Il Coronavirus manda ko le imprese. In Trentino in ginocchio l'86% delle aziende e per il 23% il fatturato è quasi azzerato
La crisi sanitaria sta avendo un impatto negativo sull'economia trentina. La fotografia fatta dalla Camera di Commercio mostra i timori di numerosi imprenditori sia per i propri dipendenti ma anche verso i pagamenti che si devono fare. Particolarmente critica la situazione per bar e ristoranti ma anche per le imprese che si occupano di servizi alla persona e attività sportive ricreative e di intrattenimento

TRENTO. L'impatto dell'emergenza sanitaria coronavirus sta mettendo in ginocchio l'86% delle imprese trentine. A confermarlo è un report prodotto dall'Ufficio studi e ricerche della Camera di Commercio, in coordinamento con l'Ispat, che porta a galla una situazione davvero negativa.
Se da un lato molti imprenditori trentini si trovano con un calo di fatturato e degli ordini, dall'altro nodi critici sono anche il rispetto delle scadenze fiscali e il pagamento dei fornitori.
I primi sintomi della della crisi sono stati avvertiti già a fine febbraio quando il coronavirus era già esploso in Cina e i primi casi si stavano registrando anche in Italia con un conseguente impatto negativo sull’attività delle aziende.
Entrando nelle specifico della situazione, considerando i singoli settori esaminati, l’impatto peggiore è riscontrabile nel comparto “bar e ristorazione” e in quello dei “servizi alla persona e attività sportive ricreative e di intrattenimento”, dove il 97% delle imprese dichiara di sperimentare effetti sfavorevoli. Le imprese del commercio al minuto e delle costruzioni, con percentuali rispettivamente dell’81 e dell’82%, risultano essere meno influenzate rispetto al dato medio, ma accusano comunque un impatto considerevole.

Inevitabile, in una situazione del genere, un calo del fatturato. In Trentino il 23% delle imprese, secondo sempre la rilevazione fatta dalla Camera di Commercio, sta registrando una diminuzione del fatturato pressochè totale e superiore all'80%. Poco meno del 20% segnala un calo del fatturato “lieve” compreso tra 0 e 20%; il 23,4% evidenzia una riduzione “moderata” (tra 21 e 40%) e il 14,7% una contrazione “significativa”, tra il 41 e il 60%. Vi è poi il 19,4% delle imprese, con una riduzione tra il 61 e l’80%.

Male, come già detto, anche gli ordinativi. Circa un quinto delle imprese (20,7%) riporta una diminuzione lieve, compresa tra 0 e 20%, e poco meno dei due quinti delle imprese (36,4%), che segnalano un calo grave o molto grave, superiore al 60%.
In una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo in queste settimane particolarmente critica è la gestione delle risorse umane con conseguenze anche gravi. Circa il 46% degli imprenditori ha chiesto ai propri dipendenti di smaltire ferie e permessi arretrati, il 23,5% ha manifestato l’intenzione di ricorrere all’attivazione di ammortizzatori sociali, mentre il 10,4% ha dichiarato che non procederà con assunzioni di nuovo organico, seppur già programmate. Segue l’orientamento verso il mancato rinnovo del personale con contratto in scadenza (5,4%) e verso eventuali licenziamenti (3,1%), misure rimaste però inattuabili per effetto del decreto “Cura Italia” che prevede la sospensione per due mesi di tutte le procedure di licenziamento. Infine, poco meno del 12% degli imprenditori ha dichiarato di non aver attuato e di non aver intenzione di attuare, in tempi brevi, alcuna misura sulle forze lavoro.

Rispetto ai problemi connessi agli aspetti finanziari e di liquidità, le imprese segnalano due difficoltà salienti: la prima legata al rispetto delle scadenze fiscali (24,4%) e la seconda relativa al pagamento dei fornitori (23,7%). Rilevante risulta anche la difficoltà connessa con l’incasso dei crediti (19,4%). Seguono le criticità legate al pagamento del personale e all’aumento dei debiti finanziari a breve termine (rispettivamente 15,7% e 15,0%).

Considerando gli effetti negativi complessivi che più preoccupano gli imprenditori trentini, risulta che il maggiore è rappresentato dalla riduzione del fatturato (49,8%); seguono il calo degli ordinativi (15,3%), le difficoltà negli approvvigionamenti (10,0%), le limitazioni imposte dai provvedimenti per l’emergenza (9,9%), i problemi finanziari o di liquidità (8,9%) e le difficoltà nella gestione delle risorse umane (3,6%).
“Le misure restrittive poste in campo dal Governo nazionale per contenere la diffusione dell’infezione – commenta Giovanni Bort, Presidente della Camera di Commercio di Trento – stanno pesando sull’operatività delle singole aziende in misura consistente e la rilevazione dell’Ufficio studi riflette inequivocabilmente la gravità della situazione. La prospettiva è netta e, in un’ipotesi di superamento dell’emergenza in tempi relativamente contenuti, una parte delle imprese potrebbe riprendere la normale attività, accusando però il contraccolpo, se invece l’emergenza dovesse protrarsi nel tempo e in assenza di adeguati interventi in chiave anticiclica – conclude il Presidente Bort – il danno per le imprese sarebbe molto più intenso”.
Con riferimento a commenti generici degli imprenditori, sul piano operativo, emerge in modo generalizzato la preoccupazione legata alla difficoltà di adottare misure adeguate a tutela della salute dei dipendenti e dei clienti, al punto che molti di loro hanno preferito chiudere momentaneamente l’attività. Inoltre, preoccupa molto l’avvicinarsi della stagione turistica e la contestuale cancellazione o il rinvio di tanti eventi programmati, che sta provocando un clima di incertezza e che alimenta il timore di ulteriori ricadute negative.


















