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Trento
04 marzo | 05:01

"Condannato senza prove e senza un movente. Una grande vittoria diplomatica". La giornalista Sabina Castelfranco della Cbs racconta la vicenda di Chico Forti

Nel 2019, assieme alla conduttrice del programma "48 Hours" Erin Moriarty, si recò personalmente a Trento per parlare con la madre di Forti, Maria, lo zio Gianni e i componenti del comitato "Una chance per Chico" e ricostruire così la vicenda partendo dalla città natale e dai luoghi d'infanzia del 65enne trentino. Lo speciale del "colosso" americano Cbs venne visto da oltre 5 milioni di telespettatori

TRENTO. "Io non ho dubbi: per me Chico Forti è innocente. Al 100%, anzi, al 110%. Mi sono letta e riletta decine di volte gli incartamenti del processo, studiandolo nei dettagli e - posso dirlo - "all'infinito": è un innocente che ha trascorso quasi un quarto di secolo in carcere da innocente. L'annuncio ufficiale della premier Giorgia Meloni è stata un'incredibile sorpresa: venerdì sera ero a Napoli e hanno iniziato ad arrivarmi decine di messaggi sullo smartphone. E' un avvenimento incredibile, dal punto di vista diplomatico è stato fatto un grandissimo lavoro: a parte Silvia Baraldini non ho memoria di cittadini stranieri condannati negli Stati Uniti a cui sia stata concessa la possibilità di scontare la pena nel proprio paese d'origine".

 

La vicenda di Chico Forti l'ha studiata, analizzata nei dettagli e l'ha raccontata, come pochi altri in questo ultimo quarto di secolo.

Lei è Sabina Castelfranco, da più di 30 anni corrispondente, radiofonica e per gli speciali, dall'Italia per il "colosso" Cbs. Nel 2019 il al "caso" venne dedicata una puntata di "48 Hours", il format investigativo settimanale della rete americana, che venne visto da oltre 5 milioni di telespettatori.


Sabina Castelfranco, assieme alla conduttrice del programma Erin Moriarty, si recò personalmente a Trento per parlare con la madre di Forti, Maria, lo zio Gianni e i componenti del comitato "Una chance per Chico" e ricostruire così la vicenda partendo dalla città natale e dai luoghi d'infanzia del 65enne trentino, rinchiuso nelle carceri americane dal 2000, quando venne condannato all'ergastolo per l'omicidio di Dale Pike per il quale si è sempre professato innocente.

 

Lunedì sera la giornalista sarà ospite della trasmissione "Tg2 Post" in onda alle ore 21 su RaiDue e condotto da Manuela Moroni, anch'essa grande esperta della vicenda che riguarda Chico Forti, per parlare dell'ultima, roboante novità arrivata venerdì sera e per ripercorrere le tappe fondamentali di una vicenda che si trascina ormai da 25 anni.

 

Partiamo dal 2019: lei riuscì a portare il caso Chico Forti sulla Cbs. Tanti americani non sapevano nemmeno cosa era accaduto tanti anni prima.

"E' vero. La vicenda era sconosciuta alla maggior parte del popolo americano. Il format "48 Hours", che è seguitissimo, solitamente si occupa di vicende interamente legate agli Stati Uniti, mentre in questo caso stiamo parlando di un omicidio avvenuto sì sul suolo americano, ma che riguarda un italiano e un australiano. L'unico precedente che è ricordo è lo speciale, che realizzai io, su Amanda Knox, ma in quel caso si parlava comunque di una cittadina americana che si trovava all'estero per motivi di studio. Allora per riportarla a casa si mosse addirittura la Segretaria di Stato Hillary Clinton".



Lei e la conduttrice Erin Moriarty vi recaste a Trento con la troupe.

