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Coronavirus, l'allarme dai pronto soccorso lombardi: ''Siamo al collasso. E' necessario un lockdown. La crescita esponenziale preoccupa''

Una situazione che giorno dopo giorno si fa sempre più preoccupante per un contagio che cresce e una prospettiva che pare destinata solo a peggiorare sia per quanto riguarda i ricoveri che le terapie intensive. E così il sistema sanitario sta entrando, nuovamente, in crisi con interi reparti che vengono depotenziati per fare spazio ai pazienti Covid, come accaduto in Alto Adige dove a Bolzano si è deciso di ridurre gli interventi chirurgici

Di L.P. - 28 ottobre 2020 - 15:54

BERGAMO . ''Ora bisogna chiudere. Siamo arrivati al punto che è necessario un lockdown. La situazione di rischio è generalizzata, riguarda tutta la regione. Soprattutto in alcune aree il sistema assistenziale è vicino al collasso. Milano è più avanti, ma anche altre province hanno quell'andamento esponenziale che preoccupa. Le ultime misure rappresentano un passo avanti, ma purtroppo non sono sufficienti". Questo quanto dichiarato dal responsabile del coordinamento Covid-19 lombardo Guido Bertolini, all'Adnkronos Salute facendosi portavoce dei pronto soccorso della Lombardia.

 

Una situazione che giorno dopo giorno si fa sempre più preoccupante per un contagio che cresce e una prospettiva che pare destinata solo a peggiorare sia per quanto riguarda i ricoveri che le terapie intensive. E così il sistema sanitario sta entrando, nuovamente, in crisi con interi reparti che vengono depotenziati per fare spazio ai pazienti Covid, come accaduto in Alto Adige dove a Bolzano si è deciso di ridurre gli interventi chirurgici mantenendo solo quelli indispensabili (QUI ARTICOLO). La curva del contagio raddoppia di settimana in settimana e se l'Italia è stata investita dopo, questa volta, dalla seconda ondata rispetto ad altre parti d'Europa, come la Francia che questa sera dovrebbe introdurre delle misure di lockdown per quattro settimane, quanto sta accadendo altrove non fa ben sperare, dovrebbe mettere in allarme la popolazione italiana.

 

Ma Bertolini è consapevole del fatto che c'è anche un problema di sensibilità pubblica che oggi è molto meno forte di marzo. La popolazione ancora sta sottostimando la portata del problema non capendo che chiudere (qualcosa) oggi servirà a salvare non solo la salute ma anche l'economia, domani. "La narrazione che ci stiamo facendo purtroppo non credo sia vera - osserva il responsabile del coordinamento Covid-19 -. Quello che non si riesce a comprendere è che lasciare aperto non significa che l'economia potrà correre, con una patologia di queste proporzioni in circolazione. Gli effetti che genera, l'impatto sull'economia, temo siano maggiori di quelli che si avrebbero con la scelta di chiudere per un periodo limitato. Chi ha un esercizio non può accettare questa visione, ma i dati sono chiari e ci sono già studi che calcolano i costi della pandemia, indipendenti dalle chiusure".

 

"Quando la crescita esponenziale entra nella fase ripida di salita - ha aggiunto Bertolini - non c'è più modo di controllarla. Ed è necessario chiudere. Ormai è tardi per altro. Qualunque misura ha effetti fra 10-15 giorni. Anche se chiudiamo tutto adesso, per 15 giorni andremo avanti a vedere questa crescita impressionante dei contagi e dei malati che hanno bisogno di cure con sofferenza degli ospedali. Se i pronto soccorso sono in una situazione quasi ingestibile, ed è così, quella sofferenza poi arriva a tutti i livelli. Anche la società non viene risparmiata".

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