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| 15 ago 2021 | 12:30

Green pass che non funzionano, l’Apss di Trento conferma: “Un’anomalia che va corretta, stiamo verificando le richieste che arrivano dal Ministero”

Il problema si è presentato per quei soggetti che hanno dovuto fare una sola dose di vaccino perché guariti da poco, per un errore però alcuni Green pass non vengono riconosciuti dalle app di verifica. L’Azienda sanitaria: “C’è stato qualche caso, però non si capisce bene dove stia lo sbaglio, la dimenticanza o l’errore nella trasmissione dei dati”

Green pass che non funzionano, l’Apss di Trento conferma: “Un’anomalia che va corretta
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Parla di “un’anomalia che va corretta”, Maria Grazia Zuccali, direttrice del Servizio igiene della sanità pubblica del Dipartimento di prevenzione dell’Apss, sentita da Il Dolomiti sulla questione dei Green pass che non funzionano.

 

In questi giorni infatti è emerso un nuovo problema (confermato anche dal Numero verde del Ministero della Salute) che riguarda le certificazioni errate che sono state rilasciate ad alcune persone che si sono sottoposte alla vaccinazione entro i 6 mesi dalla guarigione dal Covid-19 (da poco estesa a un anno). I soggetti che hanno già superato la malattia, in genere, vengono sottoposti a una singola inoculazione, anche per quei vaccini che prevedono la doppia dose. Nel frattempo l’Azienda sanitaria cancella automaticamente il richiamo.

 

Il problema è arrivato nel momento in cui alcune certificazioni non vengono riconosciute dalle applicazioni di verifica perché, alla voce “Numero della dose effettuata/numero totale dosi previste”, anziché inserire la dicitura “1/1” è stata inserita la formula “1/2”, come se l’utente dovesse sottoporsi al richiamo. Anche se l’appuntamento per il richiamo è già stato cancellato.

 

Ma a cosa è dovuto l’errore? “Ci sono delle regole per avere il Green pass – osserva Zuccali – per certificare la malattia non basta dichiararlo, serve un tampone di diagnosi positivo. Sappiamo che ci sono dei casi di persone che in certi momenti della pandemia – in primavera precisa la dirigente di Apss – venivano considerati anche dal medico di medicina generale come malati in quanto entrati in contatto con famigliari o soggetti positivi. Pertanto venivano trattati come tali. Queste persone seguivano tutte le procedure previste ma non veniva fatto loro un tampone per cui manca una diagnosi di malattia” (QUI e QUI un approfondimento sui dati). Nelle regole del Green pass ministeriale è previsto che ci sia una diagnosi, quindi queste persone si dovranno sottoporre anche alla seconda dose. Per lo stesso motivo un test sierologico non è sufficiente per dimostrare di aver contratto il Covid-19.

 

Ma in quei casi in cui gli utenti hanno dimostrato di aver contratto il Sars-Cov-2 e il Green pass non funziona comunque? “C’è stato qualche caso relativo a questa fattispecie – conferma Zuccali – ma in generale per chi ha fatto una dose entro i 6 mesi o entro l’anno dalla malattia il Green pass funziona. Non si capisce bene dove stia lo sbaglio, la dimenticanza o l’errore nella trasmissione dei dati. Per noi però non è difficile ritrasmetterli e quando serve lo facciamo. Se la richiesta arriva tramite il Ministero la verifichiamo e la prendiamo in carico”.

 

Come spiegato dal Numero verde 1500, attivato dal Ministero della Salute, è prevista una procedura specifica per fornire un nuovo Green pass, corretto. Innanzitutto è necessario contattare il Numero verde 1500 per segnalare il problema. Da qui un operatore, una volta raccolti i dati personali, invierà una segnalazione alla Regione di riferimento (in 4 giorni lavorativi), dopodiché la Regione correggerà il documento e dovrà restituirlo al Sistema sanitario nazionale che dovrà codificarlo. Solo a quel punto l’utente riceverà il nuovo Green pass, dopo un’attesa di circa 7-10 giorni.

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