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Niente sci per il prossimo inverno sul Nevegal. A rischio quasi 180 posti di lavoro. Gli operatori: "La fine di decenni di storia"

Con l'avvicinarsi della stagione invernale, il Colle del Nevegal pare destinato a rimanere chiuso. L'acquisizione da parte del Comune di Belluno della gestione degli impianti, in mano ad una società in liquidazione, non è ancora avvenuta. Gli operatori: "Eccoci a celebrare il funerale del Nevegal. Si potrebbe fare un libro sulle occasioni sprecate, sulle scelte sbagliate e sulla convinzione di molti bellunesi che ancora pensano, senza conoscere i numero, al colle come a uno sperpero di denaro"

Foto tratta dalla pagina facebook Vivaio Dolomiti
Di Davide Leveghi - 28 settembre 2020 - 09:59

BELLUNO. “Eccoci a celebrare il funerale del Nevegal”. L'atmosfera è funerea tra gli operatori del Colle bellunese. Tutte le promesse fatte nei mesi scorsi da parte dell'amministrazione comunale, appoggiata dalla Provincia, per comprare gli impianti di risalita del monte su cui hanno imparato a sciare migliaia di veneti paiono essersi dissolte nel nulla. La stagione invernale a venire, dunque, non vedrà alcuno sciatore scendere dalle piste.

 

A determinare questa situazione, sempre secondo gli operatori e i membri dell'Associazione Vivaio Dolomiti (nata per lo sviluppo del territorio bellunese), sarebbe stata l'eccessiva titubanza del Comune nell'acquisire la gestione degli impianti, dopo che la società che ne aveva la concessione, Alpe del Nevegal, si è trovata in gravi condizioni finanziarie, sferzata dalla tempesta del virus. Per rendere possibile l'apertura della stagione invernale 2020/2021, dunque, il Comune o una sua partecipata avrebbero dovuto subentrare all'azienda in liquidazione, ipotesi che ad ora pare sempre più remota.

 

Lo stesso sindaco di Belluno, Jacopo Massaro, ha d'altronde spiegato le difficoltà. I tempi sono troppo stretti, l'acquisto dovrebbe essere rimandato a marzo 2021. Niente da fare per quest'anno, a meno che, ipotesi altrettanto remota, l'azienda in liquidazione non dia in affitto gli impianti. “La fine di decenni di storia – hanno proseguito in un amaro post gli operatori turistici della zona – si potrebbe fare un libro sulle occasioni sprecate, sulle scelte sbagliate e sulla convinzione di molti bellunesi che ancora pensano, senza conoscere i numero, al colle come a uno sperpero di denaro”.

 

A rimetterci, secondo le associazioni di settore, non sarebbero solo gli operatori. Se infatti il Nevegal offre lavoro a circa 150 persone e a una trentina di maestri di sci, si stima che nelle casse comunali la mancata apertura potrebbe costare dai 10 ai 15 milioni di euro. Una cifra consistente, di certo non coperta nemmeno dalla possibilità che il Comune acquisisca e metta al bando la gestione degli impianti nel corso dei mesi invernali, potendo così ripartire, come immaginato da Massaro, a marzo.

 

Nel maggio scorso, un ordine del giorno con primo firmatario il leghista Franco Gidoni, aveva garantito il sostegno della Regione Veneto al Comune qualora avesse proseguito nelle sue intenzioni di prendere in consegna il Monte.

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