“Il 77% delle dimissioni sono di madri che si trovano a scegliere tra famiglia e lavoro”. Conzatti: "L'Italia resta un Paese maschile"
Dopo le leggi e le strategie introdotte a livello nazionale, dice la senatrice di Italia Viva Donatella Conzatti, ora bisogna metterle in azione con un cambio di passo culturale: "Ora servono azioni quotidiane, sulle gambe delle persone, perché altrimenti nulla mai cambierà"

TRENTO. “E siamo sempre lì: a chiedere alle donne di limitarsi, di depotenziarsi, di fare quel passo indietro che serve alla famiglia”. È con queste parole che si apre l'analisi della senatrice trentina di Italia Viva, e segretaria della Commissione femminicidio, Donatella Conzatti in occasione della Festa della mamma. Le conclusioni? “Invece di fare un passo avanti per potersi dire paritarie, loro malgrado le donne continuano a farne indietro. Qui la vera causa sta nella testa del Paese, che nonostante tutto resta maschile. La testa di un paese pensato, voluto e difeso in assetto maschile”.
Il 77 per cento delle dimissioni dal lavoro, spiega infatti Conzatti, sono di mamme messe nelle condizioni di dover scegliere tra famiglia e professione: “Come non bastasse questo, la pandemia e ora la guerra riportano l'Italia indietro a decenni fa. Siamo al 63esimo posto nella classifica internazionale del Wef: dato che dovrebbe fari correre in avanti allarmati. Macché. In fondo le donne possono essere sacrificate a beneficio della famiglia, per la tenuta sociale, nel nome dello stipendio più alto e così via dicendo. Quante volte si fanno questi discorsi in una coppia?”.
Al di là della dimensione privata però, la problematica si riflette poi a livello nazionale sul piano economico: “Quanto questi discorsi da quotidianità domestica impattano poi sul Pil? - si chiede infatti Conzatti – le differenze di genere sull'occupazione si allargano, siamo tornati a essere il Paese dove le mamme rinunciano alla carriera per stare a casa con i figli e i papà prendono la porta di casa e vanno a lavoro. Dopo tanto, dopo tutto non è possibile essere ancora a questo punto”.
La soluzione più immediata, spiega la senatrice, è agire su più fattori, partendo però dal lavoro e dalla parità salariale: “Iniziare col rendere il lavoro femminile realmente remunerativo in modo che in famiglia non si debba 'sacrificare' lo stipendio più basso. E poi sfruttare a pieno il Pnrr. I suoi 4,6 miliardi per il piano nidi. Il miliardo a disposizione per il tempo pieno a scuola. Amministrazioni territoriali, tocca a voi”.
Nella presente legislatura, conclude Conzatti: “Abbiamo fatto leggi e prodotto strategie nazionali come mai prima, ma per metterle in azione bisogna che siano accompagnate da un cambio di passo culturale. Io lo faccio. Molte di noi lo fanno. Alcuni uomini iniziano a farlo. Passare dal modello di società patriarcale a quello paritario è uno sforzo che dobbiamo produrre tutti insieme. Tutto serve, dalla legge sul doppio cognome alla certificazione aziendale di pari opportunità , dalle quote nei cda ai congedi parentali egualitari, dai titoli sui giornali ai ruoli nella politica e nelle istituzioni, dalle scuole allo sport, in una trasversalità indispensabile per raggiungere l'obiettivo. Le leggi ci sono, ora servono azioni quotidiane e concrete, sulle gambe delle persone, perché altrimenti nulla mai cambierà. Che questa sia veramente una riflessione da fare, nel giorno dedicato alla Festa della mamma”.