"Assolutamente sì. C'è chi ha paragona "48 Hours" a "Chi l'ha visto?". L'intento è il medesimo, ovvero quello di far luce su delitti e misteri, ma la struttura del format è completamente diversa, visto che la nostra produzione è un documentario con immagini, servizi e racconti". In quei giorni intervistammo tante persone e potemmo vedere da vicino dove era cresciuto Chico, che poi la conduttrice incontrò e intervistò in carcere".

 

Entriamo "nella" vicenda: lei è sempre stata convinta dell'innocenza di Forti.

"Quando partì l'idea di realizzare una puntata sul caso Forti m'interessai, ovviamente, in maniera approfondita alla vicenda, studiando le carte, leggendo gli atti e andando a fondo della questione. Il discorso è molto semplice: Chico Forti è stato condannato senza prove di colpevolezza e senza un preciso movente, perché stava acquistando l'hotel del padre di Dale Pike. Basti pensare cosa disse la giudice che emise il verdetto: "La Corte non ha le prove che lei, sig. Forti abbia premuto il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato l’istigatore del delitto. I suoi complici non sono stati trovati ma lo saranno un giorno e seguiranno il suo destino. Portate quest’uomo al penitenziario di Stato. Lo condanno all’ergastolo senza condizionale!”. Direi che basterebbe questo per avere enormi dubbi e certezze, nel senso opposto della condanna. Certamente Forti aveva commesso un errore inizialmente e quello lo ha pagato a carissimo prezzo".

 

Quale?

"Mentire inizialmente, probabilmente per paura o perché sotto pressione, alla polizia americana, negando di essersi recato all'aeroporto. Negli Stati Uniti mentire alla polizia porta ad essere considerati sempre e comunque inattendibili anche nelle successive dichiarazioni. Di fatto da quel momento "sei finito" e non ti credono più. Molto diverso, rispetto, a quando accadde, ad esempio, nel caso di Perugia: Amanda Knox accusò inizialmente Patrick Lumumba, che finì in carcere per 14 giorni prima di essere liberato e prosciolto da ogni imputazione. La Knox è stata successivamente condannata per diffamazione ma, nonostante l'iniziale menzogna, poi venne creduta. E, infatti, fu assolta. Sono convinta che Chico Forti pensi continuamente a quella bugia, detta certamente in un momento di grande difficoltà e paura, che lo ha segnato nel percorso processuale e gli ha cambiato probabilmente e ingiustamente la vita".

 

Lei parlò anche con Joe Tacopina, l'avvocato newyorkese di Forti.

"Sì e lui ci disse che era convinto dell'innocenza di Chico".


Nel 2019, quando vi recaste a Trento per realizzare il servizio, lei conobbe anche la mamma di Chico, Maria. Cose le disse?

"La ricordo come una persona molto determinata e combattiva, che non ha mai perso nemmeno per un secondo la speranza di rivedere il figlio. Mi disse: "Spero mi aiutiate a rivederlo prima che io muoia". Sono contentissima che, speriamo prestissimo, lo potrà fare. Questo sarebbe l'aspetto più bello di una vicenda tragica per chi ha trascorso da innocente quasi 25 anni in prigione".

 

Dal punto di vista diplomatico si tratta di una grande vittoria per la premier Giorgia Meloni.

"Pensate che, solamente pochi giorni prima della sua partenza per Washington, eravamo con lei all'Hotel Cavalieri in occasione della cena annuale con i corrispondenti dall'Italia delle testate straniere. Il discorso non è mai uscito. Evidentemente la cosa era in cantiere e mancavano "solamente" le firme sui documenti ufficiali. Certamente è la dimostrazione che la nostra Premier gode di grande credibilità, perché in tanti prima di lei ci avevano provato ma senza riuscirvi".

 

Adesso, dunque, manca solamente che venga organizzato materialmente il trasferimento.

"Bisogna capire quali saranno i tempi, anche se non è da escludere lo possano mettere in cantiere e rendere effettivo in poco tempo. Sarebbe bellissimo, per Chico, la sua famiglia e gli amici, se potesse trascorrere la Pasqua in Italia".

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