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Primario condannato per troppa reperibilità, i medici del pronto soccorso: ''Solidarietà a Ramponi. Reali difficoltà operative e situazione rischia di diventare irrecuperabile''

Nei giorni scorsi la Corte dei conti ha condannato Claudio Ramponi a pagare 61.620 euro per danno erariale provocato all'Azienda provinciale per i servizi sanitari per la scelta di aver concentrato sulla sua persona la maggior parte dei turni di "pronta disponibilità". La difesa ha già annunciato ricorso, mentre il primario incassa la solidarietà dei medici (LETTERA ALL'INTERNO)

Di L.A. - 13 agosto 2020 - 13:16

TRENTO. "La notizia della condanna del dottor Claudio Ramponi da parte della Corte di Conti ci ha profondamente colpiti e come équipe medica vogliamo esprimere la nostra solidarietà al primario e ribadire la nostra stima per lui". Questa la lettera scritta e condivisa da tutti i medici del pronto soccorso di Trento che aggiungono: "Riteniamo che alcuni giudizi e critiche coinvolgano indirettamente anche tutti noi che dobbiamo quotidianamente operare scelte clinico–organizzative in condizioni difficili, imprevedibili e non standardizzabili mentre ci saremmo aspettati sostegno da parte dei cittadini, dei media e della classe politica".

 

Nei giorni scorsi la Corte dei conti ha condannato Claudio Ramponi a pagare 61.620 euro per danno erariale provocato all'Azienda provinciale per i servizi sanitari per la scelta di aver concentrato sulla sua persona la maggior parte dei turni di "pronta disponibilità". La richiesta iniziale formulata dalla giustizia contabile è di 75 mila euro, ma l'importo è stato ridotto in quanto il 2013 è caduto in prescrizione (Qui articolo).

 

Una vicenda partita da un'interrogazione di Filippo Degasperi e da un'indagine dei carabinieri del Nas. E' emerso che nel periodo 1 gennaio 2013-31 luglio 2018, il primario aveva effettuato 2.224 turni di pronta disponibilità, circa il 78% del totale e una parte resa a favore del carcere di Trento. La contestazione non è la qualità del lavoro, ma la mancata gestione della reperibilità secondo i criteri di economicità che avrebbero portato l'Apss a risparmiare. 

 

"Come professionisti e come esseri umani siamo sconfortati dal constatare che alcune persone, non solo oggi, sono così solerti nel far emergere e dare risonanza alle anomalie del servizio criticando l’operato dei medici e degli operatori, anziché focalizzarsi sulle reali difficoltà operative e sui motivi che ne sono alla base, strumentalizzando di fatto il nostro silenzio mediatico". 

 

La difesa ha annunciato che ricorrerà in appello e il primario si è difeso che la sua disponibilità a prendere in gestione i turni era legata alla mancanza di disponibilità volontaria da parte degli altri medici del reparto e per cercare di agevolare il personale in servizio già costretto a turni pesanti.

 

La lettera dei medici del Pronto soccorso di Trento in forma integrale

 

La notizia della condanna del dottor Claudio Ramponi da parte della Corte di Conti ci ha profondamente colpiti e come équipe medica del pronto soccorso di Trento vogliamo esprimere la nostra solidarietà al primario e ribadire la nostra stima per lui. 

 

Come équipe medica riteniamo che alcuni giudizi e critiche emerse sugli organi di stampa coinvolgano indirettamente anche tutti noi che dobbiamo quotidianamente operare scelte clinico–organizzative in condizioni difficili, imprevedibili e non standardizzabili mentre ci saremmo aspettati sostegno da parte dei cittadini, dei media e della classe politica.

 

L’organizzazione del pronto soccorso che il dottor Ramponi ha impostato in questi ultimi anni è frutto di condivisione con i suoi medici di reparto e ha permesso di far fronte, nonostante le note difficoltà a reperire nuovi professionisti, al progressivo incremento del carico di lavoro in buona parte conseguente alla crescente centralizzazione a Trento di pazienti che presentano problematiche gravi e complesse (meno della metà degli accessi al pronto soccorso adulti provengono dalla valle dell’Adige). 

 

Malgrado le gravi difficoltà e nonostante l’elevatissimo turnover dei medici, il primario dottor Ramponi è sempre riuscito a organizzare l’attività in modo tale da far fronte al continuo aumento della complessità del nostro lavoro. 

 

In questo contesto anche la distribuzione delle reperibilità era pensata per alleviare il carico di lavoro dei medici impegnati spesso in turni di 12 ore continuative e per garantire un sufficiente recupero psicofisico, tenuto conto delle minime 11 ore consecutive di riposo fra un turno e l’altro previste dalla normativa. 

 

Forse non tutti sanno che mediamente noi medici del pronto soccorso di Trento lavoriamo in turno notturno per 4-6 notti al mese con un importante carico di lavoro (dalle ore 24 alle ore 6 vengono gestiti il 44% di tutti gli accessi provinciali) e che in base alla turnistica attuale viene assicurato un solo fine settimana di riposo al mese e talvolta, quando insorgono criticità, nemmeno quello. Inoltre la letteratura scientifica ha dimostrato che in regime di reperibilità il riposo notturno è alterato e non garantisce il necessario recupero non solo per i rientri in servizio ma anche in caso di chiamate per consulti telefonici. Chi si priverebbe del fondamentale riposo per una cifra che è di circa 27 euro netti a notte? Per tutto questo la stragrande maggioranza dei medici non fa volentieri turni in reperibilità.

 

A seguito dei recenti eventi, non ultime le limitazioni funzionali e strutturali per le problematiche Covid correlate, l’équipe si trova in ulteriore difficoltà e non è un caso se i due medici con maggiore esperienza professionale stanno facendo domanda di cessazione anticipata dal servizio o se i numerosi concorsi per assunzione di medici nel dipartimento di emergenza indetti dall’Azienda sanitaria negli ultimi due anni sono andati pressoché deserti

 

In queste condizioni, come peraltro già segnalato nel recente passato, sarà sempre più difficile far fronte al carico di lavoro richiesto mantenendo tempistiche, standard di qualità e di sicurezza adeguati. Come professionisti ed esseri umani siamo sconfortati dal constatare che alcune persone, non solo oggi, sono così solerti nel far emergere e dare risonanza alle anomalie del servizio criticando l’operato dei medici e degli operatori, anziché focalizzarsi sulle reali difficoltà operative e sui motivi che ne sono alla base, strumentalizzando di fatto il nostro silenzio mediatico. 

 

In questa sede vogliamo chiedere a tutte le figure competenti coinvolte di prendere concretamente provvedimenti per fronteggiare una situazione che, se non adeguatamente corretta, rischia di diventare irrecuperabile, a scapito della salute di tutti, non solo della nostra condizione lavorativa.

 

Lettera scritta e condivisa da tutti i medici del pronto soccorso di Trento:

dr Bonavida  

dr Buccelletti 

dr Cvetanoska 

dr Cristellon 

dr Dalle Vedove 

dr Dongmo

dr Fauri 

dr Gagliardo 

dr Giovanazzi 

dr Korinthios 

dr Laino 

dr Lonkeu

dr Lordi 

dr Marchiori

dr Masetti 

dr Mazzocchi

dr Miotto 

dr Novarese 

dr Pagano 

dr Pecoraro 

dr Pendino 

dr Ragusa 

dr Rancitelli 

dr Refatti 

dr Rizzi 

dr Sanò 

dr Tabellario

dr Tittoto 

dr Zappaterra 

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