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| 08 lug 2022 | 11:20

Covid, esplodono i contagi e crescono i ricoveri. L'incidenza è sopra i 1.000 casi ogni 100.000 abitanti. Gimbe: ''Servono le mascherine''

Nonostante il caldo e la bella stagione le varianti Omicron si stanno dimostrando decisamente contagiose e, purtroppo, stanno facendo risalire anche i ricoveri nei normali reparti ospedalieri e nelle terapie intensive. Nessuna regione è classificata a rischio basso

Covid, esplodono i contagi e crescono i ricoveri

ROMA. Le località turistiche estive a guidare la crescita dei contagi, i grandi assembramenti che rappresentano il pericolo numero 1 e la sensazione che prima o tardi qualche restrizione andrà reintrodotta per il bene di tutti. Il Covid rialza la testa e le ultime varianti Omicron stanno risultando decisamente contagiose nonostante la bella stagione, il caldo e la possibilità per i cittadini di stare di più all'aria aperta rispetto alla stagione fredda. Il report dell'Iss di questa settimana mostra un incidenza settimanale altissima di 1.071 casi ogni 100.000 abitanti (nonostante, poi, siano sempre più diffusi i test fai da te e il dato dei reali positivi potrebbe essere decisamente più alto) contro quella della settimana precedente che era di 763 casi.

 

L'Rt medio è stabilmente sopra l'1 (dunque il virus è già di fatto nuovamente fuori controllo), nel periodo 15 giugno-28 giugno è pari a 1,4 e, purtroppo, tornano a salire anche i ricoveri sia nei normali reparti ospedalieri che nelle terapie intensive. Il tasso di occupazione in terapia intensiva sale al 3,5% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 07 luglio) contro il 2,6% segnalato al 30 giugno. Il tasso di occupazione in aree mediche a livello nazionale sale al 13,3% (rilevazione giornaliera Ministero della Salute al 30 giugno) contro il 10,3% del 30 giugno. E a questo punto, vista l'inerzia del Governo che teme la reazione contraria della popolazione nel ristabilire alcune regole di minimo buonsenso, sta ai cittadini cercare di tutelarsi tornando a indossare le mascherine almeno al chiuso e mettendosi in pari con i vaccini.

 

Perché se salgono tutti gli indicatori ''negativi'', compreso quello sui decessi (ieri si è tornati a sfiorare le 100 vittime, 94) la fondazione Gimbe spiega che sono ferme le percentuali di chi ha ricevuto almeno una dose di vaccino e di chi ha completato il ciclo vaccinale. Sono 6,84 milioni i non vaccinati, di cui 2,75 milioni di guariti protetti solo temporaneamente. 7,89 milioni di persone non hanno ancora ricevuto la terza dose, di cui 2,43 milioni di guariti che non possono riceverla nell’immediato. Le quarte dosi a immunocompromessi e altri fragili, invece, sono ancora al palo: per Gimbe è rischioso rimandare la quarta dose all’autunno con i “vaccini aggiornati” (quelli che dovrebbero essere tarati proprio sulle varianti Omicron e che sono annunciati tra ottobre e novembre) di cui ad oggi non si conoscono gli effetti sulla malattia grave.

 

L'appello, allora, della Fondazione Gimbe, come della stragrande maggioranza di esperti, medici e virologi, è di tornare a indossare la mascherina per arginare la diffusione del virus. ''Va utilizzata per la nostra salute - comunica la Fondazione Gimbe - per i professionisti sanitari stremati da due anni e mezzo di pandemia, per l’economia del nostro Paese e per evitare un nuovo sovraccarico degli ospedali con conseguenti inaccettabili ritardi alle cure di tutti i cittadini''.

 

Tornando ai dati dell'Iss nessuna Regione/Provincia autonoma è classificata a rischio basso. 12 Regioni/Province autonome sono classificate a rischio moderato (2 di queste ad alta probabilità di progressione), mentre 9 sono classificate a rischio alto per la presenza di molteplici allerte di resilienza e una per non aver raggiunto la soglia minima di qualità dei dati trasmessi all’Iss. Venti riportano almeno una singola allerta di resilienza. Nove riportano molteplici allerte di resilienza. La percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti è in lieve aumento (10% vs 9% la scorsa settimana). In diminuzione la percentuale dei casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (41% vs 44%), e in aumento la percentuale dei casi diagnosticati attraverso attività di screening (49% vs 47%).

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