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Coronavirus, se ne va anche la nonna di Eleonora Perraro: “Hanno condiviso lo stesso destino, una morte solitaria e sofferente”

Nella notte fra 26 e il 27 marzo si è spenta Maddalena Gios, positiva al covid-19, la donna era la nonna di Eleonora Perraro, vittima di femminicidio. La famiglia: “Eleonora e la nonna erano molto unite, purtroppo entrambe sono morte sole, senza nessuno che potesse tener loro la mano”. Ora più che mai è importante non abbassare la guardia sulle violenze domestiche 

Di Tiziano Grottolo - 27 marzo 2020 - 17:23

TRENTO. Il coronavirus ha colpito in maniera drammatica l’Italia e come tutti ben sanno non ha risparmiato il Trentino, colpendo con particolare durezza le Rsa provinciali, dove purtroppo i contagi registrati sono ancora molte alte.

 

È all’interno di una di queste strutture che Maddalena Gios ha contratto il coronavirus e purtroppo, la donna classe 1931, non ce l’ha fatta. E' spirata nella notte tra il 26 e 27 marzo, vinta da questo male invisibile che proprio fra le persone più anziane colpisce con violenza.

 

In questo particolare momento però al dramma famigliare si aggiunge quello di non poter stare vicini ai propri cari: “Non abbiamo nemmeno potuto parlarle al telefono – afferma la famiglia – non abbiamo neppure potuto farle sentire le nostre voci, nostra nonna è morta da sola, senza nessuno che potesse tenerle la mano”.

 

C’è un’altra persona che non ha potuto salutare nonna Maddalena, questo perché c’è un altro virus che attanaglia la nostra società, altrettanto subdolo quanto troppo spesso invisibile: è la violenza sulle donne. Maddalena Gios infatti era la nonna di Eleonora Perraro, vittima di femminicidio.

 

“Eleonora e la nonna erano molto unite – spiega la famiglia – la nonna si illuminava tutte le volte che Eleonora arrivava da Rovereto per farle visita nella casa di riposo di Arco”. Un rapporto amorevole, speciale, di quelli che si instaura solo fra nonni e nipoti: “Eleonora passava a trovarla almeno tre volte alla settimana – ricordano i famigliari – con sua nonna era fantastica la coccolava come una bambina”.

 

Un rapporto forte, come il carattere di Maddalena che in giugno avrebbe compito 89 anni, entrambe le donne hanno sempre lottato e in un certo senso, come sottolineato dalla famiglia, le circostanze le hanno riunite: “Hanno condiviso lo stesso destino, una morte solitaria e sofferente”. Quella della famiglia Perraro vuole anche essere un grido d’allarme perché per via dell’emergenza coronavirus tante donne che subiscono violenza ora si trovano intrappolate in casa con i compagni maneschi (QUI articolo).

 

Se da un lato ci sono le regole imposte dai decreti, dall’altro ci sono situazioni complicate con molte donne che si trovano in difficoltà, numeri certificati anche dal Centro Antiviolenza di Trento che in queste settimane ha visto crollare le richieste d’aiuto. Dati che preoccupano Barbara Bastarelli, coordinatrice del centro di Trento che ammette: “Di solito avevamo dalle otto alle dieci chiamate al giorno e ora invece sono diventate due o tre, il fatto è che con l'uomo in casa le donne non hanno lo spazio per chiamare”.

 

 

Una situazione, quella della convivenza forzata, che ha convinto il procuratore di Trento, Sandro Raimondi, a intervenire stabilendo che in caso di violenza domestica, non siano più né donne né i bambini a dover lasciare la casa che condividono con il maltrattante, ma sarà quest’ultimo a venire trasferito. Decisione che si è guadagnata il plauso della Commissione Pari Opportunità che ha commentato: “In questo modo verranno meglio protette dal rischio covid-19 le persone più fragili e verrà risparmiata alle vittime l'ulteriore violenza di dover lasciare le propria abitazione, in questi tempi già di per sé di grande incertezza”.

 

L’auspicio è quello che le vittime di violenza non perdano la forza che sempre le contraddistingue e la speranza di potere uscire dalle situazioni di violenza e che continuino a denunciare chi fa del male a loro e alle loro figlie e figli. L’importante, in questo momento, è che la rete di protezione non venga meno a causa dell'emergenza sanitaria in corso: “Chiediamo che si approntino strumenti ad hoc per fare fronte a questa situazione – fa sapere la Commissione – il numero nazionale 1522 è attivo, così come i Centri Antiviolenza del Trentino sono sempre pronti ad accogliere le richieste di aiuto delle donne che subiscono violenza. In questi tempi difficili come cittadine e cittadini possiamo contribuire attivamente con la nostra solidarietà conclude la nota – offrire supporto e assistenza e denunciare le situazioni di violenza domestica di cui siamo a conoscenza, può salvare la vita di una donna e dei suoi figli”.

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