.500 annuali (Qui approfondimento).

 

"Il direttore Bordon ci invita a essere cauti e fare i conti alla fine perché tanti anziani se ne sarebbero comunque andati, anche senza Covid (Qui articolo). Che senso ha questa uscita? E' possibile anteporre letture che appaiono di giustificazione e deresponsabilizzazione piuttosto che corrette? Poi le responsabilità si vedranno. Il tema è quale sarà l'organizzazione per le Rsa da ora in poi, ma anche quale e quanto personale, quale supporto medico-infermieristico, quali spazi e che tipo di strutture, quali dispositivi di protezione e protocolli di sicurezza, quali garanzie del diritto alla cura verranno implementate".

 

L'intenzione sembra quella di individuare una nuova figura di operatore domiciliare. "Scelta da rivedere - aggiunge Diaspro - la possibilità di ricorrere a persone senza titoli e con scarna preparazione sanitaria per sopperire alla carenza di oss. Questa soluzione può produrre meno qualità delle prestazioni e abbassamento delle retribuzioni, entrambi inaccettabili".

 

Il discorso viene poi allargato: "Stonate anche le parole del presidente del consiglio Kaswalder - evidenzia il segretario della Fp Cgil - non si può banalizzare il problema pensando di recludere il personale insieme agli anziani nelle Rsa dandogli in cambio qualche 'giusta contropartita'. Pensa basti qualche soldo per sequestrare i lavoratori alla loro vita, alla loro famiglia, alla loro libertà? Del resto era lui che pensava e chiedeva che i lavoratori dell’accoglienza – che la sua maggioranza ha mandato per strada con tagli feroci e gratuiti - fossero e dovessero essere volontari'".

 

Inizia a avvicinarsi il tempo delle responsabilità. "E' ora di smetterla. Necessario convocare - conclude Diaspro - un tavolo aperto a tutti gli attori interessati per il tema Rsa, per discutere cos’è successo e cosa va fatto ora. Non basta monetizzare il disastro che queste persone hanno dovuto affrontare e affrontano. Occorrono garanzie per la tutela della salute, dispositivi di protezione, tamponi, assunzioni e formazione. La Provincia è in ritardo su tutto".

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