Covid, in Trentino flop del vaccino Novavax. Zuccali: ''Non ha convinto chi non si fidava del sistema Mrna''. Quasi 50 mila i trentini non vaccinati e mancano 35 mila terze dosi
Il nuovo vaccino arrivato anche in Trentino la scorsa settimana non ha riscosso l'interesse che ci si aspettava. Una situazione che si rileva anche nelle altre regioni italiane, Zuccali: "Non ha convinto chi non si fidava del metodo Mrna". Pochi effetti anche dall'obbligo vaccinazione per gli over 50. Sarebbero 35 mila le persone che in Trentino non hanno ancora fatto la terza dose.

TRENTO. Un flop. La definiscono così alcuni la partenza fin troppo lenta delle prenotazioni per il vaccino Novavax. In Trentino, come nel resto d'Italia, le richieste e le prime somministrazioni sono poche, sicuramente al di sotto delle aspettative che avevano accompagnato lo sviluppo di questo vaccino contro il Coronavirus. Si tratta del primo a utilizzare la tecnologia delle proteine ricombinanti e per questo considerato utile a convincere le persone scettiche nei confronti dei vaccini a Rna messaggero e a vettore virale.
Ma non aver ottenuto sul fronte vaccinale i risultati sperati è anche l’obbligo per gli over 50.
“Il nuovo vaccino non è stato molto accolto bene. In altre zone d’Italia la situazione è uguale. Oggi possiamo dire che la campagna vaccinale è purtroppo quasi finita, difficile scalfire lo zoccolo duro di chi non ha voluto somministrazioni anche se ci sono ancora diverse terze dosi da fare” ci spiega la dottoressa Maria Grazia Zuccali, responsabile dell’Unità operativa di igiene e sanità pubblica del Dipartimento di prevenzione dell'Apss.
Dottoressa Zuccali, il Trentino è in zona bianca. I dati sui ricoveri e sui contagi stanno migliorando. Possiamo fare un punto sulla campagna vaccinale?
La campagna vaccinale è un po' rallentata. Non abbiamo più grandi richieste di nuove dosi e nemmeno di prime dosi nonostante sia arrivato il nuovo vaccino. Su quest’ultimo non stiamo vedendo quella corsa che si aspettava. Noi abbiamo avuto poco più di 100 somministrazioni.
Analizzando le varie fasce d’età cosa possiamo dire?
Per i più giovani, nella fascia d’età dai 5 ai 12 anni, l'adesione è stata nella fase iniziale a cavallo delle feste natalizie con la ripresa della scuola il 35% di questa fascia si è vaccinato. Poi nonostante siano aperte le possibilità di prenotazione in tutti i centri, si sta completando il ciclo primario ma non si stanno aggiungendo in modo significativo nuove dosi e quindi nuovi bambini che accedono alla vaccinazione.
Dai 40 ai 60 anni è un fascia che quasi dall’inizio ha avuto maggiori criticità nell’adesione. Nonostante poi ci sia l’obbligo per gli over 50, possiamo dire che questa non è stata una leva che ha fatto vaccinare tante persone in più.
Quante sono le persone ad oggi che non sono vaccinate in Trentino?
Possiamo fare un rapido calcolo. Togliendo la fascia di chi non può fare il vaccino, dai 0 ai 5 anni, che sono 20 – 25 mila bambini, considerando che abbiamo fatto circa 450 mila prime dosi ed essendoci circa 540 mila persone, saranno all’incirca 50 mila i trentini che non hanno ancora fatto la prima dose. Tra questi, in numero ridotto, c’è chi ha avuto il Covid ma poi deve comunque vaccinarsi perché non rimane immunizzato a vita.
Quindi è difficile convincere le persone a fare la prima dose.
Rimaneva la speranza che il nuovo vaccino, perché prodotto in modo più tradizionale, poteva venirci in aiuto per quelle persone che non si erano spaventate dal sistema Mrna. Così non è stato.
E di terze dosi quante ne mancano?
Ad oggi ne mancano circa 35-40 mila.
Con il miglioramento della situazione in molti chiedono che le regole in essere siano alleggerite. Lei cosa ne pensa?
Io spero che continui ad essere alta l’attenzione. Stiamo andando meglio, il Trentino è in zona bianca, e abbiamo visto una riduzione dei contagi e, in maniera più lenta, dei ricoveri. Però le attenzioni rispetto alle misure che conosciamo bene vanno mantenute se vogliamo tenere l’epidemia sotto controllo. Questo deve essere fatto per tutta l’estate nell'attesa di vedere cosa succederà in autunno.
Ci avviciniamo alla data del concerto di Vasco nell’area San Vincenzo dove è presente il grande hub vaccinale di Trento. Cosa accadrà?
Noi dobbiamo sicuramente disporre a Trento di un centro vaccinale grande perchè il Covid non è finito e perché dobbiamo effettuare le altre vaccinazioni previste in spazi più grandi di quelli che disponiamo nei servizi vaccinali. Quello di San Vincenzo ci è stato detto che possiamo usarlo fino a Pasqua e forse fino a fine aprile. Adesso in questo mese dovremmo in accordo con la Protezione Civile e la task force provinciale, capire dove potremmo collocarci. La nostra esigenza sarebbe quella di avere un centro come quello di San Vincenzo: da usare come drive vaccinale nella bella stagione e nella brutta poterlo coprire.







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