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Coronavirus, l'Alto Adige festeggia l'ottimo risultato dello screening di massa. Kompatscher: "Un successone. Ora ordinanza nuova ma non aperture totali"

Grande soddisfazione è stata espressa dalla giunta provinciale altoatesina dopo la tre giorni di screening di massa con cui sono stati sottoposti a test rapido quasi 350mila altoatesini. Ma l'entusiasmo per la buona riuscita dell'ambizioso progetto non è un "libera tutti". L'assessore Widmann: "Fate come se foste positivi". Il presidente Kompatscher: "Da domani lavoriamo sulla nuova ordinanza in vigore dal 30 novembre. Aperture graduali"

Di Davide Leveghi - 23 November 2020 - 18:13

BOLZANO. “L’iniziativa è stato un successone, il cui merito spetta a tutti i cittadini e all’Alto Adige”. C’è grande soddisfazione nella giunta provinciale altoatesina. L’ambizioso progetto di sottoporre al test 350mila cittadini è infatti riuscito, con risultati che, a detta degli stessi promotori, hanno superato le “più ottimistiche aspettative”.

 

Nell’attesa infatti che si concludano definitivamente le operazioni di testing, previste in farmacie, dai medici di base e nei punti messi a disposizione per tali attività (dureranno fino a mercoledì 25 novembre), l’esito della “tre giorni” ha registrato 343.227 residenti che si sono sottoposti all’antigenico, di cui 3185 sono risultati positivi (pari allo 0,9%). Oltra a rappresentare quasi il 90% del tetto fissato dalla Provincia, i quasi 350mila altoatesini testati equivalgono al 61,9% dell’intera popolazione provinciale.

 

Numeri da capogiro, dunque, per un progetto evidentemente riuscito, con cui si è dato un ottimo esempio di esercizio dell’autonomia (diversamente da chi ha optato per strategie non trasparenti verso i propri cittadini) e si sono interrotte delle possibili catene di contagio. “Molti si chiedono adesso cosa succederà? – ha domandato il presidente Arno Kompatscher dopo aver ringraziato la popolazione e i tanti soggetti impegnati nello screening di massa – è il momento di dare un indirizzo in tal senso. Domani in giunta guarderemo i dati e le analisi dei nostri esperti e valuteremo come procedere”.

 

L’ordinanza attuale scade il 29 novembre, dobbiamo preparare quella che entrerà in vigore il 30 – ha proseguito – l’aspettativa è grande perché i cittadini hanno dato il proprio contributo e si aspettano un’apertura totale. Ma così non potrà essere. Non possiamo abbassare la guardia perché la situazione è ancora grave. Per questo bisogna procedere coi piedi di piombo, e chiediamo ai cittadini di non vanificare lo sforzo fatto. Definiremo un cronoprogramma per le riaperture dalla settimana del 30 e da quella dopo. I nostri obiettivi rimangono sempre la tutela della salute e del sistema sanitario e il permettere il riavvio delle attività economiche, sociali e culturali”.

 

Riguardo alle indiscrezioni rimbalzate a livello nazionale sull’apertura degli impianti sciistici, Kompatscher ha poi aggiunto. “Abbiamo chiesto un incontro urgente con il governo per dare delle prospettive al settore. È chiaro che a Natale non si può ricominciare, ma chiediamo che si valuti l’apertura per il resto della stagione”.

 

Il quadro del contagio, invece, è stato al centro dell’intervento dell’assessore alla Salute Thomas Widmann: “Il 16 ottobre avevamo 124 contagi con 900 positivi attivi – ha spiegato - entro 2 settimane c’erano 5100 contagiati attivi con 500 positivo al giorno. Dobbiamo considerare questo quando vediamo che i positivi allo screening sono 3000. Se avessero infettato altri, tra una settimana i nuovi positivi li avremo dovuti contare per decine di migliaia”.

 

Secondo il calcolo illustrato nella conferenza stampa di chiusura, infatti, dalle 3185 persone risultate positive (e per lo più asintomatiche) sarebbero potuti derivare “fino a 93mila contagi in una settimana”. Numeri impressionanti che lo screening di massa ha impedito ci fossero, ma che solo con il rispetto delle regole potranno essere del tutto scongiurati.

 

Siamo sulla buona strada per tracciare infezione e tenere sotto controllo il virus – ha proseguito Widmann - tutti i negativi devono mantenere almeno per una settimana le regole in maniera così severa. Il test ha infatti una sensibilità alta ma possono esserci falsi negativi, se noi agiamo rigorosamente la catena può essere interrotta meglio. Fate se come se foste tutti infettati”.

 

Sull’ipotesi di nuovi screening per “puntellare” la “tre giorni”, l’assessore ha poi aggiunto. “Come procedere? Valuteremo rispetto a fotografia dei diversi territori, con attenzione particolare ai Comuni focolai. Dove c’è una maggiore percentuale di contagio faremo screening mirati, mentre un altro a livello statistico lo faremo a livello provinciale per capire dove si formano i focolai e agire istantaneamente. Lo faremo sulle scuole, ad esempio”.

 

Oltre allo screening, nondimeno, altre misure sono state adottate per frenare il contagio, che anche nella giornata di lunedì 23 novembre ha segnato numeri importanti (anche se in calo). Sono infatti 260 i nuovi positivi nelle ultime 24 ore, con altri 5 morti (per un totale di 469 da inizio epidemia e 179 nella seconda ondata). L’indice contagi/tamponi, con un 17,7%, non dà segno di volersi abbassare, anche se il numero dei tamponi è piuttosto basso rispetto ai giorni scorsi (1468).

 

“Oltre ai test di massa, che sono stati un successo, anche altre misure hanno avuto un impatto, evitando che le persone avessero contatti e agendo sulla mobilità – ha aggiunto l’assessore alla Protezione civile Arnold Schuler - grazie all’accordo fra protezione civile e Telecom abbiamo i dati degli spostamenti dei cellulari e possiamo notare grandi differenze e sbalzi particolarmente visibili nei comuni più turistici”.

 

A chiudere la conferenza è infine intervenuto il responsabile del progetto “Test rapidi in Alto Adige” Patrick Franzoni, che ha ribadito i ringraziamenti e le raccomandazioni. “Il progetto procede fino a mercoledì. Sono stati tre giorni molto intensi, con un’affluenza straordinaria e il raggiungimento sulle previsioni della vigilia del 100% in quasi tutti i Comuni. Aver isolato 3000 persone è un risultato importantissimo, parliamo di 10 persone ogni mille che avrebbero potuto infettare tanti altri. Ma chi ha avuto l’esito negativo non deve pensare di poter riprendere i contatti come se fosse tutto normale. Quella di questi tre giorni è stata una fotografia del momento. Uno si può contagiare immediatamente dopo, e potrebbe essere fatale”.

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