Medico di base per i senzatetto, Pattini e Busetti: "Sfida importante anche a Trento, serve spingere lo sguardo oltre il confine dell’ordinario"
L'intervento dei due rappresentanti di Autonomisti per Trento dopo l'approvazione in Senato del provvedimento che toglie in sostanza l’obbligo di residenza per poter essere assistito da un medico di medicina generale

TRENTO. Un medico di base per i senzatetto. Al Senato è stato approvato un provvedimento di legge per colmare un vuoto normativo per il quale, per accedere all'assistenza sanitaria del servizio sanitario nazionale, una persona doveva obbligatoriamente indicare il suo indirizzo di residenza.
Il provvedimento votato all'unanimità, toglie in sostanza l’obbligo di residenza per poter essere assistito da un medico di medicina generale. Anche i senza fissa dimora avranno quindi il diritto, se la sperimentazione avrà successo, al medico di base, cosa finora impossibile.
“Vero è che tale sperimentazione è rivolta alle aree metropolitane – spiegano Alberto Pattini e Federico Busetti di Autonomisti per Trento - ma la sfida potrebbe porsi dinnanzi anche al Comune di Trento, città principale di una provincia autonoma che dovrebbe spingere sempre lo sguardo oltre il confine dell’ordinario, cercando la chiave di lettura delle problematiche nell’ambito delle proprie molte possibilità d’azione per garantire sempre il meglio ai proprio cittadini”. Attualmente chi si trova purtroppo a vivere in strada, deve usufruire del pronto soccorso, unico modo per ottenere le cure necessitate essendo privi dei requisiti richiesti.
“La risoluzione, a lungo attesa – spiega i due esponenti di autonomisti popolari - può prendersi a guisa di grimaldello per scardinare l’immobilismo del settore, portando alla ribalta la necessità di riforma della medicina di base in toto, facendole riacquisire quell’ importante ruolo di raccordo tra territorio e struttura ospedaliera che pare aver gradualmente perduto”.
Trento vanta una lunga, fervida, consolidata e produttiva rete assistenziale che coinvolge non solo professionisti ma anche molte associazioni di volontariato e cooperative. “Per questo il progetto – spiega Pattini e Busetti - potrebbe essere inserito in un più ampio iter di integrazione e recupero delle fasce più deboli. Una società in grado di coinvolgere la popolazione in grandi numeri si dimostra sana, anche perché maggiore è il grado di salute delle persone più queste ultime risultano produttive, dunque, come sempre, anche l’aspetto più meramente economico e produttivo verrebbe investito da oggettivabile vantaggio”.














