E' una partita Iva ma per un giorno non ha accesso al contributo della Pat. "Sono senza soldi. La politica cambi il decreto"
F.M. è un libero professionista che con una scelta coraggiosa ha deciso di aprire la partita Iva. Per questioni fiscali, però, rischia di rimanere escluso dall'accesso al contributo a fondo perduto messo a disposizione dalla Pat. Tra i criteri per l'ammissione, infatti, ci sarebbe l'aver aperto la partita Iva prima del 31 gennaio 2020, un giorno lavorativo prima di quando l'ha aperta lui

TRENTO. “La cosa che mi fa più ridere o piangere a seconda del momento della giornata è che il termine per la richiesta dei fondi perduti per le partite Iva è il 31 gennaio 2020, giorno in cui il governo dichiarava l'emergenza sanitaria, mentre a inizio marzo il presidente della Provincia Fugatti invitava le persone a venire in Trentino per sciare”. E' amareggiato F.M., libero professionista che lavora nell'ambito degli impianti elettrici. Aperta la partita Iva a inizio febbraio, infatti, è rimasto escluso dai contributi a fondo perduto messi a disposizione dalla Pat per le partite Iva.
A determinarne l'esclusione c'è un pugno di giorni, nulla di più. F.M. non è l'unico che si ritrova in questa situazione, situazione dovuta a scelte di carattere fiscale che l'hanno portato a posticipare l'apertura della partita Iva all'inizio del nuovo mese. Una scelta che però, visti i parametri decisi dalla Provincia di Trento nell'ambito della misura di #ripartitrentino, rischia di metterlo in ulteriore difficoltà, dopo che la chiusura per l'emergenza sanitaria ne aveva già compromesso non poco l'attività.
Le entrate infatti sono state colpite non poco dalla chiusura obbligata. Il lockdown ha congelato i lavori, le entrate dai clienti, già normalmente spalmate su un periodo più lungo, prosciugate. Poco più che 35enne, F.M. aveva deciso di lanciarsi nella sfida della libera professione dopo aver lavorato per anni in imprese private, riuscendo subito a centrare ottimi risultati, con tanto lavoro e un'attività operativa sette giorni su sette.
“Aprire un'attività comporta dei costi – racconta – molte sono state le spese. Ma nonostante questo l'attività aveva preso avvio molto bene. Collaboravo con uno studio, il lavoro è stato tanto per tutto il mese di febbraio. E come tutti, il 9 marzo, sono rimasto a casa per il lockdown come tutti. La mia professione ha la peculiarità di non incassare subito i soldi del lavoro fatto, ma nei mesi successivi. Per questo, come tante altre partite Iva, speravo di ottenere i contributi dello Stato o della Provincia”.
“Ho ricevuto così i 600 euro da parte del governo del mese di marzo, mentre dovrebbero ancora arrivarmi quelli del mese di aprile. Per quelli di maggio, invece, non ho diritto, avendo fatturato per un lavoro. Quando però ho cercato di capire se fosse possibile avere accesso ai contributi a fondo perduto ho ricevuto dal commercialista la brutta notizia: avendo aperto la partita Iva il 3 febbraio, cioè il primo lunedì dopo gennaio, non rientravo fra i possibili destinatario. È assurdo, il termine sarebbe dovuto essere il 6 marzo”.
F.M., dunque, si trova in una situazione decisamente complicata, a cui si somma una condizione familiare difficile, con il figlio in condivisione con la moglie, da cui si è separato. La sua ricerca di riscatto dopo qualche anno problematico, però, rischia di trasformarsi in un incubo. E lo scoramento cresce. “Devo ammettere di essere molto deluso dalle riforme messe in campo dalla mia Provincia – incalza – dove sono nato e cresciuto e dove ho sempre pagato le tasse volentieri come cittadino onesto. Non posso nemmeno accedere al prestito a tasso agevolato con garanzia provinciale sempre perché sono una nuova partita Iva. Ho iniziato la mia attività con l'obiettivo di mettere le mie competenze professionali a servizio della società, per vivere dignitosamente, ma ora mi sento spaventato e deluso”.
Anche per il fondo messo a disposizione dallo Stato dal decreto liquidità, infatti, F.M. non ha ricevuto risposta. E così, l'orizzonte dei prossimi mesi inizia a condensare preoccupanti nubi. “In giugno devo pagare l'iscrizione all'ordine e il commercialista. Se non lo faccio non posso lavorare, né pagare l'affitto. Ho scritto all'assessore Spinelli e a 15 consiglieri. Ho ottenuto risposta solo da Cia e Degasperi, che al di là della gentilezza che mi hanno mostrato, hanno le mani legate – conclude - io non chiedo nulla di speciale, solo di essere trattato come tutte le partite Iva aperte meno di 24 ore prima di me e poter lavorare come ho sempre fatto senza mai lamentarmi”.















