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Coronavirus, ecco come riconoscere i casi sospetti e le procedure da attuare

Queste le linee guida fornite ai medici (e il decalogo per tutti noi). Si distingue tra casi sospetti e confermati. Nei primi possono rientrare quelli che coinvolgono una persona con un’infezione respiratoria acuta grave (febbre, tosse e che ha richiesto il ricovero in ospedale) e una fra queste due condizioni: storia di viaggi o residenza in aree a rischio della Cina o dalle altre aree individuate come ad alto rischio

Pubblicato il - 23 febbraio 2020 - 19:38

TRENTO. Mentre ancora non vi è notizia di trentini contagiati dal coronavirus (i tre casi rinvenuti in provincia quest'oggi sono da ricondurre tutti a una famiglia lombarda che è già stata fatta rientrare in Lombardia) l'azienda sanitaria ha ritenuto opportuno aggiornare le precedenti comunicazioni fornite in merito alla epidemia.  In particolare sono state delineate le indicazioni per quanto riguarda la gestione dei casi sospetti (e gli eventuali casi confermati) ma anche le misure preventive da adottare per gli operatori sanitari che, come sottolineato dall’Apss coincidono con quelle già correntemente in uso per le infezioni a trasmissione aerea.

 

Misure che si sono rese necessarie dal momento che le conoscenze scientifiche ed epidemiologiche di questo tipo d’infezione virale sono in rapida evoluzione e pertanto le indicazioni potrebbero essere suscettibili di nuovi aggiornamenti. Ad esempio nei casi sospetti possono rientrare quelli che coinvolgono una persona con un’infezione respiratoria acuta grave (febbre, tosse e che ha richiesto il ricovero in ospedale), dove al contempo non venga rilevata la presenza di altri fattori che spieghino le sue condizioni. Per attivarsi però si cerca anche una fra queste due condizioni: storia di viaggi o residenza in aree a rischio della Cina o dalle altre aree individuate come ad alto rischio, nei 14 giorni precedenti l'insorgenza dei sintomi.

 

Attualmente oltre alla Cina sono considerate ad alto rischio le zone nelle province di: Lodi in Lombardia (comuni: Casalpusterlengo, Codogno, Castigline d’Adda, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo, Sanfiorano), Padova in Veneto (comune: Vo’ Euganeo), Venezia in Veneto (comune di Mira-Oriago). Oppure, se il paziente è un operatore sanitario che ha lavorato in un ambiente dove si stanno curando pazienti con infezioni respiratorie acute gravi ad eziologia sconosciuta.

 

Un altro protocollo prevede di attivarsi quando una persona viene colpita da una malattia respiratoria acuta e al contempo si realizza almeno una fra queste due condizioni: c’è stato un contatto stretto con un caso probabile o confermato di infezione da Covid 19 nei 14 giorni precedenti l'insorgenza della sintomatologia. Oppure se si ha lavorato in una struttura sanitaria nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia dove sono stati ricoverati pazienti con coronavirus.

 

Attenzione però si parla di “caso confermato” solo davanti a una persona con conferma di laboratorio effettuata presso il laboratorio di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità per infezione da Covid 19, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici. “Nell’attuale fase epidemiologica – afferma l’Apss – l’obiettivo primario è evitare la diffusione dell’infezione, evitando cioè i casi secondari e contemporaneamente evitare possibili intasamenti dei Pronto Soccorso ospedalieri e, in generale, degli Ospedali, al fine di non comprometterne le capacità assistenziali”.

 

Per questo se un paziente sospetto si trova nel territorio provinciale e giunge all’osservazione di un medico di base o di un pediatra è prevista, in via obbligatoria, l’attuazione della procedura di isolamento fiduciario del “soggetto sospetto” al proprio domicilio o, in caso di impossibilità, in un altro ambiente messo a disposizione dalla Protezione Civile (in Trentino le ex caserme austroungariche delle Viote). Se il paziente sospetto dovesse giungere con mezzi propri ad un Pronto Soccorso e non necessitasse di ricovero ospedaliero, dovrà comunque essere dimesso al proprio domicilio per l’isolamento fiduciario. Prima del trasferimento però, dovrà essere contattato il dirigente medico del servizio Cure Primarie di competenza territoriale, per concordare la presa in carico.

 

Se invece il paziente dovesse ricorrere al ricovero ospedaliero (ad esempio difronte a una grave insufficienza respiratoria) dovrà essere trasferito e centralizzato presso i reparti di Malattie Infettive di Trento o di Rovereto, attivando immediatamente, nel caso degli ospedali spoke, il trasporto protetto tramite Trentino Emergenza 118. Fra i consigli da fornire ai cittadini per il momento, e questo vale per tutti, c’è quello di lavare spesso le mani e seguire le indicazioni del decalogo qui sotto. In caso di sintomi influenzali le autorità invitano a non andare in Pronto Soccorso né negli ambulatori del medico o pediatra di famiglia bensì contattarlo telefonicamente. 

 

 

 

 

 

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