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| 10 feb 2022 | 18:33

Sanità in affanno, a Cles un medico ha chiesto di partecipare a una missione umanitaria. Per garantire il servizio di chirurgia coinvolti Trento e Rovereto

A portare alla luce il problema i consiglieri del Patt Demagri e Dallapiccola che hanno interrogato l'assessora sui problemi organizzativi della struttura sanitaria sempre più in affanno ad ogni minima defezione. L'Apss conferma il problema ma assicura che l'attività di chirurgia a Cles sarà garantita

Sanità in affanno, a Cles un medico ha chiesto di partecipare a una missione umanitaria

CLES. Le criticità sono sempre più evidenti ma l’attività chirurgica all’ospedale di Cles prosegue. Lo conferma la direzione generale dell'Apss che ha messo in campo le misure organizzative per ovviare al problema che si è determinato dopo la decisione di uno dei professionisti destinati alla struttura di partecipare ad una missione umanitaria.

 

Il problema è stato sollevato con un'interrogazione dai consiglieri Demagri e Dallapiccola del Patt. ''Da oggi - scrivevano ieri, 9 febbraio i due consiglieri - l’unità operativa di chirurgia è composta soltanto da un direttore e da tre dirigenti e fra questi solo uno può essere considerato primo operatore. L’ultima defezione c’è stata poiché da ieri uno dei medici dirigenti ha ricevuto il permesso per prendersi un periodo di aspettativa per effettuare volontariato in uno stato straniero. Questo comporta che ora tutte le funzioni e le attività in capo a questa unità operativa, come ad esempio la gestione del reparto, degli ambulatori, del blocco operatorio e la formazione che li riguarda sia in carico solo a queste quattro unità. Il problema è molto grave, poiché il reparto di chirurgia deve essere operativo 24 ore al giorno, coperto o da medici in presenza o con la pronta disponibilità dei chirurghi''

 

Demagri e Dallapiccola spiegavano quindi che ''nel caso specifico con un così basso numero di medici, questi ultimi ogni mese dovrebbero svolgere circa 70 turni di reperibilità, considerando che oltre ai dirigenti garantisca il proprio supporto anche il direttore dell’unità operativa. La gravità della situazione è dimostrata anche dal fatto che ogni dipendente, da contratto, può svolgere al massimo 10 turni di reperibilità in un mese, salvo casi eccezionali''. La situazione attuale sarebbe da considerarsi un mero problema di organizzazione della Azienda Sanitaria e dell’Assessorato alla Sanità per i due massimi rappresentanti del Patt che aggiungono come ''i pazienti delle valli che saranno ricoverati in gravi condizioni per le quali sia necessario intervenire in tempi non procrastinabili saranno quindi dirottati sul Santa Chiara, con tutti i disagi ed i rischi connessi al trasporto di un paziente che ha necessità urgente di essere operato''.

 

Chiesti numi all'assessora Segnana nel frattempo è già intervenuta l'Azienda sanitaria a chiarire la situazione. ''In base ad accordi internazionali - spiega l'Apss - deve essere immediatamente garantita la possibilità alla partecipazione a tali missioni e questo senza possibilità di posticipo del periodo di assenza. Pertanto, al fine di garantire la continuità dell’attività operatoria, si è concordata una modalità operativa con il direttore dell’Area chirurgica e con i direttori delle Unità operative di chirurgia di Trento e di Rovereto. La copertura dei turni di Cles nei fine settimana sarà effettuata come sempre con un chirurgo presente e in più uno reperibile, per eventuali interventi urgenti/emergenti, afferenti alle unità operative di Trento o Rovereto. Il reparto resta comunque aperto nelle ore notturne con un medico chirurgo reperibile che deciderà le modalità di intervento in base ai bisogni dei singoli pazienti. Parallelamente prosegue la ricerca di soluzioni che consentano di consolidare il superamento delle difficoltà del momento''.

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