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Coronavirus, Verona scende in piazza: la mattina gli esercenti, la sera i fascisti (con tanto di scontri). Nel Bellunese 4 morti e 165 contagi

Il capoluogo veronese è stato teatro nella giornata di mercoledì 28 ottobre di due partecipate manifestazioni, con centinaia di esercenti che hanno chiesto la revoca di alcune misure restrittive e indennizzi a fondo perduto la mattina, e numerosi estremisti di destra che hanno messo a ferro e fuoco il centro dopo le 21. Intanto continuano a crescere i contagi nel Bellunese, dove si registrano numeri da capogiro

Di Davide Leveghi - 29 ottobre 2020 - 09:50

VERONA. Sono giorni concitati in Veneto. Mentre l’andamento dei contagi continua a riportare importanti numeri, nella serata di mercoledì anche Verona ha assistito alle proteste di piazza, cominciate con le centinaia di esercenti delle attività più colpite dalle misure restrittive del governo e degenerate in serata con l’arrivo degli estremisti di destra, che hanno messo a ferro e fuoco il centro.

 


 

In mattinata, su invito di Confcommercio, erano state centinaia, se non migliaia, le persone radunatesi davanti all’Arena per protestare contro le misure del Dpcm e chiedere a gran voce “indennizzi a fondo perduto per la categoria e la possibilità di riprendere a lavorare in piena sicurezza”. Anche in questo caso, a essere sotto accusa è la ratio con cui l’esecutivo ha stabilito le chiusure di determinate attività e la limitazione degli orari per altre.

 

Centinaia di persone, da tutto il Veneto, tra baristi, ristoratori, gelatieri, gestori di discoteche e locali notturni oltre a esponenti di altri settori come agenzie di viaggio, tassisti, gestori di palestre, hanno partecipato alla mobilitazione nazionale di Fipe Confcommercio – si legge in una nota della sezione veronese – che ha coinvolto anche Verona”.

 

“Verona è una delle 24 città italiane in cui Confcommercio e gli operatori della ristorazione portano in piazza la loro protesta – ha fatto eco il sindaco Federico Sboarina, che a margine della manifestazione ha inviato una lettera con le istanze dei manifestanti al presidente del Consiglio Giuseppe Conte – stamattina è risuonato il Silenzio, con centinaia di ristoratori, tassisti, agenzie di viaggio e altre categorie in ginocchio. Sono al loro fianco per esprimere il sostegno dei veronesi in questo momenti di difficoltà di tutto il comparto”.

 

“Migliaia di professionisti già penalizzati dal crollo dei turisti, adesso sono penalizzati dall’ancor più grave e incomprensibile decisione del governo di abbassare le serrande alle 18 – ha proseguito in un accorato post sui social – rispettiamo e osserviamo tutte le precauzioni perché il Covid esiste e va sconfitto, ma non mettiamo in ginocchio le categorie. Chi si è messo in regola con tutte le norme e garantisce locali sicuri deve poter lavorare. A Verona nessuno viene lasciato indietro”.

 


 

La manifestazione della mattina, però, non è stata l’unica nel capoluogo scaligero. Attorno alle 21, infatti, circa 500 persone si sono concentrate all’ingresso di Piazza Bra, muovendo poi in corteo verso Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori. Il tentativo di raggiungere la prefettura è stato bloccato dalle Celere, dando avvio a scontri violenti e al lancio di oggetti (presi anche dai bar) contro le forze dell’ordine.

 

Alle bombe carta e ai petardi lanciati dai manifestanti, riconducibili alla nutrita galassia dell’estrema destra veronese, la polizia ha risposto con cariche e lacrimogeni, in un “carosello” durato circa 2 ore. Verona, dunque, si è risvegliata con un centro che assomigliava più a un campo di battaglia che non alla celebre e apprezzata città d’arte.

 

Mentre il capoluogo veronese viveva concitate ore, caratterizzate da manifestazioni di diverso segno in mattinata e serata, nel Bellunese la situazione dei contagi registrava nuovamente numeri da capogiro. Con una cifra di contagiati che al momento si attesta a 1561 persone, nelle ultime 24 ore la provincia di Belluno ha riscontrato la positività di ben 165 cittadini. Un numero impressionate, se consideriamo che cifre simili vengono raggiunte dalle vicine province di Trento e Bolzano, che contano più del doppio di abitanti (in provincia di Belluno sono oltre 201mila).

 

La situazione ricoveri in provincia segna d’altronde numeri in linea con un contagio in crescita. Sono 43 i pazienti in area non critica, 3 in terapia intensiva per quanto riguarda l’ospedale San Martino di Belluno, 20 in area non critica al Santa Maria del Prato di Feltre, 5 nell’ospedale di comunità di Alano e 15 in quello di Feltre.

 

Ma è il numero dei decessi che si contraddistingue per la maggior tragicità. Nelle ultime 24 ore, infatti, sono ben 4 i pazienti positivi al Covid deceduti nelle strutture ospedaliere bellunesi. Si tratta di un 68enne ricoverato in Pneumologia Covid a Belluno, un 77enne portato al Pronto soccorso, una paziente di 92 anni ricoverata in area Covid a Belluno e un paziente di 97 anni ricoverato in Malattie infettive.

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