''Più di 100 persone finiranno in strada'', allarme per la chiusura delle strutture di accoglienza. Bozen Solidale: ''I soldi per i Cpr ci sono sempre, per il resto no''
Nelle scorse settimane Bozen Solidale aveva lanciato un appello alle istituzioni per l'apertura annuale delle strutture. Purtroppo non sono arrivate risposte

BOLZANO. “I soldi per un Centro di permanenza per il rimpatrio ci sono e sembrano tutti molto lieti di spenderli”. Dopo le parole dette nei giorni scorsi dal governatore Arno Kompatcher, Bozen Solidale torna a lanciare l'allarme sul rischio che la chiusura delle strutture di accoglienza invernali comporterà mandare in strada un centinaio di persone che non avranno più un riparto.
Una decina di giorni fa era stata lanciata una lettera-appello chiedendo. Dalle istituzioni nessuna risposta.
“Manca la volontà politica di mettere in moto un percorso di accoglienza diverso, strutturato, dignitoso. Nonostante la cronica mancanza di lavoratori e lavoratrici nella ristorazione, nel settore alberghiero e in agricoltura”.
Le richieste fatte alla Provincia, al Comune di Bolzano, al Comune di Merano e a quello di Appiano erano quelle di prevedere l'apertura annuale delle strutture in "Emergenza Freddo"; il superamento dell'accoglienza in capannoni e container e l'inizio di un percorso abitativo di piccole comunità (4/5 persone) in alloggi comunali e provinciali. Fra le richieste anche quella di creare un tavolo di lavoro tra istituzioni, associazioni e rappresentanti delle categorie agricole e alberghiere per discutere la possibilità di dare un alloggio con residenza ai lavoratori e alle lavoratrici che operano nei settori menzionati.
Richieste, queste, che non sembrano aver trovato risposta. “Il perché si continui a mantenere un'accoglienza in capannoni, promiscua, ghettizzata, lo sappiamo tutte e tutti. Sembra sempre tutto inutile ma, comunque, continueremo le nostre battaglie con determinazione e caparbietà” hanno concluso i volontari di Bozen Solidale.


















