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Coronavirus, Fugatti conferma la riapertura delle scuole per il 7 gennaio: ''Trovato accordo con il governo: manco rogne ghe, meio l'è''

Via libera anche in Trentino, dopo l'annuncio preventivo di ieri la Provincia ha rischiato di restare con il cerino in mano. Bisesti: "La decisione è arrivata tardi anche se era nell'aria da diversi giorni. Comunque è stata trovata una soluzione". Zanella (Futura): "Tutti vorremmo rivedere i nostri ragazzi sui banchi di scuola. Regioni messe meglio di noi hanno deciso di rinviarla: manca serietà da parte della Pat"

Di Luca Andreazza - 05 gennaio 2021 - 18:55

TRENTO. "Siamo stati un po' presi in contropiede ma abbiamo trovato un accordo con il governo per partire giovedì 7 gennaio con le scuole superiori al 50% in presenza". Così Maurizio Fugatti, presidente della Provincia di Trento, nel commentare la decisione di Roma di prorogare il ritorno in classe a lunedì 11 gennaio. E' stato un tema particolarmente caldo nel Consiglio dei ministri, mentre molte Regioni intendono comunque discostarsi dall'indicazione statale: Veneto e Friuli Venezia Giulia hanno già delineato che il rientro negli istituti è in agenda per febbraio. Anche l'Alto Adige ha deciso per il ritorno nelle scuole superiori per una quota dal 50 al 75% dopo l'Epifania (Qui articolo).

 

Via libera anche in Trentino, dopo l'annuncio preventivo di ieri la Provincia ha rischiato di restare con il cerino in mano, ma si è lavorato a livello ministeriale per trovare un'intesa e poter aprire in deroga già da giovedì 7 gennaio.

 

"Voglio essere molto istituzionale e cauto, questa decisione non comunicata in modo preventivo ci ha messo in difficoltà. Siamo andati a letto con una prescrizione del governo nazionale che diceva che il 7 gennaio si sarebbero riaperte le scuole superiori al 50% in presenza - dice Fugatti - poi nella notte è stato deciso per l'11 gennaio. Questo dopo che abbiamo lavorato con il mondo docente, dei trasporti e del sistema sanitario. Abbiamo avuto un interlocuzione con il ministro Francesco Boccia e abbiamo deciso di derogare".

 

E' confermato, quindi, per giovedì 7 gennaio il ritorno in presenza al 50% degli studenti della scuola secondaria di secondo grado nella provincia di Trento. E' in arrivo a questo proposito un'ordinanza del presidente della Provincia. "Un provvedimento - dice il presidente della Provincia - che non comporta strappi con il governo e alla fine questo è importante: manco rogne ghe, meio l'è. Poi dall'11 valgono le regole nazionali". 

 

Troppo alto il rischio di doversi rimangiare quanto annunciato solo poche ore prima, quindi la Pat è riuscita a trovare un accordo per non dover inserire un'altra marcia indietro. "Il Trentino - aggiunge Fugatti - da sempre ha creduto molto nel tentativo di garantire una continuità scolastica, senza nascondere la criticità dei numeri. Abbiamo voluto comunque iniziare il 7 gennaio perché così programmato e perché così detto così alle famiglia. La presenza al 50 % non è un detonatore importante sul livello del contagio. Tutto viene controllato e la parte sanitaria ci conferma che si può proseguire su questa strada".

 

Cambia qualcosa se il Trentino dovesse passare poi la settimana successiva in zona arancione? La classificazione dell'Iss è attesa per venerdì prossimo. "Informalmente - spiega il presidente della Provincia - ci è stato detto che il territorio dovrebbe rimanere in questa situazione. L'ordinanza dura due giorni perché poi si segue il provvedimento nazionale".

 

Si prevede un graduale innalzamento della quota al 75%? "Intanto si inizia - commenta Fugatti - poi si vedrà come va l'organizzazione e la situazione sanitaria. Valeva la pena partire per una questione organizzativa e di rispetto, non si può dire due giorni prima che si cambia tutto".

 

In materia ripartenza delle scuole è intervenuto anche l'assessore Mirko Bisesti. "Ci siamo organizzati prima di Natale d'intesa sulle basi dell'accordo tra Stato e Regioni per iniziare al 50% in presenza. I dirigenti hanno già dato le disposizioni necessarie per ripartire. La decisione è arrivata tardi anche se era nell'aria da diversi giorni. Comunque è stata trovata una soluzione che ci permette di riprendere le lezioni in tutta sicurezza, nel rispetto delle norme di contenimento della diffusione del virus. I dati hanno dimostrato che le nostre scuole sono sicure".

 

Trova applicazione inoltre la ripresa, nei medesimi termini, delle attività didattiche in presenza anche per il sistema di istruzione e formazione professionale. "Con l’ordinanza – conclude  Bisesti - abbiamo voluto mantenere fede agli accordi presi, nel rispetto della pianificazione condivisa con il mondo della scuola e con le famiglie".

 

C'è anche il Piano dedicato per quanto riguarda la mobilità: il sistema dei trasporti è stato potenziato con ulteriori 115 mezzi destinati ai percorsi extraurbani, 20 per le tratte urbane e 40 per il trasporto ferroviario. "Ci sono 148 corse per l'extraurbano e circa una trentina di corse sul servizio urbano. Tutto - dice Roberto Andreatta,  dirigente generale della mobilità della Pat - è stato deciso in coerenza con il Commissariato. La capienza di bus e treni è del 50% e c'è una grande collaborazione delle aziende private che affiancano Trentino Trasporti: il costo di questa operazione è di 1 milione di euro". 

 

C'è anche una presa di posizione di Futura. "Trovo assurdo - commenta il consigliere provinciale Paolo Zanella - che il territorio con il maggior tasso di ospedalizzazione e di ricoveri in rianimazione, secondo solo al Veneto per decessi, anticipi l'apertura delle scuole, quando Regioni messe meglio di noi hanno deciso di rinviarla. Manca serietà da parte della Provincia, che approfitta di indici di andamento del contagio favorevoli (l'ultimo Rt era di 0,7), pur sapendo che sono assolutamente falsati perché calcolati dall'Iss sui soli tamponi molecolari. Irresponsabile una ripartenza così. Se il Governo gestisce questa situazione in modo caotico, non vuol dire che dobbiamo andare a rimorchio: l'Autonomia servirebbe a fare meglio, innanzitutto a salvare le vite e la salute dei trentini. Tutti vorremmo rivedere i nostri ragazzi sui banchi di scuola, ma per farlo in sicurezza ci vuole il senso di responsabilità che questa Giunta dimostra di non avere".

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