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Coronavirus, mascherine obsolete a medici e operai? Paoli: “Hanno provato a rifilarle anche noi”

In un documento risalente al 30 gennaio spunta una richiesta per la fornitura di mascherine e tamponi che però ora scarseggiano. Paoli, Cisl medici: “Avevamo già messo in guardia Pat e vertici di Apss sulla carenza dei Dpi ma non hanno voluto darci ascolto, adesso ne paghiamo le conseguenze”

Di Tiziano Grottolo - 25 marzo 2020 - 20:12

TRENTO. In questi giorni ci sono arrivate tantissime segnalazioni in merito alla consegna delle così dette mascherine chirurgiche che progressivamente dovrebbero essere fornite ai lavoratori per limitare le possibilità di contagio da coronavirus. Fra quelle che abbiamo potuto visionare ce ne sono alcune dalla dubbia efficacia o che comunque presentano delle criticità intrinseche al pezzo che le rendono per certi versi meno sicure di quelle standard. Anzi, come accaduto in Veneto alcuni di questi dispositivi non possono nemmeno essere chiamati mascherine chirurgiche perché non hanno ottenuto la certificazione.

 

Prima di proseguire vale quindi la pena spiegare la differenza che esiste fra le varie mascherine: innanzitutto ci sono quelle così dette chirurgiche (sono quelle più diffuse e meno costose) ma, come espone il segretario della Cisl Medici Nicola Paoli servono per chi è già malato “sono utili per trattenere le proprie secrezioni – provenienti da colpi di tosse o starnuti – alle quali può legarsi il virus, ma non proteggono adeguatamente dai rischi di contagio provenienti dall’esterno”. In buona sostanza servono per evitare di contagiare altre persone senza però offrire una protezione a 360 gradi dal virus.

 

Mascherine distribuite in una fabbrica trentina
Mascherine distribuite in una fabbrica trentina

 

“L’ordine di grandezza del coronavirus è compreso tra gli 80 e i 160 nanomicron – spiega Paoli – particelle infinitamente piccole che superano facilmente i micropori dei materiali di cui sono fatte le mascherine chirurgiche”. Inoltre dopo appena due ore di utilizzo queste mascherine tendono ad umidificarsi e andrebbero cambiate. Poi ci sono le Ffp1, o antipolvere, anche queste però, come quelle chirurgiche, non proteggono efficacemente dal coronavirus. Infine vengono le Ffp2 e Ffp3, le uniche in grado di offrire una protezione dal contagio in quanto dotate di speciali filtri “queste servono ai sanitari che si trovano ad operare in luoghi dove la concentrazione del virus è talmente elevata che è necessario filtrare l’aria che respiriamo”, precisa Paoli.

 

 

Nei giorni aveva fatto molto discutere un video pubblicato dall’assessore alla sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera, che equiparava un carico di mascherine appena ricevuto a della “carta igienica”. A quanto sembra queste mascherine ( (o comunque molto simili) potrebbero essere arrivate anche in Trentino: “Non so se siano le stesse della Lombardia, fatto sta che le hanno proposte anche a noi ma nessuno le vuole”. Il problema è la fattura di queste mascherine, formate da uno strato di cotone con due buchi da ritagliare per infilarle nelle orecchie. In linea teorica queste potrebbero anche andar bene per l’uso civile, come andare a fare la spesa evitando di contagiare altri, ma come già specificato non proteggono assolutamente dal contagio esterno, pertanto sono inadatte a un medico di base che potrebbe trovarsi a visitare un paziente positivo. “Tanto per cominciare non sono sufficientemente aderenti al viso, dai lati rimangono spazi aperti dove può passare di tutto – sottolinea il segretario della Cisl – un medico ci pensa due volte prima di mettersi una cosa del genere”.

 

Le mascherine che sarebbero state proposte ad alcuni medici trentini
Le mascherine che sarebbero state proposte ad alcuni medici trentini

 

Il problema fondamentale resta quello dell’approvvigionamento di Mascherine, soprattutto Ffp2 e Ffp3, e come confermato dallo stesso direttore generale dell’Apss, Paolo Bordon, che in conferenza stampa ammetteva: “Fin tanto che non ci saranno scorte sufficienti dovremmo procedere con il razionamento dei Dpi in nostro possesso”, tentando in questo modo di aumentare le scorte dei magazzini. Fortunatamente come ricordato da Fugatti (24 marzo), stanno arrivando nuovi Dpi in accordo con la provincia di Bolzano che recentemente è riuscita a farne arrivare un gran numero, dopodiché dovrebbe anche iniziare un’autoproduzione Trentina, anche se non è stato specificato né come né quando.

 

Su questo punto però, Paoli ha qualcosa da ridire: “Vedo molta gente per strada indossare Ffp2, a meno che non si entri in contatto con alte concentrazioni di virus o si abbia qualche patologia particolare alla maggior parte delle persone questo tipo di Dpi non serve, al contrario si sarebbe dovuta bloccare la vendita e acquistare le disponibilità dalle farmacie per darle ai nostri medici”. Eppure già il 30 gennaio, in una riunione del comitato provinciale dei medici di medicina generale, Paoli faceva mettere a verbale la richiesta (rivolta all’Apss) per la fornitura di mascherine e tamponi naso faringei: “Come con gli impianti sciistici non hanno voluto darci ascolto e adesso ne paghiamo le conseguenze”.

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