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Coronavirus, i giorni dell'emergenza visti dalla polizia locale: ''La collega era a un passo dalla pensione. Metterla in ferie è stata dura ma non volevo rischiare si ammalasse''

Gianluca Ruggiero racconta quei momenti di emergenza ''senza le mascherine, i guanti, certezze e indicazioni precise'' e come si è comportato il suo corpo tra dirette di Conte e di Fugatti e tanta spirito di solidarietà

Di Luca Andreazza - 24 giugno 2020 - 19:20

MOENA. "Mancavano le mascherine, mancavano i guanti, mancavano certezze e indicazioni precise". Così Gianluca Ruggiero, comandante della polizia locale val di Fassa, che aggiunge, parlando dei mesi appena trascorsi in piena emergenza coronavirus: "E' stato un periodo molto difficile per tutti, le informazioni arrivavano giorno per giorno tramite le dirette del premier Giuseppe Conte e il presidente Maurizio Fugatti. Abbiamo sentito il supporto tangibile di tutte le amministrazioni comunali della zona. Da Moena a Canazei, da Campitello a Mazzin: il confronto è stato costante e quotidiano. Ci siamo raccordati anche con il presidente della gestione associata Fausto Castelnuovo, vice sindaco di Mazzin e comandante dei vigili del fuoco, molto vicino alla causa e sempre informato. E' stato un lavoro di squadra".

 

La fase più acuta dell'emergenza coronavirus è alle spalle anche in val di Fassa e la polizia locale traccia un bilancio di un'attività intensa e particolarmente complicata tra restrizioni e lockdown. "Non abbiamo risorse gigantesche e non siamo nemmeno una grande istituzione come altre forze di polizia. Gli agenti - aggiunge il comandante - uscivano per cercare di fare tutto quanto veniva chiesto tra pattugliare il centro, le entrate dei paesi, i supermercati e quegli esercizi che inizialmente poteva restare aperti fino alle 18".

Se alcuni corpi dei vigili del fuoco, come quello di Vermiglio, avevano l'indicazione di intervenire in solitaria (Qui la testimonianza diretta), anche le forze dell'ordine si sono trovate costrette a rimodulare la propria organizzazione per fronteggiare le diverse attività. "In linea generale - prosegue Ruggiero - la preoccupazione è stata molto alta. Il comando ha immediatamente diviso gli agenti per impedire le squadre si mescolassero. Una decisione presa per limitare al minimo il rischio del contagio".

 

Azzerati anche gli incontri inter-personali per i briefing. "L'unico metodo di comunicazione - continua il comandante - è stato quello di affidarsi totalmente alla tecnologia: video conferenze, telefonate e e-mail. Tutti sempre in servizio, dai giovani agli anziani, tutti pronti per la causa. Un operatore è sempre stato al telefono per rispondere alle domande di tutti fino a tarda notte, compreso la pagina Facebook del comando".

 

Fortunatamente non sono stati registrati positivi all'interno del corpo della polizia locale. "Ovviamente - evidenzia Ruggiero - c'è stata un po' di paura, nessuno ci faceva i tamponi e non siamo stati messi nelle condizioni di effettuarli. Ci siamo concentrati sul lavoro. Non si è risparmiato nessuno dal primo all'ultimo giorno: dagli agenti di ruolo a quelli a tempo determinato, compresi quelli in supporto dalla Sicilia o dall'Emilia Romagna. E' stato un periodo veramente duro e intenso, sono molto orgoglioso di come hanno affrontato questa emergenza. Le pattuglie sono state operative 24 ore su 24 su tre turni giornalieri in collaborazione con le stazioni dei carabinieri. C'è stata una grandissima collaborazione inter-forze e supporto reciproco".

Strade deserte e traffico assente, un paesaggio spettrale a causa della serrata generale. "La mattina in uscita era spesso caratterizzata da tanta tristezza: nessuno in strada, tutto chiuso, niente bimbi a piedi per andare a scuola e nessuna possibilità di bere un caffè. Qualcuno ci portava qualcosa come la pasticceria Reinhard".

 

Molti gli episodi particolari. "Alcune famiglie - dice il comandante - hanno chiesto che portassimo loro la spesa a casa perché in difficoltà, senza macchina oppure per motivi di quarantena. E ancora la richiesta di disponibilità di ritirare i computer per i figli in altra valle nel momento del blocco degli spostamenti, ma anche la consegna di bocconcini e crocchette per gatti e cani. E' stato un momento molto strano, molto particolare, ma la comunità della val di Fassa è molto forte e compatta. Tutti si sono mostrati rispettosi degli altri e del lavoro degli altri. L'unica arma a disposizione per fronteggiare Covid-19 è stata quella di restare a casa e la grandissima parte della popolazione ha rispettato le indicazioni: pochi i verbali in quanto ci siamo concentrati molto sulla prevenzione, abbiamo cercato di comprendere le esigenze delle persone ma qualcuno non ha rispettato le prescrizioni".

 

Tanta la responsabilità per il comandante della locale della val di Fassa. "Molta preoccupazione e paura che qualche agente si potesse ammalare oppure potesse infettare un familiare. Ho cercato di raccomandare prudenza e di seguire il protocollo dei Comuni della valle. Una decisione difficile è stata quella di mettere in ferie l'agente Serena Manfroi in quanto andrà in pensione il prossimo luglio. Ho imposto questo stop in quanto non mi sarei mai perdonato che una persona potesse contrarre il coronavirus dopo tanti anni di lavoro. Non ho dormito la notte precedente alla comunicazione alla diretta interessata. Ho ricevuto l'appoggio del sindaco di Campitello, una scelta molto dura e commovente per tutti", conclude Ruggiero.

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