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Coronavirus, una docente precaria: ''Il concorso non c'è. Dopo mesi di impegno e poche direttive della Pat, ancora nessun riconoscimento''

E questa emergenza Covid-19 ha portato in luce pregi e difetti della Dad. Una professoressa: "Stabilizzarsi tramite il concorso? In Trentino sembra che non sia possibile". La sindacalista Cinzia Mazzacca: "A rischio la continuità didattica in molte scuole della nostra provincia, un docente potrebbe trasferirsi in un altro territorio"

Di Luca Andreazza - 27 maggio 2020 - 06:01

TRENTO. "Quale è il riconoscimento di tutto lo sforzo profuso in questi mesi? Nel momento in cui la politica provinciale ha dato poche direttive e indicazioni operative", queste le parole di un'insegnante ai tempi del coronavirus e alle prese con la necessità di portare a termine un programma scolastico nonostante le tante, tantissime, difficoltà della didattica a distanza e l'esigenza di modificare completamente il modo di lavorare e interfacciarsi con studenti e famiglie. Una situazione complicata che si acuisce ulteriormente se un docente è precario nel ruolo.

 

"Sono tantissimi gli insegnanti che tutti gli anni si mettono in gioco in un istituto diverso tra nuovi colleghi e soprattutto nuovi alunni. I precari - spiega la professionista - sono ormai abituati a una sistematica flessibilità mentale nell'approccio del lavoro, delle relazioni e delle tecniche di apprendimento: abituati a destreggiarsi nelle situazioni più diversificate".

 

E questa emergenza Covid-19 ha portato in luce pregi e difetti della Dad. Si fa presto a dure didattica a distanza o smart working ma poi ci sono le prove pratiche tra i problemi affrontati da insegnanti studentifamiglie e lavoratori: poca dimestichezza negli strumenti, linee internet carenti, mancanza di supporti tecnologici tra genitori a lavorare e studenti che devono seguire le lezioni. Sono solo alcune delle criticità, risolte tra creatività e flessibilità.

 

"In questo contesto - dice l'insegnante - tra i primi a proporre attività alternative rispetto alla lezione in presenza sono stati i colleghi precari. Colleghi che poi si sono messi a disposizione per formare altri docenti con webinar interni all’istituto per aggiornare e consentire di continuare a fare lezione, altri sentire costantemente famiglie e alunni per risolvere problemi pratici insieme. Questo senza tenere conto dello status professionale".

 

Un periodo comunque faticoso per tutte le parti, insegnanti e famiglie. "E dal punto di vista contrattuale nulla era dovuto - aggiunge la docente - ma ogni docente ha portato avanti l'impegno con profondo senso del dovere anche a fronte delle poche direttive e indicazioni operative della politica provinciale".

 

Il riconoscimento di tutto questo sforzo? La possibilità di stabilizzarsi tramite il concorso, in alcuni casi anche un precariato decennale. "In Trentino sembra che non sia possibile. Qui, dove molti di noi lavorano da più anni, viene data la possibilità a pochissime discipline e con un numero limitato di posti. Il risultato è che dovremo scegliere se andare fuori provincia a sostenere la prova per poi restare nel nuovo territorio o accettare altri anni di precariato nelle graduatorie d’istituto".

 

Insomma, si mantiene alta la pressione sull'assessorato dell'istruzione nel mirino per una certa inerzia nell'affrontare criticità e problematiche, così come nel portare e trovare proposte e soluzioni. In questi mesi sono diverse le lettere indirizzate all'assessore Mirko Bisesti tra insegnanti, studenti e genitori.

 

"Può esistere un lavoro che ti tiene precario per 10 anni e comunque ha bisogno della tua professionalità e ti apprezza ma non riesce a essere regolarizzato. Purtroppo questo avviene e si deve intervenire per cambiare il sistema", conclude la docente.

 

E c'è anche la presa di posizione dei sindacati. "Non ha alcun senso - commenta Cinzia Mazzacca, segretaria della Flc Cgil - un concorso straordinario a settembre e un numero di cattedre assolutamente insufficiente a rispondere al fabbisogno di personale della scuola trentina. Ci sono ambiti di insegnamento che rischiano di restare in gran parte scoperti e altri in cui non si dà alcuna risposta a chi da anni copre, in modo precario, i posti vacanti. A rischio la continuità didattica in molte scuole della nostra provincia".

 

Un commento che arriva dopo il vertice con la Provincia. "Non è chiaro sulla base di quali criteri sia stato determinato il contingente delle assunzioni. E' necessario - aggiunge il sindacato - un concorso abilitante aperto a tutti per rispondere ai docenti della formazione professionale, che avrebbero così l'occasione di abilitarsi all'insegnamento, ai docenti della scuola paritaria che avrebbero il requisito per essere assunti in ruolo nel privato, ai docenti di ruolo che potrebbero utilizzare la mobilità professionale".

 

Gli organici insufficienti e il precariato sono, infatti, due grandi problemi irrisolti della scuola che l’emergenza coronavirus rischia di amplificare ulteriormente. "Non sono ancora note le modalità con cui ripartirà la scuola a settembre - conclude Mazzacca - ma ci sono pochi dubbi sul fatto che serviranno più insegnanti di quelli oggi in servizio. Oltre al concorso, serve una graduatoria unica provinciale per tutti gli insegnanti precari in aggiunta alle graduatorie di istituto. C'è il nodo del liceo coreutico: ci sono docenti precari da anni che solo ora, possono provare la carta della stabilizzazione. I numeri previsti sono però insufficienti e lasciano scoperte molte classi. Chiediamo alla Provincia di rivedere le sue scelte se non si vuole che a settembre ci si trovi nuovamente in affanno".

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