I due bidoni antiorso appena messi non reggono, a Caldes l'orso torna tra le vie del paese: troppi ritardi per una non gestione del fenomeno
Il rischio che fosse già tardi c'era e infatti i bidoni antiorso messi lì solo dopo le segnalazioni dei cittadini non sembrano essere bastati. Si dovevano sostituire tutti i bidoni subito (lo si sarebbe dovuto fare già da tempo) almeno a Caldes, dove è avvenuta la tragedia di inizio aprile, almeno in quella zona dove incidono tanti esemplari a detta della stessa Provincia. Invece non si è fatto nulla se non proclami, proteste e gazebo

CALDES. I bidoni, lo avevamo detto, sono arrivati, sì, ma in ritardo. Dopo la tragedia avvenuta a Caldes e dopo la conferma da parte della Provincia di Trento che solo sul Peller sarebbero presenti almeno una ventina di orsi la prima cosa da fare sarebbe stata quella di dotare almeno quella zona di bidoni antiorso per evitare di abituare i plantigradi al reperimento di cibo facile vicino alle case.
Non è andata così. Ci sono volute le segnalazioni dei cittadini, giustamente preoccupati, e solo dopo il nostro primo articolo che denunciava quanto stava accadendo (bidoni lanciati per la strada e plantigradi che tornavano ad avvicinarsi alle case attirati dalla spazzatura) due bidoni, dicasi due, sono stati sostituiti.
Il risultato è che l'orso, però, ormai aveva già associato quel luogo al cibo e così ecco che le minuscole catenine cui erano legati questi bidoncini dell'organico hanno fatto una brutta fine. Se si aggiunge anche il fatto che forse qualcuno qualche rifiuto lo ha lasciato anche all'esterno del bidone, perché per aprirlo serve la chiave e magari non tutti l'avevano con sé, il problema eccolo lì a ripresentarsi.
E' questa la dimostrazione plastica di come si sta affrontando il tema orso in questi anni in Trentino. Non si fa nulla e si ''reagisce'' solo a degli eventi, a degli incidenti, a delle tragedie e lo si fa con interventi a spot quando gli interventi dovrebbero, invece, essere strutturali e strutturati. Dopo la tragedia dei primi di aprile si sarebbe potuto intervenire almeno su questo banalissimo aspetto, evitare di rendere confidenti altri esemplari e quindi renderli poi ''problematici'', evitare almeno ai cittadini di Caldes di ritrovarsi degli orsi tra le vie del paese, cambiando da subito tutti i bidoni (era aprile quindi perfettamente in tempo anche se fuori tempo massimo rispetto agli anni di gestione del fenomeno che dovrebbe esserci stata ma non c'è stata. E invece all'indomani della tragedia l'assessora Zanotelli ha parlato di 2028 per la sostituzione di tutti i bidoni).
Non si è fatto nemmeno questo e ora il problema si è acuito e anche la soluzione ''emergenziale'' dei due bidoncini piazzati lì a Cassana e San Giacomo di Caldes rischia di non bastare. Intanto chi governa il territorio fa i gazebo per raccogliere firme per ridurre la popolazione degli orsi come faceva nel 2015 quando proponeva referendum inammissibili sullo stesso argomento. C'è bisogno di una politica della gestione del fenomeno prima di tutto.
Esemplare al riguardo il caso di M62, uno dei tre orsi condannati a morte dal presidente Fugatti (assieme a Jj4 e a Mj5) e che è stato ritrovato senza vita in una zona impervia tra il lago di Molveno e San Lorenzo Dorsino. Ebbene lui era un orso problematico perché particolarmente confidente abituato a frequentare i centri abitati soprattutto della Paganella dove non c'erano i bidoni antiorso. Nel report sui grandi carnivori del 2022 si spiega che ''tramite un impegno di circa 138.000 euro, 169 bidoni per l’organico (di cui 85 con modifica anti orso) sono stati sostituiti da 68 nuove campane metalliche. I risultati sono stati positivi facendo registrare una drastica riduzione delle visite nell’area da parte dell’orso M62 e degli orsi in generale''.
Le chiacchiere ormai stanno a zero. Roba da bidone dell'umido.












