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Coronavirus, sulle scuole d'infanzia regole poco chiare. Cgil: ''Un’insegnante come può far rispettare i protocolli dovendo seguire 22 bambini?''

Non manca poi la questione che riguarda la gestione dei sintomi sospetti. “Serve massima chiarezza anche su questo. Non basta semplicemente rimandare al patto di corresponsabilità con la famiglia, bisogna far comprendere la reale portata del rischio e mettere nero su bianco in modo definito quali sono i sintomi che devono spingere una famiglia a tenere il bambino a casa

Pubblicato il - 26 August 2020 - 15:47

TRENTO. Ad una settimana dall’avvio delle scuole dell’Infanzia sono ancora molte le perplessità legate alla tutela della sicurezza di lavoratori e bambini. A farlo capire è il sindacato che denuncia “l'incertezza nelle regole da seguire e le informazioni poco chiare”.

Neppure l’ultima ordinanza del presidente Fugatti fa sufficiente chiarezza.

 

Tra i nodi da sciogliere c’è quello del numero di bambini per classe che la giunta provinciale ha ridotto da 25 a 22. “Non si capisce come sarà possibile che un’insegnante da sola possa rispettare i protocolli dovendo seguire 22 bambini, quando durante la sperimentazione il numero di piccoli per insegnante era massimo 10 – spiega Bianca Francesconi che per Flc Cgil segue il settore -. Ci chiediamo come si potranno gestire in sicurezza i momenti più complessi come gli ingressi del mattino o le uscite, quando il rischio di assembramento è maggiore. I documenti lasciano troppo spazio alle interpretazioni e non forniscono indicazioni sufficientemente chiare”.

 

Altra questione posta dal sindacato è il tema dei gruppi fissi. “Una regola che vale per i bambini, ma non per le insegnanti che, in caso di bisogno, si dovranno spostare da una sezione all’altra. Ci chiediamo che senso ha tutto questo”, incalza ancora Francesconi, ricordando che i sindacati hanno posto queste perplessità all’attenzione del Dipartimento: nessuna delle proposte però è stata accolta. “Serviva un protocollo specifico – continua la sindacalista - per la tutela della salute e della sicurezza per il personale della scuola, invece, si è preferito rimandare ai protocolli generali. Il contesto scolastico, per intensità delle relazioni e per la tipologia di utenza, non è un normale contesto lavorativo e di questo non si è tenuto conto a sufficienza”.

 

Non manca poi la questione che riguarda la gestione dei sintomi sospetti. “Serve massima chiarezza anche su questo. Non basta semplicemente rimandare al patto di corresponsabilità con la famiglia, bisogna far comprendere la reale portata del rischio e mettere nero su bianco in modo definito quali sono i sintomi che devono spingere una famiglia a tenere il bambino a casa. Parlare genericamente di tosse persistente o di raffreddore è riduttivo: i bambini piccoli nei mesi invernali sono spesso raffreddati e con tosse. Come ci si deve comportare? Non basta dire che si riparte con la scuola in sicurezza. Bisogna mettere in atto misure concrete e chiare perché questa non sia solo un’affermazione” ha concluso Flc Cgil.

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