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Coronavirus, storia di una famiglia chiusa in casa: con papà positivo e figli e mamma in quarantena nelle loro camere (e una porta socchiusa per potersi parlare)

Mentre molti di noi faticano a stare chiusi in casa e a rispettare le regole per non far diffondere il coronavirus c'è chi queste disposizioni, praticamente, le deve attuare alla propria camera. Ecco la storia di Gianmarco e della sua famiglia che a Storo stanno vivendo in casa, con una porta socchiusa per fare due parole, dopo che nello stesso giorno è venuto a mancare il nonno e il padre è stato trovato positivo al tampone

Di Luca Pianesi - 25 marzo 2020 - 05:01

STORO. In cinque in casa, con il papà positivo al Coronavirus e figli e moglie in quarantena, ognuno nella sua stanza, con una porta socchiusa per scambiarsi due parole. E' questa l'incredibile situazione che sta vivendo una famiglia di Storo che da quasi due settimane è costretta ad evitarsi il più possibile all'interno della propria casa. Se qualcuno guarda la Tv gli altri si dedicano al computer, a un libro, alla cucina, e viceversa, a rotazione, il tutto per cercare di incontrarsi il meno possibile per rispettare le regole cui tutti devono uniformarsi ma addirittura tra camera e camere. 

 

Quel ''restate a casa'' che vale per ogni cittadino e che in tanti faticano ad applicare, per la famiglia di Gianmarco si è trasformato in una sorta di ''restate in camera'' e così anche solo recarsi in cucina o fermarsi sul corridoio per scambiare due parole, con la porta socchiusa, con il papà a letto o i fratelli in camera diventa una piccola conquista. E invece, oggi, le telefonate con la nonna, rimasta sola proprio in questi giorni, dopo che il nonno è venuto a mancare il giorno stesso che al padre è stato certificato il Covid-19, quelle con gli amici, (''spesso più preoccupati di me della situazione che sto vivendo'', ci racconta Gianmarco), le lezioni online dell'Università di Trento, si trasformano in una quotidianità nuova, diversa, inimmaginabile fino a 20 giorni fa per qualsiasi famiglia italiana.

 

Eppure è così: tutto è cominciato per la famiglia di Gianmarco martedì quando contemporaneamente il nonno del giovane è morto, per questioni non legate al Covid-19, e il padre è stato trovato positivo al virus previo tampone. Tornato dall'ospedale, infatti, dove era andato a trovare proprio l'anziano, ricoverato per l'aggravarsi della situazione, aveva accusato febbre e sintomi che, purtroppo, da qualche settimana cominciamo a conoscere. Siccome in famiglia ci sono molti medici si è proceduto precauzionalmente (anche per evitare che poi venissero eventualmente contagiati i familiari medici) con il tampone, che ha dato il suo esito positivo proprio il giorno in cui il nonno è venuto a mancare

 

Da lì è scattata la quarantena forzata per tutta la famiglia mentre all'esterno si celebrava il funerale dell'anziano al quale hanno preso parte non più di 15 persone, sparse per il cimitero per rispettare le regole sulle distanze. Nel frattempo nella casa di Gianmarco tra il dolore per la perdita e il cambio completo di abitudini si è costruita una diversa routine che va avanti ormai da giorni. ''Papà è a letto anche se, fortunatamente non ha più la febbre e sembra in netta ripresa - ci spiega Gianmarco - e per parlargli socchiudiamo la porta e chiacchieriamo restando in corridoio e con la stessa modalità gli portiamo da mangiare. Tra di noi fratelli, poi, cerchiamo di ruotare per pranzi e cene. Mamma cucina ed è l'unica che riesce a vederci tutti, più o meno, uno alla volta e sempre restandoci distanti. Noi, poi, per il resto della giornata stiamo in camera o ruotiamo negli spazi comuni ma sempre cercando di evitarci il più possibile''.

 

Qualcosa di innaturale in una famiglia, di estremo se prolungato per tanto tempo eppure ci si abitua anche a questo. ''Ormai siamo organizzati - racconta ancora il giovane - i pasti per papà li consegniamo solo con stoviglie usa e getta biodegradabili così da evitare 'rischiosi' lavaggi. Io poi ho la mia routine e devo dire che il tempo passa eccome. Faccio volontariato e continuo ad aiutare la locale Pro Loco che sta organizzando il servizio di consegna farmaci a domicilio e anche la famiglia cooperativa che fa le consegne della spesa agli anziani. Io do il mio contributo via telefono a livello organizzativo, per quel che potrò fare. Poi comunque sento i miei amici, ho le lezioni universitarie online, studio, guardo qualche serie su Netflix e c'è la nonna che è rimasta sola e non può nemmeno vederci, quindi cerchiamo di telefonarle il più possibile. Insomma il tempo, in realtà, non è mai abbastanza anche in contesti simili''.

 

E cosa si prova a ritrovarsi con il coronavirus così vicino? ''Ti accorgi che non è qualcosa che passa in televisione o che viene raccontato da chissà chi. Non è bello pensare che ce l'ha tuo papà e che potrei averlo anche io o qualche mio fratello o mia madre - conclude Gianmarco -. Però si cerca di stare su di morale, tenersi impegnati e affidarsi anche a quel po' di informazioni concrete che si hanno davvero su questo virus sul fatto che per molti il passaggio è asintomatico e che non per forza si deve finire in ospedale o peggio. Sentendo i miei amici sono loro quelli più spaventati. Io sono fiducioso e sono sicuro che passerà questo momento che è difficilissimo per tutti e lo è anche per me e la mia famiglia ma ci riprenderemo''.

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