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Senzatetto, è allarme nelle strutture di accoglienza, Palatucci: ''Nessuno si interessa di noi, abbiamo chiesto delle mascherine ma dalla Pat nessuna risposta''

Le persone che si trovano nelle strutture alla mattina sono costrette ad uscire e rimangono in strada. In questa situazione di emergenza i volontari iniziano ad avere paura. Il responsabile: ''Speriamo che qualcuno si ricordi anche di noi"

Foto da internet
Di Giuseppe Fin - 13 marzo 2020 - 19:56

TRENTO. Sono quelli che non vogliamo vedere, quelli che anche in questa occasione di emergenza stanno nel silenzio. Senzatetto, persone in difficoltà messi ai margini della nostra società che ora, anche con l'emergenza coronavirus, sono costretti a passare le giornate nelle strade oppure in fila al supermercato per prendersi con qualche moneta qualcosa da mangiare.

 

E' la grave situazione che si sta vivendo in Trentino, un'emergenza nell'emergenza che si sta ingrandendo nel silenzio delle istituzioni.

 

“E' una situazione durissima, noi non diamo molto nell'occhio perché il problema dei senzatetto in questo momento è messo da parte. Ma abbiamo 50 persone da supportare in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo” spiega Pino Palatucci, responsabile volontario di tre strutture presenti nel nostro territorio: Casa Paola a Ravina, Casa Maurizio in via Bezzeca e Casa Balde in via Fiume.

 

In tutto parliamo di una cinquantina di persone tra ospiti e volontari che quotidianamente operano nelle tre strutture e che anche in queste ore stanno lavorando cercando di rispettare tutte le norme di sicurezza che sono importante dalla situazione. Chi viene ospitato, però, alla mattina deve uscire dalla struttura per consentire le pulizie e a pranzo e alla sera deve trovare un luogo dove mangiare. C'è il Punto d'Incontro in via Travai a mezzogiorno ma per la sera la mensa dei Cappuccini purtroppo non è attiva.

 

“Siamo in una posizione molto scomoda – spiega Palatucci – perché gli ospiti escono dalla struttura e vanno quindi in controtendenza rispetto alle regole che ci sono. Ma noi abbiamo bisogno di pulire. Ho dato disposizione che possano rientrare già alle 14”.

 

Scarseggiando le mense e c'è anche chi chiede il pranzo e la cena. “Ma noi non riusciamo a darli a tutti” spiega dispiaciuto Palatucci, “anche se stiamo mettendo il massimo impegno. Proviamo ad arrangiarci anche per la sera con dei panini, alcuni ristoranti ci hanno portato dei prodotti che non usano ma sono deperibili in breve tempo”.

 

La paura da parte del responsabile delle tre importanti strutture di accoglienza è il rischio di un contagio che avrebbe conseguenze devastanti costringendo gli ospiti da dormire all'addiaccio. “Se viene una epidemia all'interno delle strutture – spiega Palatucci – non sappiamo dove portarle tutte queste persone. Fino ad oggi a nessuno sembra interessare”.

 

Le strutture vengono quotidianamente pulite e sanificate e all'interno ci sono guanti e dispenser per la pulizia delle mani. Mancano però le mascherine. “Abbiamo fatto richiesta alla Provincia delle mascherine perché sarebbero molto importanti ma nessuno ci ha dato risposta”.

 

La situazione, insomma, è di emergenza e i volontari che stanno lavorando nelle strutture iniziato ad avere qualche timore. “Non sono qui a lamentarmi – spiega Palatucci – ma mi trovo con i volontari che hanno paura. Questa deve essere gestita con coraggio e per questo ci stiamo tutti mettendo dell'impegno per andare avanti il lavoro. Speriamo, però, che qualcuno si ricordi anche di noi”.

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