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Coronavirus, l’Inail boccia mascherine e tute protettive acquistate per i sanitari altoatesini

L’azienda sanitaria altoatesina si era procurata i dispositivi in Cina e dopo la bocciatura dell’Inail ha chiesto ai responsabili di bloccare la distribuzione dei materiali. Ora però Bolzano chiede l’intervento di un ente terzo che verifichi nuovamente i dpi

Di Tiziano Grottolo - 20 aprile 2020 - 11:21

BOLZANO. La tanto temuta bocciatura alla fine è arrivata: l’Istituto nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro ha ritenuto inadeguate mascherine e tute protettive che l’azienda sanitaria di Bolzano si era procurata in Cina con l’intercessione del gruppo Oberalp-Salewa.

 

A questo punto sia le mascherine che le tute (alcuni pezzi erano già stati distribuiti ai sanitari) non potranno più essere utilizzate, in via cautelativa l’azienda sanitaria ha chiesto ai vari dirigenti i non distribuire più i dispositivi. Stiamo parlando di una fornitura composta da vari dispositivi di protezione individuale, tra cui 1,5 milioni di maschere protettive (sia chirurgiche che di tipo Ffp2 ed Ffp3), ma anche 400.000 tute protettive, nonché 30.000 tute protettive per l’utilizzo in ambienti sterili, come le sale operatorie.

 

La valutazione dell'Inail, che avviene esclusivamente sulla base di documentazione cartacea, è negativa, come già quella del 7 aprile – si legge nella nota dell’azienda sanitaria – sulla base dei documenti inviati viene essenzialmente accertato che la documentazione non è sufficiente per condurre una valutazione di conformità alle norme tecniche specifiche ed inoltre le certificazioni provengono da enti non accreditati alla valutazione di dispositivi di protezione individuale”.

 

Il comitato tecnico scientifico della protezione civile invece, ha dato il via libera all’utilizzo delle mascherine chirurgiche arrivate con la stessa partita di materiale che pertanto continueranno ad essere distribuite al personale.

 

A questo punto l'Azienda Sanitaria dell'Alto Adige ha chiesto l’intervento di un laboratorio terzo che possa effettuare delle ulteriori analisi per valutare la conformità dei dispositivi acquistati in Cina, certo la posizione dell’Apss si complica da un lato è venuto a crearsi un problema relativo alle scorte di dpi, dall’altro c’è l’inchiesta avviata dalla procura che ha indagato il direttore generale dell'Azienda sanitaria, Florian Zerzer, per l’ipotesi di reato connessa all’importazione di materiale sanitario.

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