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Vaccini, AstraZeneca consegna 60mila dosi in meno di quelle accordate. I governatori compatti: "Così non si può andare avanti"

La casa farmaceutica AstraZeneca ha comunicato che invierà 60mila dosi in meno di quelle previste per questo fine settimana. Compatta e dura la reazione dei governatori di regione, che hanno chiesto al presidente Draghi di far sentire la sua voce in Europa

Pubblicato il - 21 febbraio 2021 - 12:52

TRENTO. Ancora un rallentamento nella consegna delle dosi di vaccino AstraZeneca. L'azienda farmaceutica aglo-svedese ha infatti consegnato all'Italia 506.000 dosi delle 560.000 pattuite per questo fine settimana. “La produzione è un'operazione complessa, ma riusciremo lo stesso a consegnare i 4,2 milioni entro il primo trimestre del 2021”, ha comunicato.

 

La notizia, però, ha causato le ire dei governatori di regione. L'11% in meno delle dosi arriva in un momento in cui molti territori avevano dato avvio alla campagna per gli insegnanti, categoria che fino ai 65 anni – all'inizio era fino ai 55 – può ricevere finalmente il vaccino.

 

Tutte le operazioni di somministrazione del vaccino, dunque, subiscono un importante rallentamento. E ad essere maggiormente colpite sono alcune delle regioni più popolose, dal Lazio, che ne ha ricevute 9000 in meno all'Emilia-Romagna che ne ha avute 5000 in meno. Tutti i territori hanno pertanto ricevuto meno dosi del previsto secondo le proporzioni.

 

“Gravissima la riduzione improvvisa della consegna di vaccini AstraZeneca – ha tuonato sui social il presidente della Regione Lazio Nicola Zingarettinoi ce la stiamo mettendo tutta ma con questa incertezza è tutto più difficile. L'Italia tuteli gli interessi nazionali e le programmazioni delle Regioni, intanto prepariamoci alla produzione di vaccini validati da Ema e da Aifa da parte delle nostre aziende”.

 

“Lo stillicidio dei tagli alle forniture da parte delle aziende produttrici è molto grave – gli ha fatto eco il presidente della Lombardia Attilio Fontana – è una situazione insostenibile che mette in difficoltà tutte le regioni impegnate nelle campagne vaccinali. Il presidente Draghi faccia sentire la sua autorevole voce in Europa per tutelare gli interessi nazionali e la campagna vaccinale delle Regioni. Bisogna garantire al più presto la stabilità delle forniture perché i nostri cittadini hanno diritto di conoscere i tempi della programmazione della somministrazione dei vaccini”.

 

“La campagna vaccinale sta andando a rilento – ha spiegato il presidente dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini – non per disguidi organizzativi, per carenza di personale o indisponibilità della popolazione. In Emilia-Romagna siamo in grado di fare fino a 45 mila somministrazioni al giorno (oltre un milione al mese), non possiamo andare avanti facendone un decimo. Andamento comune nel Paese. Il problema sono le forniture. Per questo chiediamo al Governo di intraprendere ogni sforzo per reperire più dosi. Le Regioni sono a disposizione nelle forme e nei modi utili e possibili, a partire dal coinvolgimento diretto di aziende e filiere nazionali, per produrre qui i vaccini. Inoltre, stiamo già collaborando attivamente col Governo per arrivare ad un accordo quadro nazionale con i medici di medicina generale, coi quali nella nostra regione abbiamo sottoscritto l’intesa per la vaccinazione del personale della scuola”.

 

Lo stesso Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, ha voluto riunire i governatori per fare il punto della situazione e chiedere con voce compatta al governo un cambio di passo sul tema.

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