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Coronavirus, Zaia: ''In Veneto vaccino non obbligatorio ma io lo farò'. E sulla zona gialla: ''Niente da festeggiare, comportatevi come se fosse rosso fuoco''

Il presidente del Veneto oggi su La7 ha parlato di vaccini spiegando che ''sarà su base volontaria ma iniziamo con il dire una cosa: la mia libertà finisce dove inizia la tua e la tua finisce dove inizia la mia''

Di L.P. - 22 novembre 2020 - 18:34

VENEZIA. ''Il vaccino non sarà obbligatorio e in Veneto sarà su base volontaria ma iniziamo con il dire una cosa: la mia libertà finisce dove inizia la tua e la tua finisce dove inizia la mia. Appena esce il vaccino, io lo farò". Così il presidente del Veneto Luca Zaia oggi su La7 a 'L'Aria di Domenica secondo appuntamento' ha spiegato che la battaglia contro il Covid è ancora tutta da combattere ma con le buone notizie che arrivano dalle aziende che stanno producendo i vaccini si può cominciare a sperare. 

 

"Non sto facendo campagna per Big Farm - ha sottolineato - o altre stupidaggini che vengono da parte dei negazionisti. Penso semplicemente che, avendo studiato i vaccini, a differenza di qualcun altro che ne parla e non sa nemmeno cosa siano, si deve prendere atto che questi vaccini sono stati provati su 70 mila persone. C'è un negazionismo che esagera anche con alcune affermazioni, ma siamo davanti ad un'opportunità che è quella di mettere in sicurezza la vita delle persone".

 

Poi ha parlato, più nel dettaglio, della situazione in Veneto spiegando che le cose sono sotto controllo. ''Abbiamo, a livello nazionale, la più bassa percentuale di occupazione delle terapie intensive e di ospedalizzazione -ha detto -. In Veneto il 59% dei medici di base, su 3.500, fa i tamponi. Prima che i medici di base firmassero la modifica del contratto nazionale, 650 medici di base facevano gratuitamente i tamponi. La vera preoccupazione che abbiamo noi governatori è che la seconda ondata finisca quanto prima. Analizzando le curve di tutto il mondo, dura 100 giorni. Adesso si vede un timido segnale di rallentamento ma, al di là di tutto, io ho 2.600 persone in ospedale e l’unica preoccupazione che ho è fare in modo che se ne tornino a casa''.

 

Numeri che aveva già dato negli scorsi giorni in conferenza stampa quando il Veneto era stato confermato ''zona gialla'' e aveva detto: ''Non abbiamo vinto nulla e non è il caso di festeggiare, anche perché abbiamo a oggi 3.057 morti e 2.500 ricoverati, dei quali quasi 300 in terapia intensiva. Il virus esiste e non è una fantasia, non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia. Dal punto di vista comportamentale dobbiamo guardare a questo giallo come fosse un rosso fuoco, perché non dobbiamo avere assolutamente cali di tensione: il Covid circola e gli ospedali sono sotto pressione''. 

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