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Coronavirus, ''La politica ci ha dimenticato, servono fatti concreti o sarà un disastro''. Il grido di aiuto delle piccole e medie imprese trentine

E' stata consegnata al presidente del consiglio provinciale una petizione sottoscritta da 2500 piccoli e medi imprenditori trentini che chiedono aiuto. "L’euforia illusoria per le riaperture, con costi a 100 contro incassi a 30, sarà - spiega - devastante e il problema esploderà a breve perché su 10 esercenti 5 non saranno in grado di sostenere gli obblighi, le scadenze, pagare le sanzioni"

Pubblicato il - 18 maggio 2020 - 19:08

TRENTO. “Siamo stati abbandonati dalla politica” è un grido di aiuto quello lanciato dalle piccole e medie imprese trentine messe in ginocchio dalle chiusure forzate e che oggi si trovano a fare i conti con una situazione drammatica.

 

Sono oltre 2500 le firme consegnate al presidente Walter Kaswalder, in calce ad una petizione che chiede alla politica una riflessione attenta sulla necessità di intervenire in maniera concreta a sostegno delle piccole e medie imprese, messe in ginocchio dallo stop forzato all’attività delle scorse settimane. Dalla sburocratizzazione ad un allentamento della pressione fiscale vengono chiesti fatti concreti.

 

Marco Salvadori e Armando Bonomi, imprenditori rispettivamente della valle di Non e della valle di Sole, primi firmatari del documento, sono intervenuti in rappresentanza dei colleghi, per la maggior parte esercenti nel mondo della ristorazione. “Dopo soli 15 giorni di fermo si è resa subito evidente la debolezza delle piccole e medie imprese” ha spiegato Salvadori.

 

Gli aiuti messi in campo a livello statale e provinciale non sono abbastanza. Serve comprendere il perché della fragilità del comparto. “Occorrono aiuti concreti – spiegano - allentare la pressione fiscale, ragionare su un sostegno alle spese fisse, sulla necessità di una rapida sburocratizzazione del sistema. Ci sentiamo abbandonati dalla politica e c’è molta rabbia per una condizione percepita come un’ingiustizia” continuano lamentando anche la carenza di un ragionamento con le associazioni di categoria.

 

Bonomi aggiunge che il Covid ha fatto da detonatore di una situazione già al collasso. “L’euforia illusoria per le riaperture, con costi a 100 contro incassi a 30, sarà - spiega - devastante e il problema esploderà a breve perché su 10 esercenti 5 non saranno in grado di sostenere gli obblighi, le scadenze, pagare le sanzioni. Con le conseguenze che possiamo solo provare ad immaginare in termini di povertà e anche di criminalità: il clima è davvero desolante”.

 

Dal canto suo il presidente Walter Kaswalder ha ricordato la legge 3 recentemente approvata dal Consiglio provinciale. Ha spiegato che stati stanziati 167 milioni di euro, “che potrebbero aumentare se le trattative con lo Stato sulle trattenute fiscali e sul ricorso al debito andranno a buon fine” spiega attraverso una nota. Il presidente ha ascoltato lo sfogo accorato dei due imprenditori ricordando gli investimenti in dispositivi di sicurezza e le preoccupazioni per una situazione che non ha paragoni con quella precedente, che era già difficile.

 

Il messaggio di Kaswalder è “che la politica vuole esserci e non ha nessuna intenzione di lasciare soli gli imprenditori in un momento cruciale per la loro sopravvivenza”. La petizione degli imprenditori sarà ora assegnata per l’esame alla Commissione consiliare competente.

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