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Sommozzatori ''no pass'', circa un terzo dei 18 tra i vigili del fuoco. Zuccali: ''L'elicottero è ambiente ristretto. In caso di positività a rischio l'intera catena del soccorso''

Una situazione paradossale che sta mettendo a rischio un servizio importante qual è quello dei sommozzatori e che mostra chiaramente i problemi che ogni comparto sta vivendo in questo momento storico. Il Dipartimento prevenzione dell'Apss: "Le regole devono essere rispettate. E' evidente che è necessario aderire alla campagna, anche per scongiurare una ripresa del coronavirus"

Di Luca Andreazza - 01 settembre 2021 - 06:01

TRENTO. Sono 7 su 18 i sommozzatori che non hanno il Green pass nel nucleo permanente dei vigili del fuoco per un servizio, quindi, che è sempre più a rischio. "Le regole devono essere rispettate e da un po' ci troviamo a convivere con queste disposizioni - dice Maria Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell’Apss - la certificazione verde è legata, come noto, alla vaccinazione, ma anche all'esecuzione di un tampone a 48 ore e alla guarigione da Covid. E' evidente che è necessario aderire alla campagna, anche per scongiurare una ripresa del coronavirus. Il test serve per la diagnosi mentre la somministrazione del siero può essere più incisiva per la salute pubblica".

 

Qualche settimana fa vi raccontavamo dell'ordine di servizio protocollato inviato agli operatori dove si specifica che qualora ci fosse qualche sommozzatore privo di certificazione verde, che verrà controllato ogni mattina alla sede del nucleo elicotteri, nessuno dei due operatori in servizio potrà salire sull'elicottero e dovranno entrambi intervenire con partenza dalla caserma di Trento per recarsi sui luoghi dell'intervento con i mezzi del corpo permanente su strada (Qui articolo).

 

E domenica si è verificato un caso eclatante con una richiesta di intervento a Campione sul Garda con una macchina finita nel lago. Operativi dei sub ''no vax'' che quindi hanno costretto il servizio a muoversi con un mezzo di terra e non con l'elicottero. Risultato: un'ora e mezza di macchina da Trento al Lago di Garda contro il quarto d'ora che ci avrebbero messo in elicottero (Qui articolo).

 

Fortunatamente non c'era nessuno da salvare ma è palese che il servizio così come si sta delineando rischia di non avere più senso con operatori che non possono salire sull'elicottero e devono raggiungere gli specchi d'acqua via terra. La cosa incredibile, poi, è che questi operatori potrebbero salire sull'elicottero anche senza vaccino ma si rifiutano, evidentemente, anche di fare il tampone che dovrebbero pagarsi da soli (come negli altri comparti).

 

Una situazione paradossale che sta mettendo a rischio un servizio importante qual è quello dei sommozzatori e che mostra chiaramente i problemi che ogni comparto sta vivendo in questo momento storico. Se succede addirittura in un campo insospettabile qual è quello del soccorso c'è chi antepone le sue convinzioni all'interesse generale e alla volontà di svolgere bene il proprio lavoro per la sicurezza di chi deve salvare e dei suoi colleghi con i quali si trova ad operare.

 

Un ordine di servizio sicuramente non disposto a cuor leggero e che si è affidato alla responsabilità delle unità d'emergenza chiamati a garantire la massima sicurezza. E se l'interventistica sul posto può essere gestita, diversa l'operatività negli spazi chiusi. "L'abitacolo dell'elicottero - aggiunge la direttrice del Dipartimento di prevenzione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari - è un ambiente ristretto: si indossa la mascherina ma è difficile mantenere le distanze. In caso di positività c'è un rischio per la catena in quanto operano diverse professionalità".

 

Vigili del fuoco che sono stati colpiti dal virus, sono stati registrati nei mesi scorsi diversi focolai e l'operatività anche a livello territoriali con i volontari ha dovuto subire una rimodulazione proprio nelle regole d'ingaggio a causa della diffusione di Covid (Qui articolo). L'invito è quello di vaccinarsi. "Se vogliamo evitare una ripresa del contagio questa è l'unica soluzione: c'è una modesta ripresa e ci sono situazioni che devono far mantenere alta l'attenzione, come il focolaio nella colonia a Cesenatico che riguarda il Trentino da vicino, ma ci sono diversi esempi in Italia della pericolosità di Covid. A fronte di un aumento delle positività nelle ultime settimane, i casi gravi sono molto bassi per i vaccini", conclude Zuccali.

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