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Il Covid rende ancora più invisibili. L'allarme del Punto d'Incontro: ''Almeno 80 persone costrette in strada anche di notte''

La presenza sul territorio cittadino di persone in stato di grave marginalità sociale e precarietà abitativa pone questioni importanti. L'allarme viene lanciato dal Punto d'Incontro, la struttura fondata da Don Dante in via Travai. Da settimane si sta parlando di aprire una parte della residenza Fersina ai senza dimora. Una opzione sulla quale Provincia e Comune non hanno ancora deciso 

Di G.Fin - 23 December 2020 - 13:31

TRENTO. Don Dante Clauser nel 1977 lascia la parrocchia di San Pietro a Trento per “essere amico di coloro che non hanno amici”, condividendo per un periodo la vita in strada con “i barboni”.

 

Nel 1979 con altri otto soci fonda la Cooperativa Punto d’Incontro per offrire risposte ai bisogni primari delle persone senza dimora. Da quel momento, fino ad oggi, le sue porte sono sempre rimaste aperte e lo rimarranno anche a Natale e nei giorni successivi, con l'impegno di volontari ed operatori, per dare un posto al caldo dove poter trascorrere le giornate.

 

Proprio da qui, in queste ore, arriva l'ennesimo importante grido di allarme. L'allarme per un'emergenza che non è più temporale, non è più l'emergenza invernale ma è quella che colpisce sempre più persone senza una casa, senza lavoro e costrette a dormire all'aperto. E in questo periodo di pandemia tutto è diventato più difficile.

 

La presenza sul territorio cittadino di persone in stato di grave marginalità sociale e precarietà abitativa pone questioni importanti. Una città come Trento si deve porre delle domande sulla dignità delle persone che si vuole assicurare, sui diritti essenziali e sulla qualità di vita di tutti i suoi abitanti.

 

“Quest'anno abbiamo assistito dal tavolo dell'inclusione uno sforzo maggiore ma la pandemia non ha aiutato e non è stato fatto abbastanza” ci dice Milena Berlanda, direttrice del Punto d'Incontro. Gli sforzi attuati non sono stati sufficienti. Ci sono ancora almeno 80 persone in strada e siamo tutti chiamati a trovare una soluzione. Non sono numeri, non sono dati, sono persone che hanno un nome e un cognome che non riescono a dormire alla notte perché fa freddo. E' impossibile rimanere in un angolo di un marciapiede e allora camminano fino a mattina per riuscire a mantenere caldi almeno i piedi.

 

Una situazione di marginalità che può portare a conseguenze gravi anche dal punto di vista non solo fisico anche della salute psicologica.

 

Come già detto, i numeri registrati dall'osservatorio del Punto d'Incontro sono importanti.  Nel 2020 ad oggi si sono rivolte a via Travai 585 persone provenienti da 47 paesi del mondo, di cui 60 italiani. Di queste 585 persone 214 sono nuovi arrivi, mai registrati negli anni passati. Numerosi i giovani, soprattutto richiedenti asilo; in aumento la fascia di età tra i 50 e i 65 anni, in particolare gli italiani e gli stranieri “di vecchia data”. Sono circa 46.586 i pasti serviti, con una media di 145 presenze al giorno per il pranzo.

 

Durante tutto il lock-down da marzo a maggio la Cooperativa ha incrementato l’offerta dei servizi grazie al sostegno delle istituzioni e alle donazioni dei privati, sempre in coordinamento con tutti gli enti del terzo settore, ampliando l’accoglienza su due sale e attivando l’apertura straordinaria di Casa Sant’Angela. Fondamentale il sostegno degli oltre 50 volontari e il lavoro dei medici e degli infermieri del Gr.I.S a favore di ospiti e personale nelle fasi peggiori della pandemia.

 

Dal 18 ottobre, grazie alle donazioni dei cittadini, si è potuto riattivare il servizio delle aperture domenicali, che è tutt’ora in vigore e resterà attivo per tutto il periodo invernale.

 

“Quello che stiamo registrando – ha spiegato Berlanda – è un minor numero di persone che si sono rivolte a noi rispetto gli anni scorsi ma le condizioni si stanno cronicizzando. Questo significa, purtroppo, che le persone sono costrette a rimenare di più in strada, hanno difficoltà a rialzarti da una situazione di marginalità”.

 

Da settimane si sta parlando di aprire una parte della residenza Fersina ai senza dimora. Una decisione che coinvolge la Provincia che però fino ad oggi non ha ancora deciso nulla. L'opzione, assieme alla sospensione degli sgomberi sul territorio comunale, spiegano dal Punto d'Incontro, permetterebbe molto di superare l'inverno. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte per il diurno” ha spiegato il presidente della Cooperativa Punto d'Incontro, Osvaldo Filosi.

 

In via Travari, al Punto d'Incontro, non manca poi il ricordo ai tanti che in questo triste anno se ne sono andati. Dagli amici e sostenitori come Piergiorgio Cattani, Giorgio Butterini e Don Sergio Pighi. Ma anche persone senza dimora morte negli anni a causa anche della dura vita di strada: Khalid, Tobi e Omar.

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