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Coronavirus, Zaia: “Accordo fatto con Trentino e Friuli-Venezia Giulia sugli spostamenti”. Ora serve l’ok da Conte

I governatori nel Nord stanno stringendo accodi separati per gli spostamenti interregionali, Zaia: “Già concluso con Trentino e Friuli-Venezia Giulia”, ma manca il via libera da Roma. Scontro anche sulle linee guida dell’Inail giudicate dalla Regione Veneto “troppo complesse e inapplicabili”

Di Tiziano Grottolo - 14 maggio 2020 - 16:09

VERONA. Un primo accordo era stato annunciato già l’11 maggio scorso quando i presidenti di Trentino e Veneto, Maurizio Fugatti e Luca Zaia, avevano dato il via libera agli spostamenti fra quei comuni confinanti, aprendo di fatto a una prima forma di circolazione interregionale (QUI articolo).

 

Per il momento è consentito spostarsi da una regione all’altra solo in quei comuni direttamente confinanti tra loro, eppure fra pochi giorni anche questa apertura potrebbe essere superata. Fugatti nella conferenza stampa di ieri (13 maggio) aveva anticipato che Veneto e Trentino stavano lavorando a un accordo per estendere la possibilità di spostarsi fra le due regioni a tutti i cittadini. Oggi, 14 maggio, Zaia ha confermato che l’accordo è già stato raggiunto: “Stiamo procedendo con gli accordi per gli spostamenti tra Regioni – ha detto – abbiamo chiuso con il Friuli-Venezia Giulia, lo abbiamo fatto con il Trentino, stiamo procedendo con le altre regioni”. Resta da capire quale sarà il parere del Governo dal momento che Roma sembrerebbe orientata ad aprire agli spostamenti interregionali non prima dell’1 giugno.

 

Per quanto riguarda il bollettino i tamponi effettuati in Veneto sono stati 474.912, ben 11.219 in più rispetto a ieri. I nuovi positivi al coronavirus sono 32, per un totale di 18845 contagiati. Ancora alto il numero dei decessi: 31 nelle ultime 24 ore (1743 complessivi), le vittime in ospedale di oggi sono state 2, per un totale di 1290. Le persone ricoverate sono 685 di cui 342 ancora positive al coronavirus, scendono anche le terapie intensive solo 62 posti occupati. In isolamento restano 4436 persone (-76), mentre i dimessi sono 3012 (+25).

 

L’Osservatorio di Veneto Lavoro il trend negativo ha fotografato il trend negativo provocato dal lockdown: dall’inizio della crisi sono andati persi circa 80 mila i posti di lavoro. A farne le spese soprattutto il lavoro a termine: tra contratti a tempo determinato, apprendistato e lavoro intermittente, sono circa 60 mila i posti di lavoro persi tra il 23 febbraio e il 6 maggio 2020, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A questi si aggiungono 7.800 contratti a tempo indeterminato in meno, soprattutto a causa del calo delle assunzioni, e il prevedibile crollo dei contratti di somministrazione, che in base ai dati parziali disponibili sono diminuiti di oltre 13 mila unità.

 

“La situazione economica è gravissima – afferma Elena Donazzan, assessore regionale al lavoro del Veneto – se non riapriamo subito, con poche regole chiare, e con una vera semplificazione troppe volte solo annunciata, molte attività rischieranno una chiusura definitiva, ed il numero di posti di lavoro persi che conteggiamo oggi potrà solo aumentare. Se non verranno trovate immediate alternative a questa linea assistenzialista e burocratica proposta dal governo, mi aspetto un aumento delle crisi aziendali ed un impoverimento del tessuto sociale”.

 

Tra Venezia e Roma è scontro anche sulle linee guida dell’Inail definite dall’assessora alla sanità Manuela Lanzarin: “Troppo complesse e inapplicabili”. A far discutere in particolare le regole da applicare ai settori del turismo e della ristorazione: “Il quadro normativo al momento è ancora confuso, non è chiaro se le indicazioni nazionali fornite da Inail hanno solo valore tecnico o assumeranno il valore di norma cogente” ha sottolineato Lanzarin. La regione Veneto si è detta pronta a fare sintesi delle diverse istanze rappresentate dalle categorie economiche e dalle parti sociali: “Nei prossimi giorni forniremo una proposta di prescrizioni chiare, semplici e concrete – ha ribadito l’assessora – nel rispetto dei principi cardine di salute pubblica e di sicurezza dei lavoratori e dei cittadini e dei protocolli nazionali già sottoscritti con le parti sociali”.

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