Covid, calano ricoveri e decessi ma gli esperti avvertono: “Follia abbandonare le mascherine al chiuso”
L’emergenza pandemica sarà archiviata? Il parere degli esperti: “I dati dimostrano che la circolazione del virus è ancora molto elevata, per questo è pura follia pensare di abbandonare l’utilizzo delle mascherine al chiuso”

TRENTO. Dopo 5 settimane si è invertita la curva dei contagi che sono tornati ad aumentare registrando un incremento dell’1,5% in 7 giorni. Allo stesso tempo però non mancano le buone notizie che fanno ben sperare, calano infatti i ricoveri in area medica (-16,1%) e quelli in terapia intensiva (-16,4%) mentre i decessi registrano un -19,3%. Questi i dati raccolti dal monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana che va dal 2 all’8 marzo.
“Dopo cinque settimane – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – si arresta la discesa dei nuovi casi settimanali, nonostante un calo del numero dei tamponi dell’8,8% rispetto alla settimana precedente. I nuovi casi si attestano intorno a 279 mila, con un incremento dell’1,5% e una media mobile a 7 giorni che sale da 39.339 casi del 1° marzo a 39.936 l’8 marzo (+5,8%)”.
Nella settimana 2-8 marzo si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi in 12 Regioni e una riduzione in 9: dal +37,4% dell’Umbria al -12,7% del Lazio. In quasi metà delle Province (49) si registra un incremento percentuale dei nuovi casi rispetto alla settimana precedente. In Trentino i posti letto occupati da pazienti Covid in terapia intensiva sono il 2,2%, mentre il 10,6% sono quelli in area medica. “Sul fronte degli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione Gimbe – i posti letto occupati da pazienti Covid diminuiscono ulteriormente sia in area medica che in terapia intensiva”.

Al 9 marzo l’85,5% della popolazione (50.658.027) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+19.150 rispetto alla settimana precedente) e l’83,6% (49.534.941) ha completato il ciclo vaccinale (+137.230 rispetto alla settimana precedente). Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 99,3% degli over 80 al 37,1% della fascia 5-11), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto l’88,5%, nella fascia 70-79 l’87,2% e in quella 60-69 anni l’83,7%.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare: l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dall’85,1% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’82,1% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 92,2% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 58,2-76,2%), ma soprattutto di malattia grave (del 73,6-88,3% per ricoveri ordinari; del 78,1-91,7% per le terapie intensive) e decesso (del 78,7-90,4%).
“Il recente incremento dei nuovi casi – afferma Cartabellotta – consegue verosimilmente all’interazione di vari fattori: rilassamento della popolazione, diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2, persistenza di basse temperature che costringono ad attività al chiuso, verosimile calo della protezione vaccinale nei confronti dell’infezione dopo qualche mese dalla dose booster”. In ogni caso, al di là delle motivazioni, come osservano da Gimbe “i dati dimostrano che la circolazione del virus è ancora molto elevata”, sono quasi 40 mila nuovi casi al giorno, oltre 1 milione di positivi e un tasso di positività dei tamponi all’11,4%. Serviranno 7-10 giorni per capire se la risalita della curva coincide con l’inizio di una nuova ondata, con successivo impatto sugli ospedali, o si tratta semplicemente un semplice rimbalzo.

“Nel frattempo – conclude Cartabellotta – indipendentemente dalla scadenza dello stato di emergenza, è pura follia pensare di abbandonare l’utilizzo delle mascherine al chiuso, fondamentali per contenere il più possibile la trasmissione del contagio, vista anche la limitata efficacia del vaccino nel ridurre il rischio di infezione. Sul fronte delle vaccinazioni, considerato che un’ampia fetta della popolazione è suscettibile al contagio, rimane prioritaria la somministrazione del ciclo primario a 4,67 milioni di persone e del booster a 2,8 milioni, in particolare agli over 50 a rischio elevato di malattia grave”.

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