Conflitto in Medio Oriente: Israele senza turismo e in migliaia di persone del settore sono rimaste senza lavoro. "Crollo di presenze anche in Giordania. Tiene l'Egitto"
"La vicinanza ad una zona dove è in essere un conflitto rappresenta un problema per i turisti anche se, in alcuni casi, parliamo di migliaia di chilometri. E' comprensibile, da un certo punto di vista, dall'altro provoca inevitabili danni al settore turistico anche nelle aree circostanti". Off limits anche la Russia: "Quasi impossibile arrivarci, a meno di spostamenti lunghissimi e c'è il problema legato alle assicurazioni"

TRENTO. Il conflitto medio - orientale e quello tra Ucraina e Russia, oltre a portare distruzione e morte, stanno condizionando in maniera significativa l'economia mondiale. Sono diversi i settori produttivi interessati dalle due guerre, non ultimo quello turistico, che in Israele sta vivendo ormai da un anno una crisi profondissima.
Sono infatti migliaia le persone (vettori, guide turistiche, personale dei siti) che hanno perso il lavoro a causa del crollo delle visite. E, anche nei territori limitrofi, anche se non interessati direttamente dal conflitto, si è registrata una radicale contrazione perché la paura di "avvicinarsi" c'è.
"Israele, Siria, Libano, Iran e Iraq sono ovviamente off limits - spiega Matteo Zucchelli, consulente dell'Agenzia Viaggi Bolgia - e anche le richieste di viaggi verso la Giordania hanno subito un calo drastico, nell'ordine praticamente del 90%. Nessun problema, invece, per quanto riguarda la Turchia, che adesso si avvia verso una fisiologica flessione con l'arrivo della stagione invernale, mentre l'Egitto e il Mar Rosso hanno "tenuto" bene nei mesi scorsi".
Gerusalemme, Tel Aviv, Haifa, Tiberiade e Nazareth, le mete preferite dai turisti che si recano in Israele, sono ovviamente deserte e il discorso si estende anche ai paesi vicini.
"La vicinanza ad una zona dove è in essere un conflitto - prosegue - rappresenta un problema per i turisti anche se, in alcuni casi, parliamo di migliaia di chilometri. E' comprensibile, da un certo punto di vista, dall'altro provoca inevitabili danni al settore turistico anche nelle aree circostanti. Con inevitabili conseguenze sull'occupazione e migliaia di persone che, da un giorno all'altro, si sono trovate senza lavoro".
E, guardando anche alla Russia, Zucchelli conferma come sia pressoché impossibile arrivare a Mosca o San Pietroburgo. Di conseguenza niente più viaggi in direzione piazza Rossa o Ermitage.
"Assolutamente. Lo spazio aereo è chiuso dalla maggior parte dei paesi - conclude Zucchelli - e, dunque, solo arrivarci è un'impresa. Chi deve recarvisi per lavoro, non può far altro che prendere un volo in direzione Serbia o, ad esempio, Azerbaigian, e da lì può spostarsi, ma si parla di viaggi lunghissimi e scomodi. Organizzare un viaggio sarebbe comunque praticamente impossibile, anche per questioni assicurative. E' chiaro che la "chiusura" di alcune mete molto gettonate rappresenta un problema ma, per quanto ci riguarda, lavorando su tutto il mondo stiamo "spalmando" in maniera equa chi vuole partire in altre parti del pianeta".














