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Coronavirus, Maschio: ''Nelle Rsa mancano dispositivi di protezione individuale?''. La Cgil: ''Molte le criticità che provengono da ospedali e ambiti territoriali''

Un'interrogazione di Onda civica indirizzata al sindaco di Trento e alla Giunta comunale per sapere "se non si ritenga opportuno fornire immediatamente mascherine e gel igienizzante agli operatori in tutte le Rsa del capoluogo". La Cgil: "Urgente un tavolo permanente con i sindacati di categoria"

Di Luca Andreazza - 12 marzo 2020 - 20:55

TRENTO. "Arrivano segnalazioni preoccupanti e richieste di aiuto sul principio di precauzione e salvaguardia della salute nelle Rsa di Trento". Così Andrea Maschio, consigliere comunale in quota Onda civica, che aggiunge: "Sembra che alla casa di riposo di Gabbiolo non vengano distribuite le mascherine agli operatori poiché è previsto che gli ospiti non possano ricevere visite dall’esterno come se questo fosse un'assoluta garanzia".

 

I numeri sono in crescita esponenziale anche in Trentino, sono 115 i contagiati e, purtroppo, c'è anche la prima vittima, una signora di 85 anni di Borgo (Qui articolo). Ci sono alcuni casi anche nelle Rsa (Qui articolo) e gli anziani sono tra le figure più fragili in questa emergenza. 

 

"Ci preoccupa - aggiunge Maschio - la possibilità che venga permesso un contatto diretto tra ospiti e operatori senza i necessari dispositivi di protezione individuale. Si ricorda che il personale esce dalla Rsa per tornare alle proprie case per poi riprendere il lavoro al turno successivo. Se anche non fossero loro a rischio di contagio, possono potenzialmente essere eventuali conduttori del virus".

 

Da qui l'interrogazione di Onda civica, firmata anche da Paolo Negroni e Marco Santini, indirizzata al sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, e alla Giunta comunale per sapere "se non si ritenga opportuno fornire immediatamente mascherine e gel igienizzante agli operatori in tutte le Rsa del capoluogo".

 

Nel frattempo è stato posticipato a data da destinarsi la riunione tra sindacati e Azienda provinciale per i servizi sanitari. In riferimento al continuo evolversi della situazione dal punto di vista epidemiologico, sanitario e organizzativo, la Fp Cgil ribadisce la necessità e l’urgenza di un tavolo permanente di confronto sull’emergenza coronavirus.

 

"Occorrono - dicono Luigi Diaspro e Gianna Colle - chiarezza e trasparenza sulle misure adottate e su quelle che si intendono prevedere per comprendere le conseguenti ricadute sugli operatori in prima linea. Molte le criticità che provengono da ospedali e ambiti territoriali. Necessario sospendere tutte le attività, gli interventi e i servizi differibili nelle strutture pubbliche e in quelle private, per consentire la presa in carico dei pazienti contagiati che purtroppo aumenteranno nei prossimi giorni fino al raggiungimento dei picchi epidemiologici".

 

Un tema sempre più fondamentale è quello degli approvvigionamento e della distribuzione dei Dpi. "E' necessario monitorare l’eventuale uso improprio dei dispositivi, tempi di consegna e distribuzione agli operatori. Si deve comprendere anche - prosegue la Fp Cgil - se e per quali patologie e per quanti posti letto siano state o meno coinvolte le strutture private convenzionate. Siamo convinti che per continuare ad assicurare le cure bisogna garantire sicurezza a chi opera. Per questo non ci convince l’impiego degli operatori in quarantena".

 

L'Apss ha chiesto anche la disponibilità dei medici in pensione a riprendere servizio, mentre sono previste assunzioni (Qui articolo). "Necessario comprendere - concludono Diaspro e Colle - quale sia la prospettiva sull’arruolamento di nuovo personale per fronteggiare l’emergenza: studenti senza formazione, pensionati, medici specializzandi? Con quali tempi? C’è inoltre il tema dei turni di lavoro e delle conciliazione dei tempi per accudire i figli a casa da scuola. Pur nella condizione di assoluta emergenza e urgenza, sembra comunque opportuno ipotizzare già in questa fase risorse anche di carattere economico per riconoscere adeguatamente gli accresciuti carichi di lavoro e di responsabilità che tutti gli operatori del sistema sanitario trentino sono stati chiamati a svolgere in questa particolare circostanza".

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