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Coronavirus, concluso lo screening in Alto Adige: 362.050 testati e 3619 positivi. Widmann: "Manterremo le promesse. Ora comincia fase 2 del testing"

Nella conferenza stampa conclusiva dello screening di massa in Alto Adige, oltre ai dati (oltre 362mila persone testate e 3619 positivi) sono state presentate delle nuove misure che andranno a potenziare l’attività di monitoraggio. Il direttore dell’azienda sanitaria Florian Zerzer: “Monitor casuale e volontario su 4000 cittadini a settimana e nelle scuole”. Esulta l’assessore alla Salute Thomas Widmann: “Abbiamo cambiato il paradigma. Ora vogliamo mantenere la promessa e aprire in sicurezza”

Di Davide Leveghi - 26 novembre 2020 - 15:22

BOLZANO. Concluso definitivamente il grande progetto di sottoporre a test antigenico almeno 350mila cittadini, l’Alto Adige si gode il successo dell’ottima riuscita. Sono oltre 362mila, infatti, i residenti che hanno deciso di partecipare, nella tre giorni come nelle altre occasioni, in farmacia o dal medico di base. Con 3619 casi positivi individuati, pari all’1% dei testati, la Provincia e l’azienda sanitaria riescono così a isolare i soggetti asintomatici e a interrompere la catena infettiva, che secondo le stesse autorità sanitarie avrebbe potuto portare a oltre 90mila contagi nel giro di una settimana.

 

“E’ un grande successo, nemmeno il miglior ottimista avrebbe pensato di raggiungere questo successo, di superare le 350mila persone – ha esordito l’assessore alla Salute Thomas Widmann – la grande partecipazione ha dimostrato l’incredibile senso di responsabilità della popolazione. Il fatto che abbiamo imitatori, come l’Austria e altre regioni europee, dimostra la validità della nostra scelta. Abbiamo dato vita a un vero cambio di paradigma: abbiamo testati tutti e ricercato gli asintomatici, non i sintomatici”.

 

“Siamo stati al tempo la prima regione in tutta Europa a ordinare più di 600mila test antigenici e molti altri ne sono stati ordinati. Oltre 1 milione e 200mila – ha proseguito – le strade che abbiamo percorso sono state 2: incrementare i posti letto negli ospedali e fare screening di massa. Abbiamo una capacità di oltre 4000 pcr giornalieri, un altissimo numero di test pro capite. Ora, dopo questo test e alla grande affluenza, siamo in grado di mantenere la promessa e di aprire mantenendo delle regole di sicurezza. Come riaprire lo discuteremo oggi. Mi auguro che anche in futuro i cittadini partecipino al monitoraggio, che avrà le forme questa volta di uno screening volontario e casuale”.

 

I dati del “grande successo” raggiunto sono stati illustrati dal responsabile del progetto “Test rapidi in Alto Adige” Patrick Franzoni. “Siamo stati in grado di ridurre il fattore di replicazione da 1.3 allo 0.5 – ha spiegato – questo è fondamentale per interrompere la catena del contagio. Ma ciò non è che un punto di partenza, non una garanzia. Attualmente abbiamo ancora 40 pazienti in terapia intensiva e 434 negli altri reparti. È ancora grosso il carico per il sistema sanitario provinciale”.

 

I numeri giornalieri, infatti, segnano ancora delle cifre importanti. Con quasi 300 nuovi positivi e soprattutto 11 morti, in Alto Adige il bilancio da inizio epidemia si attesta a 22.253 contagi e 509 decessi.

 

Sull’opportunità, come annunciato alla vigilia, di sottoporre a screening mirati i territori con maggiore indice di contagio, Franzoni ha aggiunto. “Stiamo analizzando i dati Comune per Comune. A livello di asintomatici è emersa una diffusione piuttosto distribuita sul territorio. Un indice lievemente più alto è stato registrato a Merano, dove vedremo di capire se vale la pena di monitorare la situazione in certi quartieri”.

 

Secondo i dati dello screening provinciale, infatti, è proprio il comprensorio sanitario che fa riferimento al capoluogo del Burgraviato ad avere registrato i numeri maggiori. Con una percentuale dell’1,2% (pari a 1082 casi su 88.786 persone), Merano “guida” la classifica dei contagi emersi dai test antigenici di massa, seguita da Brunico (1,1%, con 592 casi positivi), Bressanone (1,1%, con 565 casi positivi) e Bolzano (0,8%, con 1376 positivi).

 

A sottoporsi al test, secondo quanto specificato in conferenza stampa, sono state ben 362.050 persone, di cui 3619 sono risultate positive. Ciò corrisponde a ben oltre il 100% delle 350mila persone inizialmente previste dalla Provincia e, “escludendo 90mila persone eliminate a priori dal target del nostro screening, a quasi l’80% dell’intera popolazione altoatesina”.

 

Non ci aspettavamo un numero così alto – ha proseguito il direttore generale dell’Azienda sanitaria Florian Zerzer - sono fiero si essere altoatesino perché è senza eguali ciò che si è visto. Ora comincia la fase 2 anche per l’attività di testing. Dobbiamo rendere duraturo questo successo, aumentando rendendo più precisi i modelli di testing. Una rete di punti di testing per i pcr distribuita sul territorio di permette di raggiungere i 2500 test al giorno. Se ci aggiungiamo i circa 300 tamponi svolti a domicilio e i test rapidi, comprendete che abbiamo una struttura molto efficace”.

 


 

Questa è la struttura da cui partiamo, e che abbiamo potenziata e efficientata. Il test antigenico rapido è lo strumento su cui puntiamo e a cui ci affidiamo. Uno strumento rapido e affidabile. Per questo abbiamo deciso di venire incontro ai cittadini semplificando la procedura e automatizzandola. Chi risulterà positivo all’antigenico dovrà d’ora in poi andare direttamente in isolamento”.

 


 

“Fino ad ora ci mancava un sistema d’allarme preventivo – ha continuato Zerzer – per questo abbiamo creato un ‘monitor Alto Adige’ per avere un quadro aggiuntivo e casuale, capendo cosa succede a livello provinciale. Ogni settimana sottoporremo a test 4000 persone per i prossimi 4 mesi, raggiungendo un campione di circa 20mila persone. 900 persone saranno invece testate sempre volontariamente e casualmente nelle scuole. Questo monitor verrà letto in combinazione con l’attività giornaliera nei Comuni, così da intervenire tempestivamente per vedere se sia necessario uno screening su scala comunale o territoriale”.

 


 

Altre misure, infine, sono in funzione: il contact tracing, l’attività di monitoraggio delle acque reflue, la campagna mediatica, i test settoriali e i protocolli accordati con ogni categoria”, ha concluso.

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