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L'Ispra ha visionato la ''prigione'' di M49: ''Aveva già provato più volte a forzare la recinzione. Forza e determinazione fuori dal comune''

I ricercatori del ministero sono andati a visitare il Casteller certificando che l'orso è uscito praticamente nello stesso punto da dove era scappato l'altra volta. Altri tondini sono stati trovati allentanti in altri punti segno che avrebbe tentato di scappare anche in altri momenti

Di Luca Pianesi - 28 luglio 2020 - 18:42

TRENTO. Ci aveva provato più volte (nonostante fosse fuori dal bunker di contenimento da pochi giorni). In vari punti sono stati trovati tentativi di forzatura delle saldature della recinzione e alla fine M49 è fuggito proprio ''nella stessa posizione da cui l'animale era fuggito lo scorso anno''. E' questo quel che hanno certificato i ricercatori dell'Ispra di Ozzano, giunti a Trento, per visionare il Casteller, il luogo all'interno del quale era contenuto l'orso più famoso del mondo quello che è riuscito a mettere in ridicolo le istituzioni trentine per ben due volte (la prima nel luglio dello scorso anno e la seconda ieri dopo che era stato ricatturato in aprile). 

 

La relazione dell'Istituo superiore per la protezione e la ricerca ambientale parla chiaro. ''Il punto da cui è fuoriuscito l’orso si trova nella stessa posizione da cui l’animale era fuggito lo scorso anno - comunica l'Ispra - scavalcando in quel caso la recinzione, in un punto distante del recinto rispetto alla porzione dove sono i locali tecnici. Questa volta, invece, sono stati divelti o piegati alcuni dei tondini della rete della recinzione (di diametro di 12 mm) dalla quale è poi fuoriuscito. Per operare l’apertura, sono stati rotti diversi punti di saldatura tra i tondini. Analoghi danneggiamenti sono stati rilevati in altri due punti della recinzione, dove sono stati osservati tondini in parte staccati, facendo presumere che l’esemplare abbia tentato di aprire la recinzione in vari punti prima di riuscire a creare l’apertura che ne ha permesso la fuga''.

 

L'Ispra prosegue spiegando che ''la fuga, per quanto riferito dal personale del Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento, sarebbe avvenuta di notte, per cui non vi sono osservazioni né dirette né in remoto del fatto; solo il mattino successivo si è preso atto della fuga, dopo aver visto il tracciamento del segnale emesso dal trasmettitore satellitare montato al collo dell’animale''.

 

''La struttura della recinzione - analizza l'Istituto superiore - è composta da un cordolo di calcestruzzo nel quale sono inseriti i pali verticali di sostegno, ai quali sono imbullonati i tondini che formano la rete di recinzione. I tondini non sono affogati nel calcestruzzo, caratteristica questa che presumibilmente ha contribuito a rendere meno difficoltosa la rottura della rete. Pur considerando la mole dell’animale (peso superiore a 200 kg), la forza e la determinazione mostrate dal soggetto visionando il punto di rottura appaiono fuori dal comune. Come nel precedente caso di fuga di M49, la recinzione elettrica che integra la recinzione esterna e separa le tre sub-aree interne, si è rivelata inefficace verso questo specifico individuo, a differenza di quanto registrato per gli altri orsi che nel corso del tempo sono stati tenuti nella struttura di Casteller''. 

 

 

 

 

 

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