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Coronavirus, sindacati contro la nuova ordinanza di Fugatti: ''Manca di coraggio e non prevede nessun rafforzamento al sistema sanitario''

Per Cgil, Cisl e Uil: "Apprendere che anche il Trentino non è più in grado di effettuare un tracciamento efficace è allarmante perché è quello il primo tassello per interrompere le catene di contagio"

Pubblicato il - 27 ottobre 2020 - 18:21

TRENTO. Rischioso pensare di derogare ai divieti se non si cerca di rafforzare l'intero sistema sanitario. A lanciare l'allarme sono i sindacati Cgil, Cisl e Uil in merito all'ultima ordinanza del presidente Maurizio Fugatti che, spiegano, “manca di coraggio ed è priva di equilibrio”.

 

“Quanto sta accadendo in alcune case di riposo è molto preoccupante ed è la dimostrazione plastica che non possiamo permetterci nessun cedimento nel contrasto al coronavirus” spiegano le tre sigle sindacali evidenziando come l’ordinanza emanata ieri sera dal presidente Fugatti “seppur introduce delle mitigazioni ragionevoli ad alcune misure, come l’estensione degli orari per bar e ristoranti, allo stesso tempo manca di sufficiente coraggio su altri aspetti” come un importante rafforzamento della sanità pubblica. E su questo fronte il Trentino è ancora indietro.

 

Apprendere che anche il Trentino non è più in grado di effettuare un tracciamento efficace è allarmante perché è quello il primo tassello per interrompere le catene di contagio – insistono Andrea Grosselli, Michele Bezzi e Walter Alotti -. La Giunta investa subito maggiori risorse per potenziare la sorveglianza sanitaria, aumentando il numero di tamponi e rafforzando il tracciamento, anche tra i pre-sintomatici. Se rinunciamo a queste misure e allarghiamo le maglie dei divieti nazionali rischiano di dover chiudere tutto più velocemente di altri, se l’epidemia cresce. Per questo l’ordinanza è priva del necessario equilibrio”. L'auspicio da parte dei sindacati è che non via sia una impugnazione della nuova ordinanza non perché condividano tutto il contenuto ma perché “aprirebbe di nuovo al caos”.

I sindacati pongono l’accento, tra le altre questioni, al tema del trasporto pubblico. Annunciare la riduzione della capienza sull’extraurbano, spiegano, “non è assolutamente sufficiente”, visto che i problemi di assembramento si creano in attesa dei mezzi pubblici, nelle ore di punta, nelle aree urbane. “Serve potenziare il numero di mezzi in circolazione anche ricorrendo a convenzioni con i privati, ma serve anche prevedere insieme alla riduzione delle presenza su autobus, treni e corriere anche misure di flessibilità sulla scuola, soprattutto per i ragazzi delle superiori. Anche su questo fronte ogni posizione ideologica non può che creare danno. Basti guardare quanto ha fatto l’Alto Adige e provare a copiare su questo fronte”.

 

E in merito al dibattito aperto sull’apertura degli impianti a fune i segretari generali mettono le mani avanti: “Per un’apertura in sicurezza servono protocolli stringenti in grado di tutelare lavoratori e utenti se vogliamo davvero dare una possibilità al turismo nella stagione invernale”.

Altra previsione che ha suscitato molte perplessità è la chiusura di tutte le attività commerciali nella giornata di domenica. “Anche in questo caso sembra che sul buon senso abbia prevalso una visione ideologica – ribadiscono Grosselli, Bezzi e Alotti - . Se l’obiettivo è ridurre la socialità e il rischio di assembramenti avremmo dovuto fare come in provincia di Bolzano dove centri commerciali resteranno chiusi sia il sabato sia la domenica. Da noi serrande abbassate per tutti la domenica, con inevitabili concentrazioni di clienti il sabato quando tutti i centri commerciali resteranno aperti. Serviva più coraggio”.

 

Infine il tema della cultura: ma a differenza di Bolzano in Trentino cinema e teatri restano chiusi. “Evidentemente non sono una priorità per questa giunta”.

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